Siena, la città che pedala ancora poco: «Servono scelte vere sulla mobilità»
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Siena, la città che pedala ancora poco: «Servono scelte vere sulla mobilità»

Alberto Paggetti, presidente di Fiab Siena Amici della Bicicletta, analizza luci e ombre della ciclabilità senese: «Mancano una rete sicura e una strategia complessiva. Così la bici resta ai margini».

Siena, la città che pedala ancora poco: «Servono scelte vere sulla mobilità»
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

31 Agosto 2026 - 22.06


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di Augusto Mattioli

La bicicletta può diventare una presenza più importante nella mobilità quotidiana di Siena, ma per farlo servono infrastrutture sicure, una rete ciclabile realmente collegata e, soprattutto, una precisa volontà politica.

A fare il punto sulla situazione è il presidente dell’associazione Amici della Bicicletta di Siena Alberto Paggetti, che non nasconde le difficoltà e le criticità ancora presenti in città: dai percorsi ciclabili frammentati alla carenza di rastrelliere, fino ai problemi di sicurezza e di collegamento con il trasporto ferroviario.

L’associazione, che conta circa 180 soci, sostiene che Siena abbia tutte le potenzialità per aumentare significativamente la quota degli spostamenti in bicicletta, ma denuncia allo stesso tempo l’assenza di una strategia complessiva e di una visione di lungo periodo.

Partendo dalla domanda più semplice, ma anche più significativa: Siena è davvero una città per biciclette?

Siena ha le potenzialità per sviluppare una mobilità ciclistica capace di rappresentare una componente significativa degli spostamenti quotidiani, arrivando al 3-4% della mobilità complessiva e offrendo un’alternativa concreta all’auto privata.

Per raggiungere questo obiettivo, però, Fiab Siena Amici della Bicicletta APS ritiene indispensabile una precisa volontà politica di favorire una diversa mobilità attraverso la combinazione dei vari mezzi di trasporto: gli spostamenti a piedi e in bicicletta per i piccoli percorsi quotidiani, il trasporto pubblico per le percorrenze più lunghe, riservando l’auto privata soprattutto ai luoghi disagiati e alle attività che richiedono più spostamenti.

I vantaggi di spostarsi in bicicletta

L’associazione richiama l’attenzione sui benefici che una maggiore diffusione della bicicletta potrebbe portare alla città: meno auto sulle strade e nei parcheggi, riduzione dell’inquinamento atmosferico, delle emissioni climalteranti e del rumore, oltre a una maggiore vivibilità degli spazi urbani.

La bicicletta non dovrebbe essere considerata soltanto come uno strumento per il tempo libero, ma come un vero mezzo di trasporto quotidiano, economico e in grado di favorire l’attività fisica e la salute, sia individuale sia collettiva.

Tra gli aspetti meno conosciuti dei vantaggi c’è anche quello legato ai tempi di spostamento. Entro i cinque chilometri, la bicicletta può risultare più veloce dell’auto, soprattutto se si considerano i tempi necessari per trovare parcheggio (ad esempio, nel percorso Fontebecci–Centro Storico).

Nel cuore della città medievale, caratterizzato da strade strette e spesso affollate, la bicicletta, oltre alla praticità, può offrire una certa flessibilità. Nei tratti vietati o particolarmente congestionati è infatti possibile scendere e proseguire conducendo il mezzo a mano.

Una rete ciclabile e più sicurezza

Per modificare le abitudini negli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro dei cittadini, la priorità consiste nel disegno e nella realizzazione di una rete ciclabile cittadina sicura, attraverso un Biciplan che non comprenda soltanto piste e corsie ciclabili, ma anche strade con limite di velocità a 30 chilometri orari.

La sicurezza è un elemento fondamentale per incrementare gli spostamenti in bici. Una maggiore presenza di ciclisti sulle strade può contribuire a creare una sorta di “massa critica”, rendendo più evidente agli automobilisti la necessità di moderare la velocità.

Alla rete dei percorsi dovrebbe poi essere affiancata una distribuzione capillare delle rastrelliere, così da permettere di lasciare la bicicletta il più vicino possibile alla destinazione. L’associazione propone un vero e proprio piano delle rastrelliere, destinato a edifici pubblici, scuole, musei, uffici, condomini e spazi pubblici concessi agli esercizi commerciali. Nelle corti condominiali dovrebbe essere prevista la presenza di rastrelliere per biciclette.

Un ruolo importante dovrebbe essere affidato anche ai mobility manager pubblici, aziendali, scolastici e di area, attraverso piani degli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola coordinati con le politiche della mobilità comunale.

Scuola e sicurezza intorno agli istituti

Un altro capitolo riguarda la promozione della bicicletta tra i più giovani. Fiab organizza ogni anno, in oltre 200 città italiane, “Bimbimbici”, un’iniziativa pensata per avvicinare bambini e famiglie all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e strumento di autonomia.

A questa attività di promozione, secondo l’associazione, dovrebbe essere affiancata la realizzazione di vere zone scolastiche “30”, con limitazioni al traffico automobilistico nelle strade immediatamente circostanti gli istituti.

Il cicloturismo come risorsa per il territorio

La mobilità ciclistica non riguarda però soltanto gli spostamenti urbani. Il cicloturismo rappresenta infatti un settore in crescita e può diventare una risorsa economica importante per il territorio senese.

