di Vincenzo Coli
Lunedì 10 agosto. Persepolis, di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, cartoni animati. Omaggio alla grande fumettista iraniana scomparsa prematuramente due mesi fa. Romanzo di formazione, autobiografico. Marjane, di estrazione borghese, ha 9 anni quando a Teheran la rivoluzione islamica detronizza lo scià; appena adolescente, per proteggerla i genitori la iscrivono a un liceo di Vienna, dove conosce la cultura occidentale ma vive per qualche tempo come una senzatetto e si ammala di polmonite; a 22 anni la ragazza, dopo un ritorno in patria segnato da un matrimonio infelice, mentre il potere dei pasdaran fondamentalisti ha ormai schiacciato ogni speranza di democrazia, decide di trasferirsi a Parigi, dove trova l’amore e un lavoro appagante, anche se il cuore resterà tra la sua gente. I 4 volumi di graphic novel pubblicati con straordinario successo in Francia, U.S.A e Italia rischiarono di tradursi in film con attori veri (Lopez e Pitt), poi per fortuna i produttori scelsero di adattare a cartoons i disegni della Satrapi. Esito eccellente, va detto, e capace di commuovere. Rifiutato per timore di ritorsioni da varie rassegne cinematografiche, Persepolis nel 2007 vinse il gran premio della giuria a Cannes.
Martedì 11 agosto. Norimberga, di James Vanderbilt, con Russell Crowe, Rami Malek, Michal Shannon. Storico, drammatico. Il film più celebre sul processo che chiuse i conti col nazismo è stato Vincitori e vinti di Stanley Kramer (1961) con Spencer Tracy, ma la frase più bella la pronunciò, nella miniserie Nuremberg (2000), Alec Baldwin, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti incaricato di allestire un procedimento senza precedenti e di conferirgli un senso giuridico alto di fronte alla storia: “Dobbiamo valutare il crimine di una nazione che ha compiuto un’aggressione, e giudicarlo”. Sembrano parole di oggi. Qui si fronteggiano uno psichiatra (Malek) incaricato di scovare la banalità – o forse l’eccezionalità – del male nel cervello di Hermann Göring (Crowe), il più efferato tra i collaboratori di Adolf Hitler. Fu pazzia o crudeltà? Duole lo stomaco solo a pensarlo, ma come càpita nei contesti psichiatrici, tra i due si instaura un rapporto. Sbilanciato. L’ex gladiatore riempie il film fisicamente, non ha nemmeno bisogno di gigioneggiare.
Mercoledì 12 agosto. Goat – Sogna in grande, di Tyree Dillhay. Animazione, sportivo. La capra Will, fin da piccolo, ha sempre sognato di indossare la maglia dei Thorns di Vyneland e diventare un campione di ruggiball, seguendo le orme del suo mito, la pantera Jett, la più grande giocatrice di tutti i tempi. Ma ormai Will è cresciuto, vive con la madre e per pagarsi l’affitto è costretto a lavorare come rider, insomma si è rassegnato a un’esistenza anonima. Però la vita offre sempre una seconda possibilità, nella fattispecie incarnata dal vanaglorioso cavallo Sbrocco, star del torneo, che una sera per fare bella figura sui social sfida il pubblico. Sembra un colpo di fortuna, ma chi è che si mette di traverso? Proprio Jett, l’eroina della sua gioventù… Prodotto dalla Sony Pictures Imageworks (Spider – Man: Across the Spider-Verse), Goat – Sogna in grande è curatissimo e divertente, un’autentica delizia.
Lunedì 17 agosto. The Drama, di Kristoffer Borgli, con Zendaya, Robert Pattinson, Alana Haim. Dramedy romantica. Mai fare il gioco della verità tra coppie, domande tipo: la cosa peggiore che hai combinato nella vita?, e proprio alla vigilia del matrimonio. Soprattutto se qualcuno anzi qualcuna, in questo caso Emma (Zendaya), è fin troppo schietta. Gli altri confessano scherzi pesanti, al massimo un po’ di cyberbullismo. Lei racconta che a quindici anni pianificò una sparatoria a scuola e perse parte dell’udito perché teneva il fucile troppo vicino all’orecchio mentre si esercitava. L’amica Rachel sclera e si può capire, una cugina colpita da una pallottola è rimasta paralizzata; il fidanzato Charlie (Pattinson) non la prende affatto bene e cerca di tradire Emma, è la sua maniera di punirla. Ambedue vanno fuori di testa, continuano a preparare le nozze ma con la paura addosso di commettere l’errore della vita. Ma quel giorno in chiesa… Il sottotitolo del film è il consiglio più saggio da dare in questi casi: “Un segreto è per sempre”.
