di Guido Becarelli
Su una media di 1500 libri che escono in Italia ogni settimana, questo vuole essere un piccolissimo assaggio, non prendetevela se il vostro autore preferito non sarà citato, o se il libro che aspettavate da mesi non compare… O peggio, se non parleremo del libro che voi stessi avete scritto. Per tutti questi, vi consigliamo di passare nelle librerie!

Quando eravamo felici – Antonio Padellaro ed. Piemme – In libreria da martedì 23 giugno
Una grande penna italiana racconta la propria storia e assieme la storia d’Italia
«Devi pubblicarlo assolutamente», gli dice sua moglie, stringendogli la mano. E lui, Antonio, quel libro lo scrive davvero. Un flusso ininterrotto di ricordi. Qualche volta incoerenti, spesso vaganti, che procedono a tentoni, come chi è bendato in una stanza oscura ma dagli spazi che gli sono familiari. Quando eravamo felici è il resoconto di questo dialogo intimo e struggente. Lei, una malattia che non dà scampo, lo ascolta, lo corregge, lo sprona. È la sua lettrice necessaria, l’unica capace di scorgere dietro la rievocazione umana ed esistenziale e il piglio del giornalista lo smarrimento di un uomo davanti a qualcosa di troppo grande. In questa immersione narrativa lucida e accorata c’è la Versilia degli anni Sessanta, la casa di villeggiatura, rifugio estivo di parenti, di zii e cuginette e del giovane autore. Di suo padre e di una madre scomparsa troppo presto, all’origine di un turbamento quasi congenito. C’è l’Italia del miracolo, dei democristiani e dei socialisti, delle riforme formidabili; della crisi dei missili a Cuba e della morte violenta di Enrico Mattei, di un’epoca in cui la felicità sembrava un diritto acquisito e la politica conservava ancora il sapore di un destino collettivo. Antonio Padellaro non scrive solo l’autobiografia “disordinata” di una famiglia o di un Paese, mettendo a nudo lo scarto tra la “bruttezza dei nostri tempi” e quella stagione carica di passioni e sogni ma riesce a fare molto di più: mette in scena l’ultimo atto di una storia d’amore durata sessant’anni.

Il canto delle filatrici – Giulia dal Mas ed. tre60 – In libreria da mercoledì 23 giugno
Dal Mas torna a raccontare la storia della sua terra e la forza delle donne.
Friuli, anni Venti. A Maniago, un piccolo borgo ai piedi del monte Jôuf, crescono Nella, Adelina e Iolanda Santarossa, tre sorelle legate da un destino comune nella filanda, dove lavorano sin dall’infanzia. Iolanda è fidanzata con Pietro, un giovane operaio con grandi ideali e simpatie socialiste. Adelina vive un amore clandestino con il figlio di una famiglia altolocata, mentre Nella coltiva un profondo legame di amicizia con Luisa e una passione per i libri, sognando di lottare per i diritti e l’emancipazione delle donne. Ma nella piccola comunità di montagna, governata da regole taciute e immutate da generazioni, la relazione proibita di Adelina minaccia di spezzare fragili equilibri e compromettere il destino di tutta la famiglia. Così, mentre la guerra si avvicina, la ragazza fugge a Venezia in cerca di riscatto e libertà, lasciando dietro di sé dolore e sgomento. Anche Nella sceglie di lasciare Maniago e, insieme a Luisa, approda a Torino per partecipare alle lotte femminili. Iolanda, invece, resta al paese e continua a lavorare con dedizione alla filanda per guadagnarsi il ruolo più ambito, quello di passaseta. Tuttavia, quando il destino delle tre sorelle sembra ormai scritto, la vita irrompe con forza a rimescolare le carte: riusciranno a restare unite nonostante la distanza che le separa e le profonde ferite del passato? Tra l’ascesa del fascismo e l’ombra della guerra, le vite di Iolanda, Adelina e Nella si intrecciano in una storia di resistenza, affetti e coraggio, dove l’amore si rivela l’unica forza capace di superare i vincoli di sangue e mantenere viva la speranza in un futuro migliore.

