Alla fine, con un’interrogazione dell’onorevole Laura Boldrini al ministro dell’Interno, il nome di Siena è arrivato in Parlamento, spiacevolmente quanto inevitabilmente associato alle falle nella gestione dei richiedenti asilo che, da quasi tre anni, arrivano in città non per rimanervi, ma per sbrigare pratiche burocratiche presso la Questura.
Ultima di queste falle, in ordine di tempo, è quella messa in evidenza dalla Rete SiSolidal e ripresa dalla Boldrini.
Secondo Rete SiSolidal, dal mese di giugno ad oggi, la Questura ha diminuito il numero degli appuntamenti (tre al giorno per un periodo, zero in seguito) per formalizzare le domande di asilo. Poiché la mancanza di tale passaggio comporta l’esclusione dai Centri di accoglienza, la conseguenza è stata l’aumento di coloro (una novantina di persone) che, nell’attesa, dormono dove capita, in un parcheggio coperto, in un giardino, in un parco, fino a quando polizia e vigili urbani non li costringono a sgombrare. La notte dopo, inevitabilmente, si ricomincia daccapo.
La presenza crescente a Siena di richiedenti asilo a fini amministrativi è stata, nel recente passato, imputata ai tempi di espletamento procedurale più brevi che in altre città. C’è stato, inoltre, il caso del mediatore culturale accusato di aver percepito denaro dai migranti per facilitare l’ottenimento di permessi, che ha proiettato l’ombra inquietante del crimine organizzato.
Tutto ciò potrebbe aver indotto alla pensata politica (controproducente visto l’effetto nell’immediato) di introdurre di proposito dilazioni e blocchi tali da far circolare, nel mondo dei migranti, la voce che venire a fare documenti a Siena non è più conveniente? È una domanda a cui l’interrogazione parlamentare di Boldrini può dare forse una risposta.
Più in generale rimane comunque una constatazione. Esiste una distanza fra azioni e slanci di solidarismo presenti in città e una politica del Comune che, da quando il problema dei migranti di passaggio si è presentato, lo ha affrontato quasi esclusivamente come problema di decoro urbano e di ordine pubblico, relegando al margine soluzioni di accoglienza e guardando con un certo fastidio e con sospetto chi ha provato a dare cibo e alloggio. Il risultato è che sono mancati e mancano proprio decoro e ordine.