È uno dei vari problemi del Palio, tanto discussi quanto non risolti, quello della gente in pista prima della fine della corsa.
Come altri aspetti critici della nostra Festa, si presenta con minore o maggiore evidenza secondo le circostanze e le dimensioni numeriche della Contrada vincitrice, ma possiede una sua continuità nel tempo e una diffusione dalla quale nessuno può dichiararsi completamente immune.
L’incidente al cavallo del Nicchio (senza conseguenze) e al fantino Tittia (con conseguenze tutt’altro che lievi), avvenuto nel Palio di questo agosto, lo ha inevitabilmente portato ad un livello massimo di attenzione.
La pericolosità nel fare dell’anello di Piazza del Campo una specie di Calle Estafeta di Pamplona dove, invece dei tori, si devono scansare i cavalli, risulta evidente a ognuno.
Peraltro, non mancano i divieti e le sanzioni che chiamano in causa sia la responsabilità oggettiva delle Contrade relativa al comportamento dei loro monturati, sia la responsabilità personale dei singoli contradaioli.
Le prime hanno dato, nel corso del tempo, il loro effetto. È infatti ormai rarissimo vedere una comparsa vittoriosa che scende dal palco davanti a Palazzo Pubblico troppo presto rispetto al triplice scoppio del mortaretto che annuncia il termine della carriera.
Le seconde, costituite da contravvenzioni, non hanno mai avuto la necessaria efficacia anche perché applicate dai vari sindaci senza continuità e sistematicità. Un po’ perché non è facile individuare con certezza i soggetti da sanzionare, soprattutto se sono molti e in gruppo, un po’ per non incorrere nell’antipatia del burocratico esattore, incapace di comprendere e giustificare comportamenti che scaturiscono dalla gioia per la vittoria.
Eppure, forse è proprio questa l’unica via da riprendere, a partire dall’anno prossimo, con gli approfondimenti legali, normativi e regolamentari da studiare nel prossimo inverno e con un’informazione attenta in cui si mandi ai contradaioli un messaggio semplice: “Occhio, da ora in poi si fa così”. Forse non sarebbe dissuasivo per tutti, ma alla lunga per parecchi sì.