Siena è già al centro di manifestazioni di grande richiamo come L’Eroica e le Strade Bianche, eventi che valorizzano le strade secondarie e i paesaggi delle colline del Chianti e delle Crete Senesi. Un patrimonio che, secondo Fiab, potrebbe essere ulteriormente sviluppato considerando anche le diverse tipologie di cicloturista: non soltanto gli appassionati delle bici da corsa, ma anche chi viaggia con gravel, mountain bike o biciclette da turismo, per itinerari, vacanze e viaggi esperienziali.

In questo quadro assumono particolare importanza le grandi ciclovie europee, nazionali e regionali, dalla Ciclovia del Sole alla Francigena, dalla Tirrenica alla Due Mari, fino alla Ciclovia dell’Arno. Questi percorsi possono costituire una rete primaria di lunga percorrenza sulla quale sviluppare itinerari secondari e collegamenti locali, creando un sistema utilizzabile per turismo, sport, tempo libero e spostamenti quotidiani.

Il nodo dell’intermodalità

Un ulteriore elemento considerato strategico è il collegamento tra rete ciclabile e rete ferroviaria. La possibilità di combinare bicicletta e treno permetterebbe di utilizzare il trasporto ferroviario per gli spostamenti lunghi e la bici per i tratti più brevi. Per rendere realmente possibile l’intermodalità, servirebbero stazioni accessibili alle biciclette, con servizi di parcheggio sicuri e treni dotati di un numero adeguato di posti per le bici.

«Siena è ancora lontana dall’essere una città per biciclette»

È proprio confrontando queste prospettive con la situazione attuale che Fiab Siena esprime le proprie maggiori critiche nei confronti delle politiche comunali. Siena oggi è ancora lontana dal modello di città ciclabile auspicato e, secondo l’associazione, si assiste a una progressiva marginalizzazione della bicicletta nelle politiche della mobilità.

A dimostrazione della mancanza di un impegno reale sulla ciclabilità, citiamo alcuni recenti progetti: i collegamenti ciclabili tra le sedi universitarie, un progetto da oltre 1,4 milioni di euro che avrebbe prodotto alcuni chilometri di corsie ciclabili (strisce tratteggiate sulla destra della carreggiata), spesso scollegate tra loro e con interruzioni improvvise; la ciclopedonale di Valmontone, tra il parcheggio dei Tufi e Porta Romana, i cui lavori sono iniziati nel 2023 e non risultano ancora conclusi; mentre la nuova “bretellina” di Fontebecci è stata realizzata senza una pista ciclabile.

Nel mirino anche la ciclostazione dello stadio, ricavata nel vecchio rifugio antiaereo: difficile da individuare, poco segnalata e caratterizzata da una gestione con tempi e orari poco funzionali.

Un’altra criticità indicata riguarda l’estensione della Y storica del centro che, secondo l’associazione, avrebbe introdotto una segnaletica poco comprensibile, finendo per penalizzare gli spostamenti in bicicletta.

Tra le opere rimaste incompiute o ferme vengono ricordate, inoltre, la ciclopedonale del fosso di Ravacciano, il cui progetto, cancellato nel 2018, solo recentemente è tornato al centro dell’attenzione, e la ciclabile Poggibonsi-Siena-Buonconvento, progettata nel 2012 e realizzata soltanto in alcuni tratti, che, secondo l’associazione, si sarebbe persa in qualche cassetto.

Anche sul fronte della sosta, la situazione viene considerata insufficiente. Nel centro storico, sostiene l’associazione, sarebbero presenti soltanto tre rastrelliere realmente funzionali, spesso completamente occupate. Da qui la richiesta di un piano organico per la sosta delle biciclette.

Resta poi il problema dell’accessibilità ferroviaria: i binari della stazione di Siena, viene evidenziato, non sono facilmente accessibili con le biciclette e, per fare le scale, è necessario caricarsi la bici sulle spalle.

Una situazione ad alto rischio, ormai dimenticata, viene segnalata anche lungo il percorso della Francigena ciclabile a sud della città. La chiusura, dal 2017, del sottopasso della stazione ferroviaria della zona industriale di Isola d’Arbia costringerebbe i pellegrini a percorrere un tratto della SS2 e ad attraversare un passaggio a livello caratterizzato da traffico intenso.

Il PUMS e la richiesta di una visione per il futuro

Alla base delle criticità indicate, Fiab individua soprattutto l’assenza di una strategia complessiva per la mobilità ciclistica. L’esempio più evidente, secondo l’associazione, riguarda gli strumenti di pianificazione della mobilità, tra cui il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), adottato nel 2023 ma non ancora approvato, basato su monitoraggi parziali e datati, con obiettivi ritenuti poco realistici e senza una strategia attuativa sufficientemente definita.

La richiesta, in definitiva, è quella di un cambio di prospettiva: non soltanto interventi isolati, ma una rete organica di percorsi, parcheggi, collegamenti con il trasporto pubblico, sicurezza stradale e iniziative di sensibilizzazione.

«Purtroppo questa situazione perdura da molti anni e non vediamo spiragli di miglioramento – conclude il presidente di Fiab Siena Amici della Bicicletta APS, Alberto Paggetti –. Tutti i nostri sforzi di proposta e confronto vengono ignorati.

La conclusione, un po’ amara, è che “Siena non vuole essere una città per le biciclette”».

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