Il Circolo Arci dei Due Ponti non molla. No allo sgombero richiesto dal Demanio
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Il Circolo Arci dei Due Ponti non molla. No allo sgombero richiesto dal Demanio

Il comunicato del Circolo Arci dei Due Ponti, a Siena, si oppone allo sgombero e annuncia un' ampia mobilitazione di protesta

Il Circolo Arci dei Due Ponti non molla. No allo sgombero richiesto dal Demanio
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

16 Settembre 2026 - 15.22


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“Il Circolo ARCI e la Società di Mutuo Soccorso “Il Risorgimento ai Due Ponti” esprimono la propria ferma opposizione e il totale rifiuto di fronte al recente provvedimento dell’Agenzia del Demanio dello Stato che rischia di cancellare oltre un secolo di memoria e presidio sociale nel quartiere”.

Inizia così il comunicato stampa dell’assemblea dei soci del Circolo che si tenuta ieri. “In data 31 agosto 2026 – spiega il comunicato ricostruendo la vicenda – il Demanio ha inviato una PEC al Circolo notificando il “Recesso anticipato del contratto di locazione per sopravvenute esigenze governative”, imponendo di fatto un termine di soli sei mesi per liberare gli immobili di via Aretina 190”.

Una decisione “assurda” sul piano socioculturale e inaccettabile dal punto di vista della storia, che viene così ricostuita:

  • ” 1908–1910 (Fondazione): L’associazione nasce nel 1908 per iniziativa delle famiglie operaie,  artigiane e contadine della zona. Nel 1910, grazie esclusivamente all’autotassazione, ai  sacrifici e al lavoro manuale dei soci, vengono acquistati il terreno ed edificata la sede storica  di via Aretina.
  • 1942 (L’esproprio fascista): Durante la Seconda guerra mondiale, il regime fascista requisì ed  espropriò la struttura per assorbirla tra i beni controllati dal Partito Nazionale Fascista (PNF).
  • Il passaggio al Demanio. Nel dopoguerra, con le leggi di soppressione delle organizzazioni  fasciste, tutti i beni intestati al PNF vennero automaticamente trasferiti al Demanio dello Stato. 

Un paradosso burocratico che ha trasformato un bene edificato con risorse private e popolari in patrimonio statale. Nonostante la mancata regolarizzazione della proprietà, la comunità rientrò nel circolo continuando la vita associativa. Per decenni lo Stato ha trattato il Circolo come un mero occupante di un bene demaniale, ignorando la sua reale natura di legittimo costruttore originario”.

Pertanto “difendere la sede significa difendere la storia di Siena” poiché” è del tutto inaccettabile che una ferita storica, inflitta dal fascismo nel 1942, venga oggi riaperta e portata a compimento dall’amministrazione statale. L’immobile di via Aretina 190 non è un semplice spazio demaniale da riassegnare con un timbro: è un luogo costruito con il sudore dei lavoratori dei Due Ponti ed è stato per più di 110 anni un punto di riferimento culturale, sociale e di solidarietà per l’intera città. Chiederne lo sgombero significa calpestare un secolo di storia e di coesione sociale. Pur riconoscendo l’importanza delle esigenze istituzionali e dei servizi rivolti all’integrazione, riteniamo insostenibile che per soddisfare tali necessità si scelga di cancellare l’identità di una comunità intera, mettendo lo Stato in aperto contrasto con la sua stessa memoria popolare”.

Si stanno, pertanto, preparando varie iniziative di mobilitazione, dalla raccolta di firme ad un assemblea pubblica prevista per il 24 settembre, alla richiesta  di un’interrogazione parlamentare.

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