Martedì 18 agosto. Il bene comune, di e con Rocco Papaleo, con Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera, Vinicio Marchioni, Teresa Saponangelo. Commedia. La buona condotta merita uno spicchio di libertà, magari la gita premio in compagnia. Quattro detenute criminali per necessità (Samanta spacciatrice abusata dal marito, l’infermiera rapinatrice Gudrun, Fiammetta musicista piromane, Anny ingegnere hacker informatica) tutte affidate a Raffaella responsabile di un laboratorio teatrale, seguono una guida turistica, il sognatore Biagio (Papaleo), fin sulla vetta del monte Pollino alla ricerca del pino loricato, pianta centenaria resiliente che sopravvive in condizioni estreme. Ma la resistenza umana delle quattro donne, che ne hanno passate di ogni, nulla ha da invidiare all’eroismo della pianta. Quinta regìa a ritmo di musica jazz, dopo Basilicata coast to coast Papaleo torna con bella ispirazione al tema preferito, il road movie a km zero attraverso la sua terra.
Mercoledì 19 agosto. Space Jam, di Joe Pytka. Commedia, cartoni animati. Trentesimo anniversario di questo piacevole film che ha segnato una tappa tecnologica fondamentale, il mix tra live action e animazione 2D, e ha contribuito al mito di Michael Jordan, primo campione di basket ad essere celebrato dai moderni media. In un lontano pianeta il malvagio proprietario di un luna park in crisi fa rapire dai Nerdlucks, piccoli alieni mostruosi, i Looney Toones, famosi personaggi dei cartoni televisivi. Per salvare sé stesso e i colleghi, il loro capo Bugs Bunny sfida i Nerdlucks a una partita di basket, con in palio la libertà, certo che la loro bassa statura li penalizzerà. Ma le diaboliche creature sottraggono il talento a cinque star tra le quali Ewing, Barkley e Magic Johnson e si trasformano in mostri di bravura. Per tutta risposta i Looney Tones ingaggiano Michael Jordan in carne e ossa. Il fenomeno dei Chicago Bulls riuscirà con i suoi virtuosismi a condurre alla vittoria i cinque compagni veri ma imbrocchiti e i simpatici animaletti disegnati? Serata evento in collaborazione con la FIP, biglietto ridotto per chi si presenterà con una maglietta da basket.
Giovedì 20 agosto. Bohemian Rhapsody, di Bryan Singer, con Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee. Biopic, musicale. Eh sì, se ha compiuto 83 anni Mick Jagger, che è ancora il più zampettante dei frontman, nessuna meraviglia se Farrokh Bulsara da Zanzibar, in arte Freddy Mercury, leader dei Queen, l’uomo che traghettò la musica rock dalle sonorità lineari del pop alla complessità abbagliante dell’opera, quest’anno ne avrebbe compiuti 80. Se nel 1991 non fosse stato ucciso dall’AIDS che ha sottratto alla nostra sete di meraviglia la voce maschile più bella della storia (a breve distanza lo segue, a mio parere, Eddie Vedder dei Pearl Jam). Con una certa efficacia questo biopic ricostruisce il percorso artistico di Mercury fino al famoso concerto Live Aid del 1985. Malek si muove come l’originale e canta bene quasi come lui, rifarlo preciso era impossibile. Impressionano i dettagli: gli hanno messo una protesi sull’arcata dentale superiore, a riprodurre l’eccedenza di incisivi (4 in più) che il cantante non volle mai ridurre per timore di compromettere estensione e timbro della voce. Successo di pubblico e di critica, 4 Oscar.