Sanità pubblica, Crisanti a Siena: «L’eccellenza non basta, conta l’universalità»
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Sanità pubblica, Crisanti a Siena: «L’eccellenza non basta, conta l’universalità»

Al circolo dei Due Ponti il confronto promosso da AVS su personale, rapporto pubblico-privato, territorio e governance. Andrea Crisanti: «Il manager non deve essere solo bravo, ma indipendente».

Sanità pubblica, Crisanti a Siena: «L’eccellenza non basta, conta l’universalità»
Anadrea Crisanti a Siena, nella sala del Circolo Due Ponti
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

18 Settembre 2026 - 09.49


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di Serenella Civitelli

Non sono le singole eccellenze a fare un buon sistema sanitario, ma la capacità di garantire buone cure a tutti. È uno dei messaggi più netti lanciati da Andrea Crisanti nell’incontro organizzato da AVS Città di Siena al Circolo Arci Due Ponti, con Lorenzo Falchi, capogruppo AVS in Consiglio regionale, Franco Roviello, ordinario di Chirurgia generale dell’Università di Siena, Alice D’Ercole, segretaria generale della Camera del Lavoro, e Fiorino Iantorno, segretario cittadino di Sinistra Italiana.

«Eccellenza e universalismo sono due cose diverse», ha sottolineato Crisanti, ricordando gli Stati Uniti, dove strutture di altissimo livello convivono con forti disuguaglianze nell’accesso alle cure. Il SSN va quindi difeso nel suo principio universalistico, anche se va ripensato perché dalla sua nascita, nel 1978, sono cambiate la medicina, la popolazione, la sua distribuzione geografica e i bisogni assistenziali.

Tre i punti sui quali intervenire: personale, rapporto pubblico-privato e modello di gestione.

Particolarmente critica la posizione di Crisanti sul privato convenzionato che, dice, assorbe circa il 25% del budget sanitario ma, rispondendo a logiche di profitto, tende a scegliere le prestazioni più remunerative, mentre lascia al pubblico servizi indispensabili ma costosi, come pronto soccorso e terapie intensive, e la gestione di eventuali complicanze dei propri interventi. Ha contestato anche il meccanismo per cui, attraverso la sostanziale riconferma annuale del budget, viene fortemente ridotto il loro rischio d’impresa. Meccanismi che, a suo giudizio, favoriscono lo spostamento della sanità verso il privato e rendono necessario rivedere il sistema delle convenzioni, distinguendo nettamente il ruolo del SSN da quello del sistema privato.

Altro nodo è il personale. In Italia non mancano medici in termini assoluti, ma alcune specialità, come anestesia e rianimazione, emergenza-urgenza e chirurgia generale, sono sempre meno attrattive per carichi di lavoro e rischi professionali elevati. Per Crisanti occorre aumentare le retribuzioni del personale medico, anche differenziandole secondo le specialità, e migliorare le condizioni di lavoro. Altrettanto importante valorizzare il personale infermieristico, anche attribuendogli alcune competenze oggi riservate ai medici e prevedendo maggiori possibilità di sviluppo professionale e dirigenziale.

Franco Roviello ha riflettuto sulla particolare natura dei policlinici universitari, come l’AOUS, dove assistenza, didattica e ricerca si intrecciano. Ha osservato che la scarsa attrattività delle specialità a maggiore rischio non riguarda soltanto l’Italia e che altri Paesi l’hanno affrontata anche aumentando le retribuzioni degli specializzandi, lavoratori a tutti gli effetti. Stipendi inadeguati, ha aggiunto, favoriscono il passaggio al privato anche degli specialisti esperti, impoverendo assistenzapubblica, formazione e ricerca.

Lorenzo Falchi, condividendo la preoccupazione per il progressivo spostamento verso il privato, ha richiamato le difficoltà della sanità toscana, alle prese con risorse insufficienti rispetto alla crescita dei costi di beni, servizi ed energia e con una crescente carenza di personale. Ha sottolineato in particolare la necessità di superare il tetto di spesa per le assunzioni, che limita la possibilità delle Regioni di investire negli organici.

Alice D’Ercole ha richiamato i principi costituzionali di uguaglianza e di tutela della salute, sanciti dagli articoli 3 e 32 della Costituzione, sottolineando come sempre più persone, non trovando risposte adeguate nel pubblico, siano costrette a pagare di tasca propria, con il rischio di crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure. Anche a Siena mancano risorse e personale e un servizio efficiente richiede non solo retribuzioni adeguate, ma anche orari di lavoro sostenibili, impossibili senza organici sufficienti.

Da ripensare anche la medicina territoriale. Per Crisanti le Case di comunità rischiano di rimanere contenitori poco efficaci senza un nuovo modello organizzativo. Per intercettare e dare risposta anche a bisogni complessi sul territorio e svolgere un’effettiva funzione di filtro rispetto ai pronto soccorso è necessaria la presenza di personale adeguatamente formato, compresi specialisti del SSN.

Infine la governance. Crisanti ha criticato il legame tra politica regionale e vertici delle aziende sanitarie: «Il manager non deve essere solo bravo, ma indipendente». Propone quindi commissioni per le nomine con la partecipazione anche di sindaci, operatori sanitari, cittadini e pazienti, lasciando alla politica le funzioni di indirizzo e controllo.

La sala gremita ha testimoniato quanto il futuro della sanità pubblica sia un tema sentito dalla popolazione. E il rischio emerso dal confronto è proprio quello di un SSN universalistico nei principi ma sempre meno universale nell’accesso concreto alle cure. Difenderlo non significa conservarlo immutato, ma riorganizzarlo perché continui a garantire a tutti, indipendentemente dal reddito e dal luogo in cui vivono, il diritto alla salute per cui è nato.

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