Buon Governo, il comitato resta sulla carta: «Non l’ho mai più riconvocato»
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Buon Governo, il comitato resta sulla carta: «Non l’ho mai più riconvocato»

La sindaca di Siena Nicoletta Fabio ammette lo stop dopo quattro anni di cantiere e uno di immobilità. Gabriella Piccinni (Pd): «Desolata di aver avuto ragione»

Buon Governo, il comitato resta sulla carta: «Non l’ho mai più riconvocato»
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

1 Novembre 2026 - 18.28


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di Nella Monti

L’interrogazione era della consigliera del Pd Gabriella Piccinni, la quinta sul tema dal 2023. Una vicenda lunga, quella ricostruita nell’atto: il cantiere sotto ponteggio dal 2021 (giunta De Mossi, della stessa area politica dell’attuale amministrazione) al 2025 (giunta Fabio), con una strategia di intervento modificata più volte: da un iniziale «spolvero» a un restauro più approfondito, per tornare, a quanto risulta, a un intervento limitato. Il comitato, annunciato dalla sindaca nel maggio 2025 e formalizzato a luglio con rappresentanti dei Musei nazionali, dell’Università di Siena, dell’Università per Stranieri e del Comune, è arrivato dunque alla nomina quando i ponteggi erano già stati smontati. Piccinni chiedeva quante riunioni si fossero tenute, quali atti fossero stati prodotti, se fossero consultabili e se l’amministrazione intendesse organizzare una giornata pubblica di studi.

Il laser e i dubbi dei tecnici. La sindaca ha precisato che lo stop non è dovuto a «distrazione o noncuranza». Dopo l’incontro del 3 luglio 2025 con gli esperti indicati dai rettori e con il direttore dei Musei nazionali, la nomina ufficiale da parte della giunta è arrivata con oltre un mese e mezzo di ritardo, «complice l’estate e il periodo paliesco». Il materiale raccolto attraverso le indagini, ha spiegato Fabio, sarebbe comunque stato messo a disposizione presso l’ufficio Musei.

Il nodo principale è stato quello della pulitura. Il confronto con l’Istituto centrale per il restauro, la relazione dei funzionari e quella della restauratrice indicavano nel laser la soluzione possibile. Una tecnica che la sindaca ha definito «oggettivamente rischiosa oltre che costosa», come la stessa Piccinni aveva già segnalato in aula. Le perplessità del professor Alessandro Bagnoli hanno ulteriormente rafforzato i timori per possibili effetti irreversibili nel tempo. Successivi sopralluoghi della Soprintendenza avrebbero inoltre escluso uno stato di emergenza: la struttura muraria sarebbe in buone condizioni, senza gravi distacchi né sollevamenti della pellicola pittorica. I problemi principali riguarderebbero i depositi superficiali e i vecchi ritocchi alterati: questioni dunque prevalentemente «estetico-formali», più che di urgenza conservativa.

Il bando per il progetto di pulitura è comunque partito e le tre proposte pervenute saranno esaminate. L’incarico potrà essere affidato «senza l’urgenza che era stata paventata», con la possibilità di valutare le diverse opzioni «serenamente». Fabio ha poi allargato il discorso all’intero Museo Civico, esposto a sbalzi climatici e temperature estreme che mettono a rischio opere, visitatori e lavoratori. Per affrontare questi problemi ha annunciato l’intenzione di arrivare a una convenzione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, già coinvolto per le opere di Sant’Agostino. Anche il gruppo di consulenza verrebbe ricostituito, eventualmente con l’aggiunta di nuovi componenti, e gli sarebbe finalmente attribuito un ruolo che finora, ha riconosciuto la sindaca, «non gli abbiamo dato e che invece merita». Resta da organizzare anche la giornata pubblica di restituzione, sulla quale Fabio si è detta favorevole.

«Un anno di immobilità dopo tutta quell’immobilità». La replica di Piccinni è stata dura. «Sono desolata di aver avuto ragione», ha detto, parlando di «grande perdita di tempo» e di un capolavoro sottratto per quattro anni a cittadini e visitatori, per arrivare ad ammettere ora che l’intervento non era urgente. Una risposta negativa su cinque domande su sei, «un anno di ulteriore immobilità dopo tutta quella precedente immobilità». Il punto non è più soltanto «quando si riapre», ma «come si decide per il futuro e anche chi risponde di questo futuro». Ben venga l’ampliamento del comitato all’intero museo, ha aggiunto, ma se il suo ruolo resterà quello avuto finora, cioè «solo sulla carta», allora si sarà di fronte a un lavoro che «riparte da zero». Il bilancio, nelle parole di Piccinni, è di «perdita di tempo, di anni, di energie, forse anche di soldi». La consigliera ha chiesto che il progetto di spolvero, per il quale il bando è già stato pubblicato, e la revisione complessiva del museo siano portati alla discussione della commissione Cultura.

Il problema, a questo punto, non è soltanto il ritardo. Alla fine è la stessa sindaca a riconoscere, senza giri di parole, che il comitato scientifico, presentato come garanzia di rigore e trasparenza, dopo la nomina non è stato più riunito. Verbali, pareri e relazioni non esistono perché a quell’organismo non è mai stato chiesto di produrne.

Il problema non è la prudenza sul laser. Se il rischio era «oggettivo», fermarsi è stato giusto. Il problema è il percorso che ha portato a questa conclusione: anni di ponteggi, un capolavoro sottratto alla vista di cittadini e visitatori e un organismo consultivo che, almeno finora, non ha avuto alcuna funzione effettiva. Se i sopralluoghi della Soprintendenza non rilevavano una situazione di emergenza, perché il cantiere è rimasto aperto così a lungo? E se l’urgenza non c’era, che cosa si doveva decidere in fretta, tanto da nominare gli esperti quando i ponteggi erano ormai smontati?

C’è poi la formula consolatoria secondo cui «è passato molto tempo ma non invano». Può darsi. Ma un’amministrazione che rivendica come risultato positivo un ripensamento tardivo dovrebbe fare i conti anche con i costi di questo percorso e con le responsabilità delle decisioni assunte. Il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, dopo cinque anni, sembra tornare al punto di partenza, con un bando per lo «spolvero» da cui tutto era cominciato.

Adesso la promessa è quella di un comitato rilanciato, allargato all’intero museo, e di una giornata pubblica di restituzione. Ma, dopo quanto accaduto, per credere davvero al coinvolgimento di un organismo finora rimasto sulla carta serviranno meno annunci e più atti: date, convocazioni, pareri e decisioni pubblicamente verificabili.

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