di Guido Becarelli
Su una media di 1500 libri che escono in Italia ogni settimana, questo vuole essere un piccolissimo assaggio, non prendetevela se il vostro autore preferito non sarà citato, o se il libro che aspettavate da mesi non compare… O peggio, se non parleremo del libro che voi stessi avete scritto. Per tutti questi, vi consigliamo di passare nelle librerie!

Lutto di miele – Frank Thilliez ed. Fazi – In libreria da martedì 14 luglio
Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso. Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.

Una tregua che non è pace – Miriam Toews ed. Einaudi – In libreria da martedì 14 luglio
«Perché scrivo?» Per provare a rispondere a questa domanda Miriam Toews fruga nei suoi immaginari manoscritti di bambina, fra le parole di altri scrittori, dentro le lettere a una sorella ammutolita, fra tornei di Scarabeo, viaggi in bicicletta per l’Europa, passeggiate sul fiume ghiacciato: una miriade di ricordi ora divertenti ora dolorosissimi – più spesso l’una e l’altra cosa insieme. E giunge alla inevitabile conclusione che chiedersi «perché scrivo?» è come tentare di racchiudere tutti i venti del mondo in un museo. Invitata a partecipare a una Conversación a Città del Messico nell’aprile del 2023, Miriam Toews si trova a dover produrre un testo sul tema fissato dal Comité per quell’edizione, e il tema è «perché scrivo?» La ricerca di una risposta innesca un profondo dialogo interiore, ora esilarante ora struggente, e avvia un percorso labirintico intorno al senso della scrittura e alle sue connessioni con la vita («Perché scrivi? Perché vivi?») e con la morte («Scrivere è forse l’alternativa accettabile al suicidio?») Ne nasce un caleidoscopio di scritture diverse, dalle lettere agli aneddoti, dalle citazioni ai frammenti di ricerca, e ovunque, intrecciati all’indagine del processo creativo e narrati con implacabile ironia, pezzi di memoria personale che mettono a nudo l’intimità della vita famigliare, con le sue tenerezze, le sue risate e le ineffabili voragini che vi si sono aperte. Bando alle divagazioni, la ammonisce il direttore del Comité, «si limiti a rispondere alla domanda: Perché scrivo? Per quale ragione?». Ma non è affatto così facile…

Le avvelenatrici – Silvana La spina ed. Neri Pozza – In libreria da venerdì 17 luglio
È una mattina di fine dicembre del 1783, l’aria odora di neve, anche se i palermitani sanno che è solo un’impressione: a Palermo non nevica mai. Tra le mura del convento di San Francesco, accade qualcosa di insolito: la cella di fra’ Gerlando è rimasta chiusa, nessuno l’ha visto nemmeno al Mattutino. Dietro quella porta, l’orribile scoperta: il corpo esanime del frate, gli occhi strabuzzati dal terrore, il viso gonfio, una schiuma biancastra agli angoli della bocca. Per lo speziale non ci sono dubbi: è veleno. Anche se quell’uomo di Dio non pareva avere un nemico al mondo. A parte forse l’anziana donna con cui, il giorno prima, c’era stato un misterioso incontro, alla fine del quale il frate era apparso turbato. «Quella vecchia è la Morte» aveva commentato. Ma non è l’unico mistero, perché il nome del frate compare in una lista insieme a quello di un barone morto lo stesso giorno, con gli stessi sintomi. Lista che ora si trova nelle mani di Maurizio Belmonte, uomo di fiducia del Viceré, che non crede alle coincidenze e teme che anche altri siano in pericolo. Per le strade si sussurra di preghiere speciali. Preghiere che si pagano a peso d’oro e che, dicono, possono far ammalare. Possono uccidere. Ma Belmonte non crede nemmeno alle fatture, è uomo dei Lumi. Eppure i morti sono reali e ora anche la donna che ama, Sofia Schulz, la pittrice che ritrae i defunti dell’aristocrazia, sembra affetta da un morbo incurabile. Il veleno è l’arma di chi conosce la pazienza, e non richiede coraggio né la violenza di un attimo di follia. Belmonte dovrà immergersi nell’oscurità di un rancore coltivato nel silenzio, cercare la verità lì dove il sacro e il profano si confondono e un maleficio si paga come una messa.

Bomarzo – Manuel Mujica Lainez ed. SUR – In libreria da mercoledì 15 luglio
A novanta chilometri da Roma, nel borgo di Bomarzo, il duca Pier Francesco «Vicino» Orsini concepì una delle opere più eccentriche e misteriose dell’intero Rinascimento: un parco di statue mostruose nel quale incubi, architetture impossibili e principi alchemici vengono scolpiti nella roccia. Con la maestria del grande romanziere, Manuel Mujica Lainez costruisce in questo libro un memoriale immaginario dell’enigmatico Orsini: dal giorno della sua nascita, quando un oroscopo gli predice la vita eterna, fino al momento in cui, nel Sacro Bosco che tanto amava, ottiene l’immortalità. Il risultato è la rielaborazione magica e poetica di un mondo di principi, cardinali, buffoni, artisti e cortigiani, la confessione in prima persona di un uomo disposto a tutto – un nobile che ha tramato nell’ombra, mentito, manipolato e ucciso pur di raggiungere i propri scopi -, il ritratto di un giovane storpio considerato indegno del cognome che porta e al tempo stesso il memorabile affresco di un’epoca. Paragonato da Borges all’Ulisse di Joyce, Bomarzo è un appassionante romanzo storico e insieme un’opera travolgente che supera i generi letterari, incantando come solo la grande letteratura sa fare.