di Serenella Civitelli
La Giunta Regionale Toscana ha approvato la Programmazione Integrata di Area Vasta Sud-Est 2026-2028 condivisa fra Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, Azienda USL Toscana Sud-Est ed ESTAR.
Giunto alla sua quarta edizione, il documento definisce priorità e strategie che, nei prossimi tre anni, interesseranno oltre ottocentomila persone nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto.
L’obiettivo è chiaro: costruire una sanità che superi i confini e, attraverso la condivisione e l’ottimizzazione delle risorse presenti in Area Vasta, garantisca accesso a servizi e percorsi uniformi, appropriati e di qualità, indipendentemente dal luogo di residenza.
L’integrazione è la chiave in un territorio pari alla metà della regione; il sistema sanitario dovrà fronteggiare sempre più le sfide dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento della cronicità e della complessità e fare i conti con la carenza di professioniste/i e di finanziamenti per rispondere alle vecchie e nuove esigenze senza diminuire la qualità delle cure, la condivisione e l’integrazione di competenze, strutture, modelli organizzativi e percorsi in un sistema a rete diventa essenziale.
Il documento individua diverse azioni strategiche: rafforzamento della medicina territoriale, consolidamento di Case ed Ospedali di Comunità, implementazione dell’innovazione tecnologica, valorizzazione del personale, formazione, miglioramento dell’appropriatezza di prestazioni e prescrizioni, ottimizzazione e sviluppo dei percorsi interaziendali e della presa in carico dei pazienti fragili e cronici.
Le due aziende si impegnano a contrastare ogni discriminazione e violenza, non solo di genere, ed a a condividere politiche di “Diversity, Equity and Inclusion Strategy”.
La sfida sarà trasformare gli obiettivi in azioni concrete che portino, da un lato, ad una sanità più efficiente e vicina alla popolazione, dall’altro, a motivare e valorizzare i professionisti e, in particolare, le professioniste che rappresentano circa il 70% del personale sanitario.
Un documento di programmazione sanitaria è spesso visto come un mero atto amministrativo. In realtà, ogni scelta organizzativa impatta sulla vita di tutte/i perché incide sui tempi di attesa per visite ed interventi, sulla possibilità di ottenere cure adeguate vicino a casa, sul senso di impotenza e di solitudine indotto dall’interruzione della continuità assistenziale dopo un ricovero o durante le fasi più delicate di malattia.
Per questo la Programmazione è, in realtà, un impegno a garantire accesso, equità e qualità delle cure a chi ne abbia bisogno, missione principale del SSN.
Partire non basta. Se si limitasse a definire obiettivi generali, il documento rappresenterebbe soltanto un punto di partenza.
Il suo valore strategico si concretizza attraverso strumenti specifici di monitoraggio dell’efficacia delle azioni intraprese per correggere eventuali criticità in corso d’opera.
Tuttavia, il vero giudizio spetterà ai cittadini ed alle cittadine che potranno verificare i risultati concreti e le loro ricadute: liste d’attesa più brevi, servizi più accessibili, miglior coordinazione e tempestività dei percorsi diagnostico-terapeutici, minori disuguaglianze.
Anche il giudizio “dell’utenza” tuttavia, non è esente dal rischio di errori. Per evitare che si confondano i diritti con le pretese è necessaria una forte azione formativa/informativa ed un coinvolgimento attivo della politica e della popolazione perché il vituperio acritico del servizio pubblico è una delle principali fonti di errori, disservizi e sprechi, umani ed economici e, in definitiva, un regalo ai privati.
Per approfondire, sia il documento di programmazione 2026-2028 che il Rendiconto 2025 sono consultabili sui siti web delle due Aziende sanitarie