Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo è un documentario che con affetto e conoscenza Francesca Archibugi ha voluto dedicare ad una persona importante nella vita pubblica e anche nella sua vita privata. Dopo essere stato presentato all’ 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori – Eventi speciali, ha girato poco nelle sale italiane. È quindi un’occasione da non farsi sfuggire la proiezione che se ne farà giovedì 5 novembre prossimo al Cinema Nuovo Pendola alle 20,30. Un’iniziativa nata dalla collaborazione fra il Centro culturale delle donne Mara Meoni, il Cinema Nuovo Pendola e Non Una Di MenoSiena.
L’occasione è preziosa per approfondire o affrontare per la prima volta la conoscenza di una donna dalla personalità complessa, una donna coraggiosa e di grande rigore.
Carla Lonzi, brillante storica dell’arte, con una carriera in ascesa negli anni ’60, apprezzata da Roberto Longhi e impegnata sulla scena internazionale nell’organizzazione di mostre e nella ricerca nel campo della critica d’arte, nel 1969 pubblica un’opera che sarà l’ultima della sua prima parte della vita: Autoritratto, un lavoro innovativo nato da conversazioni registrate con pittori e scultori contemporanei. Nel luglio del 1970 infatti fondò a Roma, insieme all’artista Carla Accardi e ad Elvira Banotti, il gruppo e la casa editrice Rivolta Femminile, abbandonando la critica d’arte per dedicarsi completamente al femminismo. Pubblicò Sputiamo su Hegel, La donna clitoridea e la donna vaginale, testi rivoluzionari, insieme al Manifesto di Rivolta femminile e divenne una delle figure cardine in Italia di quello che poi sarebbe diventato il pensiero della differenza.
Il suo femminismo era radicale, creò sconquasso, come disse lei stessa, sovvertì l’ordine del ragionamento, chiamò il patriarcato col suo nome e lo evidenziò nel pensiero filosofico e nei costumi. Fece uscire il femminismo allo scoperto in maniera lucida, irriverente, senza compromessi.
Il resto della sua breve vita fu dedicato al rapporto con le altre donne, alla ricerca di sempre nuovi approfondimenti della natura del rapporto delle donne col mondo. Morì prematuramente a soli 51 anni nel 1982.
Nel documentario Francesca Archibugi ci accompagna nel racconto, attraverso la documentazione inedita, la stessa voce di Carla Lonzi, le testimonianze di chi ha avuto la fortuna di conoscerla e il filo rosso dell’affetto del figlio di Carla Lonzi e marito di Francesca Archibugi, Battista Lena, che ha curato anche le musiche dell’opera.
Trova quindi spazio anche la parte privata della sua vita, le sue fragilità e tenerezze, il suo rapporto con la maternità, con le altre donne in anni in cui la pratica dell’autocoscienza poteva essere rivoluzionaria quanto devastante.
Mi piace chiudere con le parole della stessa Archibugi: “Non assomigliava certo a una suocera, ma alla più fantastica delle amiche adulte. La sua amicizia è stata come un regalo per il mio diciottesimo compleanno e l’entrata nella vita adulta. Solo che se ne è andata troppo presto. […] Spero che la mia visione famigliare renda il film più emotivo, di essere riuscita a trovare l’equilibrio fra il riserbo e lo slancio affettivo. Vorrei far dialogare i pensieri contemporanei con Carla come se fosse ancora qui, e vedere se facendo attenzione, io possa sentire ancora la sua voce. E se riuscissi a farla sentire a tutti, anche a chi non c’era, a chi non l’ha conosciuta, a chi non la conosce ancora”.