di Gabriella Piccinni
Nelle ultime settimane, il dibattito sui giornali senesi e nei social si è infiammato attorno all’animale araldico della città, la Lupa che allatta i gemelli Romo e Remo. Naturalmente la polemica non riguarda la Contrada di Vallerozzi, ma la decisione dell’amministrazione comunale di installare nella rotatoria di Fontebecci, all’ingresso nord della città, una nuova scultura che raffigura la Lupa, donata dall’artista Alberto Inglesi, che inserisce alcune novità iconografiche (i gemelli non stanno prendendo il latte, un terzo bambino sale una scala, un chiaro richiamo ai piccoli che salgono verso la Madonna nella sala del Pellegrinaio dell’antico ospedale di Santa Maria della Scala)
La vicenda riflette la consueta passionalità senese. Mentre per molti è un giusto omaggio alla storia cittadina, per altri la collocazione e lo stile contemporaneo profanano un’icona che dovrebbe restare legata esclusivamente ai luoghi storici del centro.
Di cosa stiamo parlando? Si tratta di una scultura imponente che rivisita l’iconografia classica della Lupa e che, nelle intenzioni dell’autore, rappresenta la civitas stessa, l’accoglienza e insieme il senso di appartenenza senese. L’opera è accompagnata dal celebre motto che dal 1604 campeggia sopra Porta Camollia Cor magis tibi Sena pandit (Siena ti apre un cuore più grande della porta). Proprio il legame con la storica accoglienza senese è stato l’argomento usato per placare le polemiche: la Lupa non sarebbe un segnale di confine, ma un abbraccio verso il visitatore.
Le voci critiche, apparse in numerose lettere ai giornali e interventi social, si sono concentrate su vari fronti. Alcuni puristi dell’araldica hanno criticato lo stile della scultura, ritenendolo troppo distante alle classiche raffigurazioni presenti in luoghi della città, come piazza del Duomo o Palazzo Pubblico. È stata anche sollevata la questione della distrazione dei conducenti in un punto nevralgico e trafficato come Fontebecci. Altri hanno criticato il progetto complessivo di arredo delle rotonde. C’è chi ha ironizzato sul fatto che “sembra di entrare nel territorio di Vallerozzi” anziché in città. Agli occhi di chi scrive l’opera è bella, ma naturalmente sul piano estetico si rispettano i gusti di tutti, così come si rispetta sempre l’artista che interpreta o reinterpreta un tema con il proprio talento creativo, anche quando la sua opera non piace.
Chi ha difeso la scelta ha sottolineando che collocare la Lupa a Fontebecci significa dare il benvenuto a chi arriva da fuori con il simbolo identitario per eccellenza; il lavoro di un artista stimato come Inglesi reinterpreta la tradizione in chiave moderna, e non c’è niente di male. Da palazzo, infine, hanno spiegato che l’installazione fa parte di un progetto più ampio che vede opere d’arte contemporanea presidiare i nodi stradali (come il Gallo dei 100 anni di Renato Ferretti che a Montarioso celebra il centenario del Consorzio Chianti Classico, il Pegaso di Marco Lodola nella rotonda di via Bianchi Bandinelli o il Cavallino di Paolo Staccioli alla rotonda dei Due Ponti).
Al di là dei giudizi discordanti, chi scrive è intanto intervenuta su Facebook chiarendo, da storica, due punti fondamentali: è un errore sostenere che la lupa senese debba avere la testa diritta a differenza della lupa romana; così come è in errore chi continua a scrivere che i gemelli allattati nelle lupe senesi sarebbero i miti fondatori di Siena, Senio e Aschio, figli di Remo, fuggiti alla furia dello zio Romolo (ormai la questione è stata definitivamente chiarita dagli studi storici).