di Vincenzo Coli
Lunedì 3 agosto, Sapore di mare. Di Carlo ed Enrico Vanzina, con Jerry Calà, Christian De Sica, Marina Suma, Isabella Ferrari, Virna Lisi. Commedia. Figli del grande Steno campione della commedia anni Cinquanta, i fratelli Vanzina hanno inventato il cinema vacanziero detto anche cinepanettone in quanto consumabile a Natale, e l’industria del grande schermo ancora li ringrazia. Sapore di mare è il film capostipite, girato nel 1983 ma ambientato sulla costa versiliese nel 1964. Amori usa e getta (ma qualcuno anche resistente, vai a sapere), spensieratezza e un filo di malinconia, nostalgia per gli anni del miracolo economico sull’onda delle canzoni più belle della nostra vita, e infatti la melodia eponima di Gino Paoli giustifica da sola l’omaggio della riproposizione. Ha intercettato i gusti di almeno due generazioni e lanciato (De Sica, Ferrari, Calà) o rilanciato carriere (Lisi).
Martedì 4 agosto. Buen Camino, di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Letizia Arnò, Beatriz Arjona. Commedia. Farsi il Cammino di Santiago da ricchi, alla ricerca di una figlia adolescente e guidando una Ferrari almeno fino a quando i tori di Pamplona non la incorneranno, è pur sempre un’avventura dello spirito. L’ultimo film di Zalone, premiato dal David e dagli incassi più clamorosi di sempre, gioca al risparmio sulle gag situazioniste e modera il politicamente scorretto. Anzi: riflette a modo suo sulle fragilità causate dalla malattia. Edulcorato, risulta niente più che piacevole. Ma al suo pubblico basta.
Mercoledì 5 agosto. Il diavolo veste Prada 2, di David Frenkel, con Maryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt. Commedia. Il sequel replica il primo successo vent’anni dopo, il mondo glamour dell’alta moda newyorkese e dei media ad essa dedicati è sempre più pervaso da cinismo, culto spietato del successo, bulimia di denaro, bolle speculative. Almeno in questo segmento infernale di società, la guerra dei generi l’hanno vinta le donne, sicché si fronteggiano ancora la dispotica direttrice Miranda (Meryl Streep, di nuovo strepitosa) e l’ex segretaria ed ex ingenua Andy (Anne Hataway), maturata fino a diventare dirigente in carriera. Col passaggio dall’analogico al digitale, internet ha schiacciato la rivista cartacea e il giornalismo di una volta, sconvolgendo tecnica, etica e sentimenti.
Giovedì 6 agosto. La vita va così, di Riccardo Milani, con Giuseppe Ignazio Loi, Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio. Dramedy. Ispirato a una storia vera. 1999. Il pastore Efisio (Loi) vive poveramente in un angolo meraviglioso di costa della Sardegna, alleva i suoi animali e abita una casa fatiscente. La moglie e la figlia Francesca (Raffaele) si sono trasferite in paese e lui è rimasto solo. Intorno ad Efisio, tutti i proprietari dei terreni hanno già venduto a una società immobiliare milanese guidata dal faccendiere Greatti (Abatantuono) che ha progettato un resort extralusso, ma lui resiste. Anche davanti ai tormenti di Francesca, combattuta tra difesa della tradizione e lusinghe della modernità. Anche davanti alle pressioni del costruttore, che lo trascina in tribunale. Dopo vent’anni di processi, Efisio uscirà vincitore. Milani ha dedicato il film al calciatore Gigi Riva, che scelse l’amore per la Sardegna.
Venerdì 7 agosto. Le città di pianura, di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla. Commedia. Tra il Bellunese e il Trevigiano, il Padovano e la pianura tra Venezia e Chioggia, pays plat di Jacques Brel condito in salsa veneta, due uomini di mezza età ai quali si è aggregato un giovane sulle tracce della ragazza di cui è innamorato, hanno appuntamento con un terzo amico emigrato da quasi vent’anni in Argentina. Un tempo lavoravano insieme, poi una brutta storia li ha divisi. Tra chiacchiere e bevute, il viaggio picaresco si trasforma in una caccia al tesoro, soldi veri. Si ritroveranno, ma, come è noto, spesso la realtà non è all’altezza delle aspettative. Il giovane regista Sossai ha allestito con buon gusto un road movie rurale in una parte d’Italia poco rappresentata dal cinema. Presentato al festival di Cannes, Le città di pianura ha vinto il David di Donatello per la migliore sceneggiatura originale, la migliore regia e il miglior film.
Sabato 8 agosto. Dio perdona a tutti, di e con Pif, Giusi Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipòlito. Commedia. Arturo (Pif), agente immobiliare siciliano, è single, è solidamente agnostico e ama i dolci. S’innamora di Flora (Buscemi), figlia di un pasticcere palermitano, sta per prendere i due classici piccioni ma si trova ad affrontare un grosso problema: lei è cattolica praticante ferventissima, non accetterà mai un uomo indifferente in materia di fede. Deve convertirsi in pochi giorni, per essere cristiano e soprattutto sembrarlo. Per fortuna potrà contare su un personal trainer d’eccezione, papa Francesco (Hipòlito). Da un romanzo scritto dallo stesso regista, è una commedia romantica spiritosa e piacevole, forse a lieto fine, satira garbata nei confronti delle convenzioni cattoliche e borghesi, sferzante quando prende di mira i tabù della cultura siciliana.
Domenica 9 agosto. Prendiamoci una pausa. Di Christian Marazziti, con Marco Giallini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Ilenia Pastorelli, Fabio Volo. Commedia. Campana che – ahia! – suona a morte sulle prospettive di un amore, a un certo punto della vita la frase del titolo è pronunciata dalla metà riluttante di quasi tutte le coppie, e in questo film che più corale non si può le pene sentimentali, dai vent’anni ai sessanta sono tante/i a sperimentarle, con toni e situazioni tra il brillante e il farsesco. I destini si incrociano, gli equivoci si moltiplicano a buon ritmo. In mezzo a tutti i possibili pasticci, fa da magnete Marco Giallini. Troppo forte.