Parità e inclusione: a Siena la sfida di cambiare le organizzazioni
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Parità e inclusione: a Siena la sfida di cambiare le organizzazioni

Dall'esperienza del Codice Rosa alla valorizzazione del talento. L'incontro dell'Asl Toscana sud est ha messo al centro la necessità di superare stereotipi e discriminazioni per migliorare il benessere lavorativo e la qualità dell'assistenza

Parità e inclusione: a Siena la sfida di cambiare le organizzazioni
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

29 Ottobre 2026 - 13.01


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di Serenella Civitelli

Non bastano norme e protocolli per superare le discriminazioni: occorre cambiare la cultura delle organizzazioni. È il messaggio emerso dall’incontro “DE&I e CUG – Tre anni di noi”, organizzato dall’Asl Toscana sud est (ASL TSE) venerdì 23 ottobre al Polo Mattioli dell’Università di Siena, con oltre 600 partecipanti, in presenza e da remoto.

Nel 2023 l’ASL TSE è stata la prima azienda sanitaria pubblica italiana ad adottare una strategia di Diversity, Equity & Inclusion (DE&I), affidata a Vittoria Doretti, riconoscendo nel contrasto alle discriminazioni un’opportunità per valorizzare competenze e migliorare i servizi. Nel 2024, prima azienda sanitaria toscana, ha ottenuto la certificazione per la parità di genere, confermata nel settembre 2026.

Un percorso che, ha ricordato Doretti, affonda le radici nell’esperienza del Codice Rosa, iniziata diciotto anni fa, e nella consapevolezza che le procedure non bastano senza un cambiamento culturale che parta dai vertici. Fondamentale è stato contrastare la solitudine, principale alleata della violenza, alimentata da stereotipi, silenzi e pregiudizi.

Alla sua prima uscita pubblica, il nuovo direttore generale dell’ASL TSE, Dario Rosini, ha indicato nella forte presenza femminile (tre dipendenti su quattro) e nella crescente multiculturalità una ricchezza per l’azienda, sottolineando che le persone valgono più dei ruoli e che la qualità delle relazioni è essenziale per il benessere lavorativo e il buon funzionamento dell’organizzazione.

Il talento non manca, ma spesso incontra ostacoli che gli impediscono di emergere. Ha sottolineato Ilaria Capua, presentando in collegamento il libro Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile. L’Italia spreca talenti sia quando emigrano sia quando “mollano”. Le donne, in particolare, tendono ad attribuire i rifiuti a proprie insufficienze anziché a contesti discriminatori. Capua ha richiamato il concetto di resistosfera, fatto di coraggio, perseveranza e discernimento individuali, ribadendo però la responsabilità delle istituzioni nel far emergere i talenti.

Molte disuguaglianze nascono dalle regole delle organizzazioni, attraversate da pregiudizi sistemici, ha sottolineato Alessandra Romano, delegata del Rettore dell’Università di Siena alle politiche di equità e inclusione. Anche nel mondo accademico il mito della meritocrazia ignora privilegi e disparità di partenza, mentre le carriere privilegiano un modello maschile. Occorre quindi promuovere politiche per la genitorialità, non solo per la maternità, contrastare la precarietà e ripensare la distribuzione dei compiti.

Anche le linee guida dell’Università di Siena per una comunicazione inclusiva hanno incontrato resistenze nell’ambiente accademico. Eppure il linguaggio, come ha sottolineato Romano, non è una questione puramente formale: dà visibilità e legittimazione.

Don Andrea Bigalli ha richiamato il valore della reciprocità e della gentilezza, criticando la cultura del profitto, le carenze nella mediazione culturale e gli ostacoli all’educazione all’affettività. Ha definito il femminicidio un problema antropologico, legato alla crisi dei modelli maschili fondati sul dominio e alla reazione violenta di chi non accetta il cambiamento. Da qui la necessità di lavorare anche con gli uomini maltrattanti e di costruire nuovi patti sociali tra generi e generazioni.

Domenico Prattichizzo, docente di Automatica e Robotica dell’Università di Siena, ha contrapposto alla tecnologia che sostituisce le persone quella che ne potenzia le capacità, richiamando l’importanza della sua sostenibilità e di un’equa distribuzione dei benefici.

In sanità, l’equità riguarda sia chi cura che chi è curato, ha ricordato Francesca De Marco, direttrice sanitaria dell’AOUS, citando il percorso per le persone ipovedenti e il servizio di psicologia del lavoro per il personale in AOUS.

Nel pomeriggio sono state presentate e discusse le attività dei Comitati unici di garanzia (CUG) dell’ASL TSE, dell’AOUS e dell’Università di Siena, che promuovono pari opportunità e benessere lavorativo, e i rispettivi Gender Equality Plan (GEP), che definiscono obiettivi, azioni e indicatori per la parità di genere.

L’importanza di questi strumenti è stata sottolineata da Alessandra Viviani, che ha portato i saluti del Dipartimento ospitante, mentre Claudia Bini, consigliera di fiducia dell’ASL TSE, ha illustrato le funzioni di questa figura di tutela.

Tra i progetti futuri dell’ASL TSE, quello sullo sharenting, dedicato ai rischi della condivisione online di immagini e informazioni di figlie e figli, illustrato da Martina Benedetti, e WeMaMy, per il reinserimento lavorativo delle madri, presentato da Francesca Casalino.

La sfida, dunque, non è soltanto adottare strumenti contro le discriminazioni, ma costruire organizzazioni nelle quali il rispetto delle differenze e il benessere delle persone diventino parte della cultura quotidiana. Una responsabilità particolarmente importante in sanità, perché da questo dipende anche la qualità dell’assistenza.

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