Il 6 e 7 giugno torna il Festival Resistente: due giorni di memoria, cultura e antifascismo per guardare al futuro
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Il 6 e 7 giugno torna il Festival Resistente: due giorni di memoria, cultura e antifascismo per guardare al futuro

L'edizione 2026 introduce una novità significativa: accanto alle iniziative tradizionali, prende forma un percorso strutturato di workshop tematici che metteranno in dialogo studiosi, attivisti, associazioni e partecipanti.

Il 6 e 7 giugno torna il Festival Resistente: due giorni di memoria, cultura e antifascismo per guardare al futuro
Parte del manifesto del Festival di Irene Raspollini
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Marcello Cecconi Modifica articolo

2 Giugno 2026 - 10.00


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C’è un luogo, sulle colline tra Monteriggioni e la Valdelsa, dove la memoria della Resistenza continua a interrogare il presente. È il Montemaggio, teatro nel marzo del 1944 del più grande eccidio di partigiani combattenti della Toscana, quando diciannove giovani furono catturati e uccisi dalle truppe nazifasciste. È qui, a Casa Giubileo, che il 6 e 7 giugno torna il Montemaggio Festival Resistente, appuntamento promosso da ANPI Valdelsa che giunge quest’anno alla sua tredicesima edizione.

Nato nel 2014 per mantenere viva la memoria di quei fatti e trasmetterne il significato alle nuove generazioni, il festival è cresciuto nel tempo fino a diventare uno spazio di incontro capace di unire approfondimento storico, partecipazione civile, cultura, musica e confronto politico. Un’esperienza che non si limita alla commemorazione ma prova a costruire, anno dopo anno, una riflessione collettiva sull’attualità dell’antifascismo e sul ruolo che la memoria può avere nella società contemporanea.

L’edizione 2026 introduce una novità significativa: accanto alle iniziative tradizionali, prende forma un percorso strutturato di workshop tematici che metteranno in dialogo studiosi, attivisti, associazioni e partecipanti. Un tentativo di trasformare il festival in un vero laboratorio di elaborazione politica e culturale, partendo dalla storia per affrontare alcune delle questioni più urgenti del presente.

Il programma prenderà il via sabato 6 giugno alle 9 con il trekking sui sentieri partigiani, organizzato insieme a Girografando il Mondo e agli Amici della Montagnola, in collaborazione con Unicoop Firenze. Un percorso ad anello che attraversa i luoghi della Resistenza e consente di riscoprire il legame profondo tra territorio e memoria. Alle 10 spazio a “Banditi!“, il gioco di ruolo divulgativo dedicato alla Resistenza antifascista italiana coordinato da Monica Bonvicini, un progetto che utilizza strumenti innovativi per coinvolgere i partecipanti nella conoscenza della storia.

Dopo il tradizionale pranzo alla macchia, momento conviviale di sostegno al festival, (ormai al completo) il pomeriggio si aprirà con il concertino partigiano dei The Gutbuckets e con una serie di laboratori che rappresentano il cuore politico dell’edizione 2026. Donne Insieme Valdelsa proporrà “Nessun consenso al dominio“, un workshop dedicato ai rapporti tra fascismo, patriarcato e costruzione del consenso. Andrea Sestante guiderà invece “Yekatit 12La resistenza dei partigiani etiopici contro l’occupazione fascista“, un percorso di narrazione anticoloniale che allargherà lo sguardo alle resistenze dimenticate dalla memoria pubblica italiana. Francesco Filippi, storico e divulgatore tra i più autorevoli nel lavoro di decostruzione dei miti del fascismo, condurrà infine “Il supermercato della memoria“, una riflessione sul rapporto tra ricordo, oblio e costruzione delle narrazioni collettive.

Dopo la restituzione pubblica dei workshop, la giornata si concluderà all’insegna della musica con il concerto de L’Orchestrino e, dalle 21, con la serata dance hall di RialeStudioOne e Joe Dischetto.

La giornata di domenica 7 giugno si aprirà alle 10 con la premiazione del concorso “Da Montemaggio alla Costituzione“, rivolto alle scuole e realizzato in collaborazione con Unicoop Firenze. Un’iniziativa che rappresenta uno dei fili conduttori del festival: il rapporto tra memoria storica, educazione civica e partecipazione democratica. Alla premiazione interverranno, tra gli altri, Francesco Filippi, l’illustratrice Irene Raspollini, autrice dell’immagine ufficiale del festival 2026, e Katia Di Rienzo dell’ANPI Provinciale di Siena.

A seguire prenderanno il via altri due workshop dedicati a temi particolarmente attuali. Il collettivo No Base Coltano proporrà “Resistere alla militarizzazione“, un laboratorio sulle pratiche di monitoraggio e contrasto ai processi di militarizzazione nelle scuole e nei territori. Pietro Centorrino guiderà invece “Resistenze ecologiche“, un confronto sul rapporto tra crisi ambientale, sfruttamento delle risorse e nuove forme di cura e gestione collettiva dei territori.

Dopo la restituzione dei laboratori, accompagnata dal concertino partigiano di Lorenzo Ciccarelli, tornerà “Banditi!” in una sessione dedicata agli studenti. Alle 15 è in programma uno dei momenti centrali dell’intero festival: la Grande Assemblea Antifascista. Un appuntamento aperto ad associazioni, movimenti, organizzazioni e singoli cittadini chiamati a confrontarsi sul significato dell’antifascismo nel XXI secolo, sulle sfide che attraversano le democrazie contemporanee e sulle forme che può assumere oggi l’impegno civile.

«Non vogliamo fermarci alla celebrazione – spiegano gli organizzatori – ma capire insieme come la memoria possa intervenire sul presente e parlare al futuro». È probabilmente questa la chiave più autentica del Festival Resistente: fare del Montemaggio non soltanto un luogo della memoria, ma uno spazio politico e culturale vivo, capace di interrogare il nostro tempo.

A chiudere la manifestazione sarà il concerto dei Willos, ultimo appuntamento di due giorni che intrecciano storia, musica, socialità e partecipazione. Con ingresso gratuito a tutte le iniziative, punto ristoro attivo per l’intera durata del festival e attività dedicate ai più piccoli curate da Radia APS e Bosco Fuoritempo, il Montemaggio Festival Resistente si conferma un’esperienza collettiva che guarda alla Resistenza non come a una pagina chiusa del passato, ma come a un patrimonio di valori e pratiche ancora indispensabili per leggere il presente e immaginare il futuro.

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