Ho chiesto ad Alessandro Bellini, da pochi mesi presidente della cooperativa Nuova Immagine che gestisce il Cinema Nuovo Pendola, di accompagnarmi in una visita agli spazi che ospitano la rassegna estiva. Da due anni il cinema sotto le stelle ha lasciato la storica arena della Fortezza per trasferirsi allo stadio Rastrello, scelta che ha evitato a Siena il rischio di diventare l’unico capoluogo toscano privo di una programmazione estiva.
Lo stadio, tra gradinate e nostalgie. A San Domenico mi accoglie un grande cartello con la scritta “Ingresso cinema all’aperto”, molto più visibile del manifesto improvvisato che indicava l’accesso lo scorso anno. Il parcheggio gratuito dopo le 20 è certamente un punto a favore.

Discendo con prudenza la lunga scalinata, prestando attenzione alle buche. Bellini, ingegnere esperto di sicurezza, è impegnato fin dal primo giorno a ridurre le criticità tecniche del sito e a rendere più agevole l’accesso degli spettatori. Mi spiega che sul lato opposto è presente un accesso più lineare e adatto ai disabili, che conduce direttamente ai piedi della gradinata, dove noto in sosta l’ambulanza di servizio.
La seggiolina sulla quale mi accomodo non è particolarmente confortevole. Glielo faccio notare. “Molta gente se ne lamenta – conferma il presidente – anche se noi proviamo a rimediare offrendo dei coprisedia”. Fotografo le vetrate imbrattate da vecchie scritte come UFSiena comanda (il vecchio gruppo della curva) e una poco edificante ariana gioventù.
Al di là delle vetrate, si apre lo spettacolo della pista di atletica abbandonata. Tra il 1961 e il 1979 qui si disputava il celebre Meeting dell’Amicizia, dove gareggiarono campioni olimpici come Pietro Mennea e Livio Berruti. Bando alle nostalgie, la pista è ora in disuso e al Rastrello non si fa più atletica. Tuttavia, il tartan consumato e le profonde buche trasmettono una sensazione di abbandono e sciatteria.

La gradinata può ospitare fino a 400 spettatori, ma la media serale si aggira sulle settanta presenze, con punte intorno alle 150. “La programmazione è apprezzata, ma rispetto alla Fortezza il pubblico è diminuito”, osserva Bellini, precisando che i numeri definitivi saranno raccolti in un report al termine della stagione”.
Chiedo di un punto di ristoro, ma c’è solo un distributore di bevande. Il bar più vicino, deduco, è quello a San Domenico, ma bisognerebbe salire nuovamente le scale. Per raggiungere i bagni intraprendo un viaggetto in luoghi un po’ oscuri: il tragitto è costellato di strutture fatiscenti, forse depositi o vecchi bagni non più agibili.
Lo schermo è lontano, ma si vede bene. Anche l’audio è ottimo. Quello che manca è tutto il resto: un ambiente capace di far vivere il cinema come un’esperienza piacevole.

Il valzer delle sedi. Ci spostiamo per commentare, e c’è materia. Chiedo se la cooperativa stia vagliando sedi alternative. Negli ultimi anni le ipotesi non sono mancate. “Le ipotesi da prendere in considerazione sono il cortile grande del Liceo classico, i giardini della Lizza, la piazza di Provenzano, la piazza San Francesco, gli Orti Tolomei, qualcuno ha proposto anche il tetto del parcheggio di San Marco. Le Fonti di Pescaia sarebbero ideali, ma ora sono occupate per la stagione teatrale diretta da Bocciarelli. Una volta fatte le nostre valutazioni delle due annate e sentito il gradimento degli utenti chiederemo se mantenere il cinema qui, individuare una sede alternativa oppure, e sarebbe la soluzione ideale, ritornare nella Fortezza, dove il prossimo anno dovrebbero anche iniziare i lavori di messa in sicurezza dell’anfiteatro”.
Il Pendola, un cinema che vuole essere piazza. Chiedo infine se ci sono novità per il Cinema Pendola. “Per quanto riguarda la convenzione per la gestione del Pendola – spiega – stiamo aspettando il bando, che per la verità è un po’ in ritardo, che comprenderà anche la gestione del cinema estivo”. Chiedo quali sono le idee per il futuro: “Iniziamo col ricordarci che la sala si trova in un punto importante e delicato del centro storico, intorno all’area di San Quirico. È una zona molto bella ma povera di punti di aggregazione e ristoro. Perciò vorremmo far diventare la sala uno spazio da utilizzare non solo per la consueta programmazione ma come punto di incontri, di dibattiti, di convegni. Vorremmo promuovere una rete di convenzioni, con l’Università di Siena, l’Università per stranieri, il Cral del Monte dei Paschi e altre realtà della città. Già oggi abbiamo un ottimo rapporto con Terre di Siena Film festival di Maria Pia Corbelli. E poi vorremmo chiamare i senesi a un incontro aperto per parlare del cinema, ascoltare i desideri degli utenti e magari allargare il numero dei soci della Cooperativa Nuova Immagine”. Un cinema, dunque, che vuol farsi piazza.
Lo stadio funziona, ma non incanta. Mentre in tutta Italia si discute della crisi delle sale, penalizzate dalla pandemia, dallo streaming e dal cambiamento delle abitudini del pubblico, il Pendola rappresenta un caso in controtendenza, una sala del centro storico che continua a essere frequentata e riconosciuta come luogo di incontro, entrata nel cuore e nelle abitudini dei senesi. Proprio per questo sorprende che il cinema estivo sia stato trasferito dalla Fortezza a uno spazio che, pur se funzionale, non possiede il fascino e l’accoglienza che un’arena sotto le stelle dovrebbe offrire.
Tra lo stadio e la Fortezza ci sono poche centinaia di metri. Dal punto di vista dell’esperienza dello spettatore, però, la distanza è diventata un abisso.