Val d’Orcia, il teatro che unisce: Pienza e Monticchiello aprono le porte a Francia e Belgio
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Val d’Orcia, il teatro che unisce: Pienza e Monticchiello aprono le porte a Francia e Belgio

Dal 31 luglio le compagnie di Beaumes-de-Venise e Dinant scoprono il modello del Teatro Povero in una settimana di scambi e cultura condivisa

Val d’Orcia, il teatro che unisce: Pienza e Monticchiello aprono le porte a Francia e Belgio
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

30 Luglio 2026 - 14.38


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di Annamaria Pezzimenti

Non è la solita cartolina estiva della Val d’Orcia, quella fatta di filtri Instagram e turisti in cerca di ombra. Stavolta, tra i vicoli di Monticchiello e le piazze ideali di Pienza, c’è un fermento diverso, che sa di copioni condivisi e dialetti che si mescolano. Dal 31 luglio, il borgo di Monticchiello diventa il cuore di uno scambio artistico internazionale che trasforma la comunità in un laboratorio a cielo aperto.

L’occasione è di quelle pesanti: la 60esima edizione dell’autodramma, un rito collettivo che quest’anno si fa globale. A rispondere alla chiamata del Teatro Povero sono arrivate due delegazioni, i francesi di Le Trac di Beaumes-de-Venise e i partner belgi di Dinant, rappresentati dalla Compagnie du Rocher Bayard e da Les Amis de la Salle Sainte-Anne.

Non si tratta di una semplice ospitata, ma di un progetto di “teatro partecipativo” che ha già visto una prima tappa a febbraio tra le strade di Dinant. Ora tocca a noi. L’obiettivo? Capire come la cultura possa ancora essere il collante di piccoli borghi rurali, trasformando gli abitanti da spettatori a protagonisti della propria storia.

Il momento clou per le istituzioni sarà sabato 1° agosto. Nel pomeriggio, l’Amministrazione comunale di Pienza riceverà ufficialmente gli artisti per un confronto che promette di andare oltre i sorrisi di circostanza. Il programma è fitto e punta dritto alle eccellenze del territorio. Si parte con una visita guidata della città curata da Ilaria Bichi Ruspoli, per poi varcare la soglia di Palazzo Piccolomini (un grazie va alla Società Esecutori Pie Disposizioni e Opera Laboratori per la disponibilità).

E siccome siamo in Toscana, l’accoglienza non sarebbe completa senza un assaggio dei prodotti locali e la consegna di un omaggio di benvenuto, un modo per dire “grazie” a chi ha viaggiato per chilometri per studiare il modello Monticchiello.

In un mondo che spesso si chiude, vedere attori francesi e belgi immergersi nelle pratiche del Teatro Povero è una boccata d’ossigeno. È la dimostrazione che la cultura, se vissuta davvero e non solo esposta, è un linguaggio universale capace di unire punti lontani sulla mappa attraverso la forza delle storie condivise. Per chi passa da quelle parti nei prossimi giorni, l’invito è quello di non limitarsi a guardare il panorama, perché c’è un’identità comunitaria in cammino, ed è bellissima.

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