L’armata nell’ombra. Gli eroici carabinieri della Banda Caruso – Meo Ponte ed. Longanesi – In libreria da mercoledì 23 giugno
Un libro che aiuta a ricordare perché la Resistenza non è divisiva. A meno che non si sia fascisti. O nostalgici. O in malafede.
Roma, settembre 1943. I nazisti hanno occupato la Capitale, mentre la Repubblica Sociale Italiana semina terrore e repressione. La tensione è altissima. I carabinieri, accusati di fedeltà al re e della cattura di Mussolini, diventano il bersaglio di arresti, torture e deportazioni nei lager. Per resistere e combattere il nemico nasce la banda Caruso, un fronte clandestino composto da circa seimila uomini e donne, divisi tra guerriglia urbana e raccolta di informazioni segrete, pronti a sfidare il destino e a pagarne il prezzo più atroce. Guidati dal generale Filippo Caruso, i carabinieri si riorganizzano in una rete di resistenza efficiente e coraggiosa: affrontano gli occupanti nazisti e danno un contributo decisivo alla lotta contro il nazifascismo. Molti vengono catturati, pochi riescono a salvarsi: tra questi il padre dell’autore, protagonista di una rocambolesca fuga sui tetti. Dopo numerose azioni di guerriglia e sabotaggio, lo stesso generale Caruso viene arrestato e subisce torture feroci per essersi rifiutato di parlare. Ma prima di essere fucilato riesce a fuggire dalla famigerata caserma di via Tasso. Meo Ponte traccia un ritratto intenso, umano e rigorosamente documentato di un gruppo di carabinieri protagonisti di una pagina decisiva della storia italiana.

È sangue di tutti noi – Valerio Varesi ed. Neri Pozza – In libreria da venerdì 25 giugno
Varesi traspone in romanzo una pagina dimenticata della nostra Storia: la Strage di Reggio Emilia del 7 Luglio 1960
Reggio Emilia, 7 luglio 1960. Nella piazza dei Teatri sono arrivati a decine di migliaia, richiamati dal Pci e dal sindacato per protestare contro l’imminente Congresso del Movimento sociale italiano a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Sono ex partigiani, operai, ragazzi, le magliette a strisce per riconoscersi, i cartelli stretti in pugno, sulle labbra le canzoni della Resistenza e gli slogan gridati contro il governo Tambroni, eletto proprio grazie ai voti dell’Msi. Sono tantissimi, il loro entusiasmo fa paura. I poliziotti della Celere arrivano in piazza per sgomberarla, spegnere le proteste sul nascere, tacitare le voci sempre più forti. Arrivano con licenza di sparare. Sparano. In quarantacinque minuti di mattanza muoiono in cinque: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, ragazzi, padri di famiglia, tutti ugualmente attoniti di fronte alla polizia che apre il fuoco su gente disarmata. Questa giornata di sangue, tuttavia, non arriva dal nulla: le sue radici affondano nei quarant’anni che l’hanno preceduta, nelle traiettorie singole plasmate da forze storiche opposte. Come quella di Afro Tondelli che, di origini contadine, cresce testimone della brutalità squadrista ed entra nella Resistenza; e quella dell’uomo senza nome che preme il grilletto – uno fra i tanti educati dal fascismo alla violenza politica – di cui l’autore immagina origini, percorsi e ragioni. In pagine vivide e adamantine, Valerio Varesi narra così queste due vite unite da un tragico giorno d’estate. È il romanzo di una strage, emblema della frattura mai ricomposta di un Paese senza memoria.
Ci si genuflette per pregare, per rendere omaggio a una divinità, a un santo o a una donna. Ma il poliziotto si è genuflesso per uccidere. A volte i gesti capovolgono il loro senso. E con essi anche quello della Storia, che inverte la marcia e rigurgita il passato.