C’è una costante che torna e balza agli occhi nella vicenda di banca Monte dei Paschi di Siena negli ultimi venti anni della sua storia secolare. Ed è l’assalto al cielo. Quello del mondo della finanza. E purtroppo con esiti disastrosi, seppure per motivazioni differenti.
Come tutti si sa, il primo tentativo fu l’acquisto di Banca Antonveneta. Obiettivo: MPS terzo polo bancario nazionale. Finì con il fallimento per gli errori compiuti dalla dirigenza (e di conseguenza dalla componente politica e sindacale che, in maggioranza, l’avevano espressa) ma anche per altre molteplici cause, quali la crisi economica internazionale di inusitata dimensione, le carenze degli organi di vigilanza, il vasto e trasversale consenso politico all’operazione.
Tutte cose, queste ultime, sottaciute, al massimo accennate a mezza bocca, rapidamente dimenticate nel cassetto dell’oblio a vantaggio dell’utile, semplificata narrazione della responsabilità unica.
MPS venne salvato in un percorso che andò dal 2017 (nazionalizzazione del governo Gentiloni) al 2022 (nomina di Luigi Lovaglio ad amministratore delegato e aumento di capitale del governo Draghi). Siena perse il controllo della banca, ma ne mantenne il nome e la direzione centrale.
All’epoca la destra, che era opposizione, andò gridando, in una campagna d’opinione durissima, che si davano soldi a una banca (per giunta “rossa”) affamando la povera gente. Era la stessa che, oggi al governo, si intesta il risanamento con qualche motivazione reale, che consiste però nell’essersi ravveduta e nell’aver continuato sulla linea dei predecessori. Tutta roba, anche questa, ben riposta nel cassetto di cui sopra.
Tornata a produrre reddito (non andrà mai sottaciuto l’impegno dei lavoratori e la fedeltà di quei risparmiatori che non fuggirono da Rocca Salimbeni quanto tutto sembrava crollare) Banca MPS ha progettato ed effettuato un nuovo assalto, questa volta nientemeno che a Mediobanca e a Generali. Obiettivo: diventare il secondo polo bancario nazionale. L’operazione è riuscita, ma la durata è stata breve, come il volo di Icaro. L’opa ostile di Intesa – S. Paolo e di Unipol – BPER, se condotta a termine, comporterà, infatti, lo smembramento in due, il trasferimento della direzione generale in Emilia, la cancellazione di Siena dal marchio. Il quale, pertanto, verrebbe mantenuto in virtù della sua vetustà unica nel mondo delle banche, ma con l’amputazione della esse finale.
Sarebbe la katastrophé della tragedia greca, laddove l’azione precipita conducendo alla rovina l’eroe travolto da Nemesis (la dea della giustizia distributiva) che ne punisce la Hybris (l’orgoglio). Una prima volta e poi una seconda. Insomma, una duologia. Si arriverà alla trilogia con un esito meno cupo come nell’Orestea di Eschilo dove Oreste viene alla fine liberato dalle Erinni?