Salendo la strada polverosa e un po’ sconnessa che da Abbadia Isola porta a Casa Giubileo si incontra il luogo dell’eccidio dei 19 partigiani che sacrificarono la loro vita nel tentativo di contribuire a chiudere quel disgraziato ventennio. Viene spontaneo chiedersi, davanti al mausoleo della Porcareccia, se questi luoghi hanno ancora il potere di trasmettere emozioni alle nuove generazioni. Anche l’Anpi Valdelsa, evidentemente, ha riflettuto su questi temi se ha dedicato la due giorni del Montemaggio Festival Resistente 2026 a ripensare l’antifascismo.
Così, il 6 e 7 giugno, Casa Giubileo ha ospitato una nuova edizione del “Festival Resistente”. Due giornate dense di incontri, laboratori partecipati, musica, confronto politico e riflessione collettiva, culminate in un’assemblea antifascista che ha provato a rispondere a una domanda tanto semplice quanto decisiva: come raccontare oggi la Resistenza e l’antifascismo alle nuove generazioni?
L’iniziativa ha riunito associazioni, attivisti, studenti, ricercatori, amministratori locali e cittadini provenienti da diversi territori della Toscana. Un appuntamento che ha saputo evitare il rischio di una celebrazione rituale e scelto coraggiosamente la strada della partecipazione e della costruzione condivisa di pratiche antifasciste contemporanee. La scelta di workshop ha favorito la metodologia orizzontale, facilitando il dialogo tra esperienze diverse e il contributo diretto dei partecipanti. Al centro della discussione non vi era soltanto la conservazione della memoria resistenziale, ma soprattutto la sua capacità di parlare ai conflitti, ai bisogni e alle aspirazioni del nostro tempo.
L’elemento emerso con forza riguarda la necessità di superare la tipica narrazione esclusivamente commemorativa. Molti interventi hanno sottolineato come le giovani generazioni fatichino a riconoscersi in un racconto della Resistenza percepito spesso come distante, scolastico o confinato al passato dei nonni. Non perché manchi interesse verso i valori democratici e antifascisti, ma perché quei valori vengono frequentemente presentati come capitoli chiusi della storia anziché come strumenti per interpretare il presente.
Linguaggi, strumenti comunicativi e pratiche culturali hanno fatto la parte del leone nelle discussioni dei gruppi di lavoro. In uno di questi, Francesco Filippi, storico della mentalità e autore, tra gli altri, del saggio Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, ha provato ad analizzare il perché entrando nel “supermarket della memoria” non troviamo parole chiavi per declinare il fascismo. Cosa, ci dice, che non accade in Germania. A differenza del Terzo Reich nazista vinto e frustrato, dove gli alleati dal maggio 1945 imposero operazioni mediatiche potenti per la ricostruzione di una nuova memoria facendo perdere alla lingua tedesca parole chiave del nazismo, in Italia la scomparsa del fascismo non avvenne nello stesso modo e pertanto c’è stata una continuità nel linguaggio: “Parliamo la stessa lingua del Duce, la stessa identica lingua di chi costruì quel tempo -sostiene Filippi – perché se noi leggiamo un discorso di Benito Mussolini, non solo lo capiamo ma ne capiamo le finalità”.
Un altro tema centrale è stato quello della partecipazione. La trasmissione della memoria, hanno osservato molti partecipanti, non può essere ridotta a un processo unidirezionale nel quale una generazione racconta e un’altra ascolta. Occorre invece costruire spazi in cui i giovani siano protagonisti reinterpretando i valori della Resistenza alla luce delle sfide che vivono quotidianamente come quella della precarietà, della crisi climatica, delle disuguaglianze sociali, delle discriminazioni, comprese le nuove forme di autoritarismo, suprematismo e odio online. Una Resistenza riletta non soltanto come base fondante della Repubblica, ma come pratica concreta di emancipazione e solidarietà.
Le conclusioni dei workshop delle due giornate sono confluite nell’assemblea antifascista finale, momento di sintesi ma anche di rilancio politico e culturale. Dalla discussione è emersa la convinzione condivisa che l’antifascismo continua a rappresentare un orizzonte attuale, ma necessita di un profondo rinnovamento nelle modalità con cui viene comunicato. Non solo nuovi strumenti ma rendere più evidente il legame tra i principi della Resistenza e le questioni che attraversano la vita delle nuove generazioni. Libertà, giustizia sociale, uguaglianza, partecipazione democratica e difesa dei diritti non appartengono soltanto alla memoria del Novecento ma sono temi che parlano direttamente al presente.
L’assemblea ha quindi indicato una direzione nel costruire percorsi capaci di intrecciare memoria e futuro, evitando retorica e nostalgia, per fare in modo che la Resistenza non venga percepita come un monumento da visitare occasionalmente, ma come una pratica collettiva da vivere nel quotidiano. E tutto ciò può avvenire solo attraverso la consapevolezza che l’antifascismo del futuro si costruisce ascoltando, coinvolgendo e dando spazio alle generazioni che abiteranno quel futuro.
Quando chiediamo a Francesco Corsi, coordinatore dell’Anpi Valdesa, il bilancio del Festival risponde: “Abbiamo creato senso di un nuovo antifascismo e di un nuovo spirito di militanza concludendo il Festival con la grande assemblea antifascista, momento di incontro tra tante realtà che camminano con noi sulla stessa strada dell’antifascismo e della memoria per fare non solo rete ma anche tessuto. Una convergenza della quale c’è bisogno in questi tempi così difficili.”
L’eredità più preziosa lasciata da questo Festival Resistente è, forse, la consapevolezza che l’antifascismo del futuro si costruisce ascoltando, coinvolgendo e dando spazio alle generazioni che quel futuro dovranno abitarlo.