di Leonardo Conti
La Contrada del Nicchio celebra la sua 48ª vittoria con una grandiosa festa nel rione dei Pispini. Il tema scelto è il mare: elemento profondamente legato allo stemma della contrada, ma anche avversario simbolico che, per lunghi anni, ha tenuto i nicchiaioli lontani dalla gioia del trionfo. Ora, finalmente calmo e benevolo, quel mare li ha condotti alla meta, proprio come Ulisse, tornato a Itaca dopo un viaggio costellato di avventure e avversità.
Sulla parete esterna del grandioso portale eretto dal Nicchio al Ponte di Romana campeggia, in lettere dorate, la frase latina «REDIIT ET MARE TEMPUS FATUMQUE VICIT» («Tornò e vinse il mare, il tempo e il destino»). La struttura, concepita come un imponente palazzo in stile classico, è sormontata da una grande conchiglia di corallo coronata, richiamo diretto all’inno della Contrada dei Pispini.
Il tema del mare emerge fin dal primo sguardo. C’è il mare da cui proviene il simbolo della contrada, ma c’è anche quello, metaforicamente in tempesta, che per 28 anni ha sballottato il popolo dei Pispini senza consentirgli di raggiungere la meta tanto attesa: la vittoria. Un ritorno al successo che ha il sapore di una rivincita sul tempo e su un destino troppe volte beffardo e crudele.
Sul retro del portale, rivolto verso il territorio nicchiaiolo, un’altra iscrizione latina celebra il momento: «MAGNUM GAUDIUM COR INVASIT», ovvero «Una grande gioia invase il cuore». Missione compiuta.
Il richiamo all’Odissea diventa inequivocabile appena varcata la soglia. La festa allestita nel rione è interamente dedicata al poema omerico: il monumentale portale rappresenta l’ingresso del palazzo di Ulisse, finalmente di ritorno dopo mille avventure e altrettante disavventure.
Fra sirene, maghe e Proci, una riproduzione di una nave dell’antica Grecia naviga letteralmente in un mare di persone. Sono tantissimi i senesi e i visitatori arrivati per prendere parte alla grande festa, tra buon cibo, vino e un’atmosfera capace di trasformare le vie dei Pispini in un palcoscenico mitologico.
Varcato il portale, si entra nel mondo di Ulisse e si ripercorrono, nel modo più fedele possibile, le tappe del suo viaggio. Circe offre i suoi filtri magici, reinterpretati in cocktail e liquori, mentre Calipso accoglie gli ospiti con i suoi dolci. In un antro popolato, non senza una buona dose di ironia, da contradaioli vestiti da pecore — un riferimento scherzoso alla rivale del Nicchio — i ciclopi servono vino e arrosticini.
Anche la caserma di Santa Chiara si trasforma in un luogo simbolico dell’epopea omerica: qui viene allestito l’Ade. Nel poema, è proprio durante la discesa nell’oltretomba che Ulisse raccoglie informazioni sulla sua casa lontana e comincia a comprendere come affrontare i Proci, che insidiano la sua sposa. Nella realtà nicchiaiola, la caserma di Santa Chiara ospita la stalla della contrada, e proprio nella cura del cavallo viene simbolicamente individuato uno dei segreti che hanno accompagnato il ritorno alla sospirata vittoria.
La festa prosegue fino a tarda notte, con il rione gremito di persone assiepate nelle strade e negli spazi allestiti per mangiare e bere. A chiudere la serata, un grandioso spettacolo pirotecnico illumina il cielo con colori sfavillanti.
Ma, anche dopo il successo della festa, non c’è tempo da perdere. La macchina organizzativa del Nicchio, ancora una volta protagonista per efficienza e capacità operativa, si mette al lavoro fino alle ore piccole per smontare le strutture e riportare tutto alla normalità.
Il viaggio, però, non è ancora finito.
La destinazione finale è Itaca, dove un grande banchetto celebrerà il ritorno di Ulisse e la sua vittoria. L’appuntamento è per sabato 10 ottobre, quando in Piazza San Giusto e nelle vie limitrofe è in programma una cena per ben 3.500 persone. Un ultimo, attesissimo capitolo per festeggiare una vittoria che, dopo 28 anni di attesa, ha finalmente placato il mare del Nicchio.