Tutti vogliono la banca più antica del mondo ma c'è chi la vuole per non farla più essere senese
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Tutti vogliono la banca più antica del mondo ma c'è chi la vuole per non farla più essere senese

Da domenica il sistema finanziario gioca il suo risiko sul destino dell’Istituto di Siena. Il primo a muoversi, domenica 7 giugno, è stato Banco Bpm ma in serata si fa avanti con forza Banca Intesa. Il ruolo decisivo di Unipol. Il centro destra diviso sul destino del nuovo Gruppo.

Tutti vogliono la banca più antica del mondo ma c'è chi la vuole per non farla più essere senese
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

8 Giugno 2026 - 21.23


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di Francesco Tunda 

In queste ore a Rocca Salimbeni gli amministratori del Monte dei Paschi di Siena sono chiusi nelle storiche stanze per valutare come comportarsi rispetto al terremoto che sta coinvolgendo l’intero sistema bancario italiano. Valuteranno con accortezza i pro e i contro che si nascondono dietro ogni proposta e forse, a Borse chiusa, sarà possibile leggere in filigrana le loro intenzioni. Intanto mentre la grande finanza nazionale e internazionale sta giocando a risiko, la città vive ancora una volta ore di attesa. Tante dichiarazioni si susseguono in città con la gran parte di queste che si dichiarano a tutela, sia nella forma sia nella sostanza, della dimensione senese della più antica banca del mondo.  

Tutto ha inizio in una domenica d’inizio estate, il 7 giugno, allorquando si apprende che il Consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha deciso di concordare con il  Monte dei Paschi di Siena un’operazione di aggregazione dei due istituti. Tutti intuiscono che si tratta di una mossa difensiva e che anche qualcun altro si farà avanti. Detto e fatto. Alle 20 della stessa domenica si riunisce in forma straordinaria il Cda di Intesa Sanpaolo per approvare, su proposta del Ceo Carlo Messina, l’operazione di acquisto della banca senese. Un’offerta gigantesca: l’operazione d’acquisto e scambio vale 30 miliardi e coinvolge – come viene subito dichiaro dagli stessi vertici – anche Unipol. Quindi Bper. All’Unipol di Carlo Cimbri, sarebbero destinate ben 635 filiali di Mps e inoltre sarebbero dirottate da Siena le attività centrali. Questi atti porterebbero, successivamente, alla fusione con Bper e il Gruppo ad avvenuta fusione, prenderebbe il nome di “Banca Monte dei Paschi”. A sparire dal marchio sarebbe, dunque, quel “senese” che ha contraddistinto l’origine, l’agire finanziario e la cultura di Mps.

Se questa operazione di Intesa-Unipol  fosse portata a termine si creerebbe un vero colosso del settore bancario italiano e europeo: diventerebbe cioè il secondo Gruppo finanziario. Unipol da quel che si capisce, e da quanto viene dichiarato dai suoi stessi amministratori, diventerebbe un essenziale baricentro dell’operazione. All’apertura della Borsa, lunedì di prima mattina, i titoli delle banche sono schizzati alle stelle: record per Mps, la bella banca che tutti vorrebbero, che ha un rialzo del 10% trascinandosi dietro anche Mediobanca con un 9,5% in più. Meno premiate sono state Intesa con un meno 3% e anche Unipol con un 1,06% in meno. 

Cosa accadrà è molto difficile da capire sia per la vischiosità del grande sistema finanziario e anche per le posizioni divergenti che si sono già manifestate nel governo di centro destra. Concorda su questo Pino di Blasio, un giornalista dalla vista lunga sia sulla finanza nazionale sia sul Mps: “ Non c’è, su questa complessa vicenda- ci dice-  una posizione univoca del Governo nazionale, com’era già successo con la posizioni espresse da Caltagirone nell’assemblea degli azionisti di aprile.  Potremmo riassumere dicendo che nel Governo ci sono due distinti pensieri e atteggiamenti. L’ala che fa capo al Ministero del Tesoro, cioè Giorgetti e Zaia – ben vista anche da Marina Berlusconi – è favorevole a una alleanza e a una  fusione tra BPM e Mps in cui ognuno tenga i suoi sportelli per evitare sovrapposizioni. Il nuovo Gruppo potrebbe pesare anche nella gestione di Mediobanca  cuore storico della finanza e della politica milanese”.

E l’altra offerta, quella di Intesa San Paolo (offerta pubblica d’acquisto ostile ai disegni del Monte dei Parchi di Lovaglio), è sostenuta più o meno apertamente dalla stessa Presidente Meloni e da Fazzolari, quindi da Fdi. Così pensano di avere nuove chances per pesare nella finanza meneghina e sabauda. Ne godrebbe anche Caltagirone che vedrebbe aumentare il suo ruolo nell’intero sistema bancario.  Cosa dire, infine, dell’atteggiamento di Unipol? chiediamo a Pino di Blasio: “ Quando Cimbri dice, con gentilezza, che la nuova banca si chiamerà Banca Monte dei Paschi  in realtà è una furbata in qualche modo per tenersi in mano il marchio della banca più antica del mondo, ma togliendole anche il punto di vista di Siena, perché a quel punto sarebbe veramente una follia tenersi Siena, considerando che il centro di comando è a Bologna questo è evidente”. 

Non si capisce quale strada sceglierà di percorrere il vertice di Mps. Si tratta di capire cosa deciderà il consiglio d’amministrazione, ancora riunito mentre scriviamo e più che altro cosa decideranno gli azionisti, Caltagirone in testa. E quello che potrà e saprà fare Lovaglio, ormai già insignito dai senesi dell’alto riconoscimento del Mangia d’oro. 

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