di Roberto Barzanti
E ora come assicurare un futuro al Monte dei Paschi dignitoso, efficiente e degno della sua grande storia? L’esito delle votazioni dei soci con cui il 29 ottobre hanno bocciato nella sua molteplice articolazione il Piano Lovaglio apre una fase molto difficile per la banca senese che chiede un impegno realistico teso a costruire quella che chiamerei la terza epoca della complicata plurisecolare storia del Monte. Abbandonarsi alla rassegnazione o alla deprecazione di quanto è accaduto non serve più. Occorre coraggio e unità combattiva di intenti.
L’ Opas architettata da Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol non è perfezionata. Restano molti non secondari dettagli dadefinire. Insomma, comincia un’altra partita. Intesa ha fatto di tutto per impedire che fosse liberamente giocata la partita. Il massiccio voto negativo non va interpretato – ha ammonito Lovaglio – come un verdetto finale. Inizia una nuova pagina per il Monte che intende conservare la sua integralità e rilevanti funzioni direzionali nonché livelli occupazionali e progetti dalle lungimiranti potenzialità in parte decollati o avviati.
Il “no” era prevedibile, ha spiegato il numero uno della banca senese, ed è la conseguenza dell’ultimatum di Intesa Sanpaolo.
Val la pena trascrivere per memoria le cifre e gli auspici registrati in una giornata determinante. Alcuni l’hanno definita storica. I soci Mps hanno respinto con un’ampia maggioranza l’Ops su Banco Bpm dopo aver bocciato la fusione con Mediobanca. I voti contrari hanno raggiunto il 91,1% del capitale presente, mentre i favorevoli si sono fermati al 6,47%; gli astenuti sono stati il 2,41%. L’operazione su Banco Bpm esigeva il voto favorevole dei due terzi dei presenti. L’assemblea ha rifiutato, come previsto, pure l’offerta su Banca Generali con il 90,9% del capitale presente: i favorevoli sono stati il 6,66% e gli astenuti il 2,41%. È stato bocciato pure il punto relativo alla riduzione volontaria del capitale sociale destinata a finanziare un maxi-dividendo da 4 miliardi di euro.
Lovaglio ha invitato a guardare in avanti: “Abbiamo difeso il valore del Monte, abbiamo ottenuto condizioni migliori per gli azionisti anche prima che l’offerta si concretizzi: questa è già una vittoria dell’iniziativa assunta da Mps”. Lovaglio ha inoltre ribadito in assemblea che le operazioni studiate dal Monte erano un progetto industriale di lungo periodo, con “tutti gli ingredienti che facevano del Monte il vero grande competitor di Intesa”, finalizzato “a migliorare e rafforzare la competizione sul mercato”. “Il voto di oggi – ha aggiunto – è solo un passaggio, non il verdetto finale sul futuro di Rocca Salimbeni”. Insomma, c’è ancora una strada lunga da percorrere. Attendendo che Intesa perfezioni la sua Opas occorre aprire una contrattazione e approfondire su quali obiettivi si può puntare per Siena e per la Toscana nel contesto nuovo in cui Mps sarà chiamato ad operare. Già le istituzioni locali e la Regione hanno concordato un quadro che coinvolge le questioni fondamentali. Ora è necessario fare passi in avanti. Da quel che è stato promesso, importanti funzioni direzionali saranno mantenute a Siena.
Dopo l’approvazione da parte della Consob, la pronuncia più attesa è quella dell’Autorità Antitrust che dovrebbe esser nota a metà novembre. Per quanto riguarda gli sportelli dei 635 che dovrebbero passare a Unipol e poi a Bper sono stati finora individuati 445, ma la cifra definitiva è in elaborazione. L’esame è fatto su scala provinciale. Se i 635 non bastassero, Intesa dovrà cedere interi pacchetti di sportelli al migliore offerente (e Unicredt è da tempo attenta).
Lascio da parte i problemi delle sovrapposizioni che si determinerebbero tra Intesa e Banca Generali. Si tratta di controbilanciare il peso specifico di Intesa che compete con Generali, soprattutto nel settore assicurativo. I soci che creano questo delicato problema sono azionisti quali Delfin (10%) Caltagirone (6,3%) Unicredit (9%). Ma il tema più importante riguarda Intesa che, stando alle promesse formulate anche da Carlo Cimbri, presidente di Unipol, è quello ovviamente della sede della nuova realtà che si va profilando. Non più il terzo polo di cui tanto si è parlato ma un coordinato raggruppamento multipolare in cui Monte dei Paschi dovrebbe mantenere la sua autonomia e alte funzioni direzionali.
Per quanto riguarda Siena chi dovrà trattare con Intesa Sanpaolo? La Fondazione Mps che deteneva lo 0,2 del capitale della banca sarà azionista – a quanto affermano gli esperti – appena con lo 0,04% della holding guidata da Messina, una quota troppo esigua per fare la voce grossa, ma importante per il ruolo non solo rappresentativo che ha. A questo proposito è apparsa strana la posizione assunta dal presidente della Fondazione che si è schierato apertamente, alla vigilia del voto, dalla parte di Intesa.
Dunque saranno da coinvolgere altri stakeholders. Anche Università e Regione dovrebbero sedere al tavolo con Comune e Provincia per verificare il da farsi. Una delle prime realtà da sostenere è il polo universitario dedicato alla finanza tecnologica, come promesso da Carlo Messina; ma altri progetti sono da mettere sul tavolo di Intesa e degli altri partner bancari collegati. Parallelamente devono partire trattative condotte dal management di Rocca Salimbeni, nuovo o vecchio che sia, per salvaguardare quanto più possibile l’integrità del Monte e l’espansione della sua operatività. Si dovrà insomma salvare il più possibile di quello che oggi è il gruppo Mps, da banca Widiba agli sportelli dell’Agrifood, dalle 7 direzioni generali alla rete, oggi, consistente in oltre 1300 sportelli.
E il Governo non potrà stare a guardare al grido di “viva il mercato !”. Almeno una corretta moral suasion deve farla valere, come del resto era stato annunciato, speriamo non solo per fini elettorali. Non solo le forze politiche ma i sindacati sono da tempo in mobilitazione e molti appassionati interventi di piccoli azionisti ascoltati durante l’assemblea o da chi aveva organizzato il picchetto in viale Mazzini, fanno ben sperare.
Nella ridefinizione del sistema bancario nazionale e nel terremotato paesaggio europeo, il “terzo” Monte non ammainerà la bandiera.