Una serie di figurine, tratte dagli affreschi del Pellegrinaio, si “affacciano” da qualche mese alle bifore del Santa Maria della Scala. L’intento dell’istallazione è mostrare all’esterno ciò che si può vedere all’interno per invogliare i turisti ad entrare e fare il biglietto. Ma il risultato estetico appare quanto mai discutibile.
La facciata, di nuda, severa eleganza, è stata mutata in una specie di posticcia quinta teatrale, a detrimento di autenticità e fascino. Per di più, data la già abbondante presenza di stendardi e di totem pubblicitari a parete e a terra, c’è da chiedersi se ce n’era davvero bisogno.
Si dirà che qualcosa di simile, seppure di minore impatto, era già comparso in due finestre sopra la seduta di Palazzo Piccolomini in Banchi di Sotto, per pubblicizzare le Biccherne esposte all’Archivio di Stato, senza suscitare dubbi o critiche.
Ma proprio qui sta il punto. Qual è il limite alla diffusione di questa tendenza che piega porzioni più o meno estese di edifici di grande valore architettonico all’esigenza di attrarre, con immagini posticce, l’attenzione del turista di passaggio? Quando, viene da domandarsi, spunteranno dalle trifore di Palazzo Pubblico i cartonati della testa gualdrappata del cavallo di Guidoriccio, o del volto della Madonna di Simone Martini, o di dettagli del paesaggio urbano e rurale degli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti?