Lo sparo al Comando dei Vigili urbani fu episodio incidentale
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Lo sparo al Comando dei Vigili urbani fu episodio incidentale

Nella sua risposta ad un'interrogazione del gruppo consiliare PD, l'assessore Cardini ha però fatto un lungo elenco di nuove iniziative di addestramento dei vigili, rivelando così che erano fondati i timori di chi considera l'armamento una forzatura ideologica troppo frettolosa

Lo sparo al Comando dei Vigili urbani fu episodio incidentale
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

23 Luglio 2026 - 16.52


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Il percorso di addestramento per dare ai vigili urbani di Siena un’arma da fuoco è stato effettuato in modo frettoloso, sotto la spinta di pulsioni ideologiche più che di impellenti necessità di servizio.

È ciò che si può, indirettamente ma con chiarezza, ricavare dalla risposta dell’assessore Fiamma Cardini all’interrogazione del gruppo PD sul colpo di pistola esploso accidentalmente e senza conseguenze, alcune settimane fa, nei locali della Polizia Municipale.

Secondo l’assessore si è trattato di “episodio incidentale”, attribuibile a responsabilità individuale. Assolti, dunque, sia il Regolamento del Corpo di Polizia Locale, sia quello specifico sull’armamento, sia la formazione che ha dato ai vigili le qualifiche di agenti di pubblica sicurezza necessarie per portare armi, sia infine, e soprattutto, la scelta politica dell’amministrazione comunale di armarli.

È stata una risposta ferma, tanto scontata quanto attesa. Apparentemente al riparo da repliche.

Ma alla domanda su quali siano le iniziative di aggiornamento per evitare il ripetersi di “episodi incidentali”, l’elenco è stato lungo.

In primo luogo, “sedute operative coordinate dai sei agenti che hanno frequentato, presso la casa produttrice Beretta, uno specifico corso tecnico di approfondimento su montaggio, smontaggio e pulizia dell’arma in dotazione”.

In secondo luogo, l’aumento del numero delle sessioni di tiro oltre le tre annuali già previste.

Ed infine, anche “l’acquisto di un simulatore di tiro interattivo” per “ricreare scenari reali e complessi, in cui l’agente si trova a dover gestire la precisione del tiro, il processo decisionale rapido, la gestione dello stress operativo, la valutazione sull’impiego di strumenti letali o non letali e la capacità di mantenere lucidità in presenza di eventi imprevisti o ambienti caotici”.

Se vi pare poco! E soprattutto perché da ora in poi e non prima dell’“episodio incidentale”, se non per la furia di lasciare un “segno identitario” spostando la funzione civica dei vigili urbani sempre più verso compiti di polizia giudiziaria e di ordine pubblico?

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