Crete senesi, tre Comuni insieme per la ciclovia che può ricucire la Toscana del Sud
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Crete senesi, tre Comuni insieme per la ciclovia che può ricucire la Toscana del Sud

Asciano, Rapolano Terme e Trequanda presentano alla Regione il primo lotto della Ciclovia delle Crete Senesi e chiedono 10 milioni di euro per realizzarlo.

Crete senesi, tre Comuni insieme per la ciclovia che può ricucire la Toscana del Sud
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

11 Ottobre 2026 - 09.20


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di Marina Gennari

Venerdì 9 ottobre, nella Sala Le Piramidi di Asciano, i consigli comunali di Asciano, Rapolano Terme e Trequanda si sono riuniti in seduta congiunta per presentare alla Regione Toscana e alla cittadinanza la «Ciclovia delle Crete Senesi», un progetto sul quale le tre amministrazioni lavorano insieme da anni e hanno investito fino al livello esecutivo. Con i sindaci Fabrizio Nucci, Alessandro Starnini e Andrea Francini erano presenti l’assessore regionale al turismo Leonardo Marras, il consigliere regionale Simone Bezzini e la presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti. A moderare l’incontro Daniele Cortonesi.

Il progetto esecutivo riguarda il primo lotto di un itinerario di circa 60 chilometri che da Rigomagno, in Val di Chiana, attraversa Rapolano, Asciano e Buonconvento fino a Monte Antico e alla Maremma, e che costituisce il cuore della «Due Mari», la ciclovia prevista da anni nella pianificazione regionale per collegare la Ciclovia dell’Arno alla Tirrenica. «Non presentiamo 500 metri di pista ciclabile» ha sottolineato Starnini, sindaco del Comune capofila. Il primo lotto, per il quale i Comuni chiedono alla Regione circa 10 milioni di euro, collega Asciano a Rapolano e prosegue verso Rigomagno per 22-24 chilometri lungo il corso dell’Ombrone, in parte sulle strade bianche dell’Eroica, con nuove passerelle in acciaio corten e una diramazione verso la stazione di Monte Sante Marie. L’architetta Ilaria Burzi, che lo ha progettato con Cristian Concollato e Lorenzo Roselli, ha insistito sul punto di vista che offre: le Crete, abitualmente osservate dall’alto dei crinali, si scoprono qui dal fondovalle, con un ribaltamento di prospettiva che vale anche per chi in questi luoghi vive.

Sandro Billi del Centro Studi Turistici di Firenze ha rivelato come la Toscana sia la terza regione italiana per cicloturisti, che spendono in media circa 134 euro al giorno, e che la ciclovia potrebbe generare da 36.000 a oltre 130.000 pernottamenti l’anno; ma la pista da sola «non fa il prodotto», servono ricettività e servizi. Il progetto non guarda però soltanto ai visitatori: per Francini, sindaco di Trequanda, muoversi senza dipendere dall’automobile significa poter «attrarre nuovi residenti, famiglie, giovani» e contrastare lo spopolamento, e per Carletti la mobilità dolce è «un vero e proprio modello di vita» per queste aree, dove i collegamenti ferroviari sono sempre più fragili.

La seconda parte della seduta ha riguardato la ferrovia Asciano-Monte Antico, oggi percorsa solo da treni storici del Treno Natura, e le ipotesi per renderla utile tutto l’anno, compresa la conversione ciclabile reversibile presentata da Riccardo Palma del Politecnico di Torino con il progetto Ri-Reverse, ovvero un piano ciclabile in plastica e gomma riciclate montato a secco sui binari e smontabile in qualsiasi momento per restituire la linea al traffico ferroviario: un tema sul quale, ha riconosciuto Marras, la discussione resta aperta.

Il sostegno più esplicito al progetto presentato dai tre Comuni è venuto da Bezzini, che ha indicato nel progetto esecutivo «il primo passo concreto da sostenere», con risorse regionali o comunitarie. Marras, nelle conclusioni, ha descritto la rete ciclabile toscana come un triangolo formato dalla Tirrenica, dall’Arno e dalla Due Mari, ponendo come priorità il completamento di ciò che è già avviato: la Tirrenica ha ancora un tratto centrale da realizzare, e un’infrastruttura di questo tipo «non può finire a un certo punto e ricominciare dopo altre decine di chilometri». Quanto alla Due Mari, ha affermato che la prossima programmazione dei fondi europei «deve essere quella che la fa almeno avviare, e non raccontare solamente», e ha chiesto agli operatori turistici di fare la propria parte, perché senza un’offerta adeguata l’infrastruttura «è come non esistesse».

Sullo sfondo restava il progetto di un parco eolico di dieci turbine a San Martino in Grania, riproposto al Ministero dopo la scadenza dei termini con un elaborato di circa 800 pagine da esaminare in quindici giorni, contro il quale le comunità delle Crete si sono mobilitate. Carletti ha chiesto «norme chiare e potere alle amministrazioni comunali rispetto alla pianificazione», perché le scelte «calate dall’alto» tolgono ai territori la possibilità di guidare il proprio futuro, e Nucci ha ribadito che la transizione ecologica «non può prescindere dal rispetto della storia» e della vocazione di un territorio. Starnini ha contrapposto la ciclovia alla «mostruosa sproporzione» dell’eolico, come esempio di uno sviluppo che parte dal paesaggio invece di consumarlo. È il senso della seduta congiunta: tre amministrazioni che chiedono di decidere, insieme alle loro comunità, il futuro del proprio territorio, nel rispetto della sua vera vocazione.

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