Per Mps il prossimo appuntamento, come è noto, è il 29 ottobre, quando gli azionisti saranno chiamati a votare sul progetto dell’attuale management, guidato da Luigi Lovaglio. Si tratta di un percorso distinto da quello dell’eventuale acquisizione da parte di Intesa, ma entrambi possono incidere profondamente sul futuro della banca senese e sugli equilibri del sistema creditizio italiano.
Intanto si è pronunciata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), l’Antitrust, chiamata a verificare se l’operazione prospettata da Intesa Sanpaolo possa ridurre la possibilità per cittadini e imprese di scegliere tra banche e servizi finanziari diversi. Che cosa succederebbe alla concorrenza se Intesa acquisisse il controllo di Monte dei Paschi di Siena? è la domanda alla quale sta cercando di rispondere.
Il timore è che, sommando le attività dei due gruppi, si crei una posizione troppo forte in alcuni mercati, con possibili conseguenze sui servizi offerti a risparmiatori e imprese. Per questo l’Autorità sta esaminando sia la presenza territoriale delle banche sia i legami con il settore assicurativo e della gestione del risparmio.
A fare il punto è stato il presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino, intervenendo a Bruxelles. Tra le questioni più delicate c’è quella di Generali. Il collegamento è indiretto, ma rilevante: MPS detiene una partecipazione in Mediobanca, che a sua volta possiede il 13,3% di Assicurazioni Generali. Se Intesa acquisisse MPS, entrerebbe quindi nella catena societaria che conduce a quella quota del grande gruppo assicurativo.
La questione non è soltanto chi possiede le azioni, ma quale influenza può esercitare. L’Antitrust vuole evitare che la partecipazione in Generali, pur senza attribuire a Intesa il controllo della compagnia, possa diventare uno strumento per condizionarne le scelte. Per questo Valentino ha indicato la necessità di possibili «misure correttive comportamentali»: in termini semplici, regole e vincoli che garantiscano che la quota resti un investimento finanziario, senza consentire al gruppo bancario di influenzare le decisioni di Generali.
Il secondo nodo riguarda gli sportelli. Se due grandi banche operano negli stessi territori, la loro concentrazione può ridurre la concorrenza proprio dove famiglie e imprese hanno meno alternative per depositare il denaro, chiedere un prestito o ottenere altri servizi bancari. In questi casi, secondo Valentino, la soluzione passa in via prioritaria da rimedi strutturali, cioè dalla cessione effettiva di attività e filiali, non soltanto da impegni sul comportamento futuro.
Intesa ha già previsto, proprio per affrontare questo problema, la cessione a Unipol di 635 filiali MPS, insieme al marchio e alle attività necessarie a far funzionare la banca. Il progetto contempla un successivo passaggio del ramo bancario a Bper. Ma resta da verificare se il numero e la distribuzione degli sportelli individuati siano sufficienti a eliminare le sovrapposizioni nei singoli mercati locali. La valutazione dell’Antitrust, quindi, non riguarda soltanto quante filiali saranno cedute, ma anche quali filiali e in quali territori.
L’istruttoria, avviata il 15 settembre, dovrà concludersi entro il 30 novembre. Solo al termine di questa verifica sarà più chiaro quali condizioni l’Autorità riterrà necessarie per tutelare la concorrenza. Il calendario dell’Antitrust, inoltre, non coincide necessariamente con quello dell’eventuale OPAS di Intesa: l’offerta pubblica di acquisto e scambio potrebbe seguire un percorso temporale diverso rispetto alla conclusione dell’istruttoria.