di Serenella Civitelli
Allo scienziato piemontese, senese d’adozione, è dedicato il convegno Ama la luce del sole. Achille Sclavo e la propaganda igienica, in programma martedì 13 ottobre alle 17.30 all’Accademia dei Fisiocritici, promosso dal Gruppo Amici Istituto Sclavo. Interverranno Francesca Vannozzi e Davide Orsini. Il convegno richiama il libro pubblicato da Sclavo nel 1924, Per la propaganda igienica. Scuola ed igiene, rivolto soprattutto a insegnanti delle scuole elementari, per diffondere i principi della sanità pubblica e fare di bambine e bambini i primi promotori della prevenzione.
Per comprendere il valore innovativo del suo pensiero occorre ricordare quanto fossero recenti molte conoscenze che oggi diamo per acquisite. Nel 1847 Semmelweis aveva dimostrato l’importanza del lavaggio delle mani per diminuire le infezioni. Nel 1854 John Snow individuò una pompa pubblica con acqua contaminata come fonte di un’epidemia di colera a Londra, gettando le basi dell’epidemiologia moderna. Nei decenni successivi Pasteur e Koch contribuirono a dimostrare il ruolo dei microrganismi nelle malattie infettive.
Nello stesso periodo l’igiene si andò affermando anche in Italia, come disciplina scientifica e strumento di sanità pubblica. Sclavo fu allievo di Luigi Pagliani, uno dei pionieri della nuova disciplina. La necessità di tradurre in interventi concreti le nuove conoscenze era enorme. Tubercolosi, tifo, malaria, difterite e colera causavano ancora moltissime morti, mentre acqua potabile, reti fognarie e condizioni igieniche delle abitazioni erano spesso inadeguati.
Professore e più volte rettore dell’Università di Siena, Sclavo partecipò alle campagne contro le malattie infettive e nel 1904 fondò, insieme a Ivo Bandi, l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano, destinato alla ricerca e alla produzione di sieri e vaccini, inizialmente soprattutto contro il carbonchio.
A Siena contribuì anche alla realizzazione dell’acquedotto del Vivo, di una moderna rete fognaria e di bagni pubblici con ambulatori e laboratori. Interventi che migliorarono le condizioni igieniche della città, tanto da fargli rivendicare per Siena «il primato della salubrità fra le città italiane».
Anche la scuola faceva parte del progetto di salute pubblica. In collaborazione con Maria Montessori, Sclavo promosse la nascita di una scuola all’aperto nella Fortezza Medicea, rivolta soprattutto a bambine e bambini delle famiglie più povere e in condizioni di salute precarie. Aria, sole, alimentazione adeguata e istruzione diventavano strumenti di prevenzione e benessere.
Gli stessi principi ispiravano il Decalogo dell’igiene, che aggiungeva un richiamo alla responsabilità: «La tua salute è pure salute per gli altri, come la salute degli altri è pure salute per te». Stampato anche sul retro delle pagelle, il Decalogo, attraverso bambine e bambini, portava l’educazione sanitaria nelle famiglie.
Sclavo aveva intuito, con largo anticipo, l’importanza di quelli che oggi chiamiamo determinanti sociali e ambientali della salute: istruzione, reddito, abitazione, lavoro, ambiente e accesso ai servizi. Fattori, soprattutto quelli socioeconomici, che incidono profondamente sulle disuguaglianze di salute. Ma aveva anche compreso che informare non basta, se mancano le condizioni per tradurre le conoscenze in salute.
Una lezione ancora attuale. L’acqua potabile nelle case, per esempio, è una conquista che diamo per scontata. Eppure, nonostante sia generalmente sicura e controllata, l’acqua di rubinetto viene spesso guardata con diffidenza mentre prospera il mercato di quella in bottiglia che la pressione consumistica ha contribuito a far percepire come migliore e più sicura, nonostante l’aumento di costi e di danni per l’ambiente legati ai trasporti e all’accumulo di plastica e rifiuti.
Alcune domande per Siena. Quanto è facile oggi, anche a Siena e provincia, trovare una fontanella funzionante di acqua potabile? Nei bar e nei ristoranti l’acqua confezionata è quasi ovunque la regola tanto da far sembrare inopportuno chiedere quella del rubinetto. In Francia e Spagna la legge impone ai locali di offrire gratuitamente acqua non confezionata. Perché non introdurre anche in Italia un obbligo analogo, riservando quella in bottiglia a chi la richiede espressamente?
E i bagni pubblici? Siena ha recentemente restaurato i tradizionali vespasiani, ma anche queste strutture mostrano come, anche in questo caso, il problema sia stato affrontato assumendo il corpo maschile come modello. Dove fanno pipì le donne? Non è una battuta, ma una questione di salute ed equità. Servizi igienici puliti, accessibili e adeguatamente distribuiti sono indispensabili per vivere lo spazio pubblico con dignità e autonomia, non solo per le donne ma per chiunque abbia esigenze fisiologiche che non si esauriscano nell’urinare in piedi.
Resta infine la lezione di Sclavo sull’importanza dell’informazione. Se ai suoi tempi la difficoltà era far arrivare le conoscenze scientifiche alla popolazione, oggi il problema è orientarsi tra le innumerevoli informazioni disponibili, distinguendo quelle attendibili da quelle false o ingannevoli. Perché avere più informazioni non significa necessariamente essere meglio informati.
Dalla pagella allo smartphone sono cambiati gli strumenti, non la sfida: diffondere conoscenza e consapevolezza per migliorare la salute di tutte e tutti. Ricordare Sclavo significa, quindi, recuperare la sua vocazione a essere «utile alla società». Perché la salute non si costruisce soltanto negli ospedali e negli ambulatori, ma anche nell’acqua che beviamo, nelle case, nelle scuole e nelle città che abitiamo. E tutelarla è una responsabilità individuale e collettiva.