L’Italia si è fermata per una giornata di protesta che ha assunto dimensioni difficili da ignorare. Lo sciopero generale del 30 ottobre ha portato manifestanti nelle piazze di oltre cinquanta città. Anche un consistente gruppo di studenti universitari e delle scuole medie superiori senesi ha partecipato alla manifestazione svoltasi nelle strade cittadine con slogan riguardanti il loro futuro ma anche aspetti più politici che interessano il nostro paese e quelli anche internazionali.
Da Milano a Roma, da Torino a Genova, passando per Bologna, Napoli, Palermo, Pisa e Firenze, la partecipazione ha superato le aspettative della vigilia. Non esiste ancora un conteggio ufficiale e verificato delle presenze. Le stime diffuse dagli organizzatori e dai movimenti parlano di una partecipazione complessiva molto ampia, con cifre che superano i due milioni. Ma la geografia della mobilitazione restituisce già la portata della giornata: non una protesta circoscritta a una singola categoria o a un territorio, bensì una manifestazione diffusa, capace di coinvolgere lavoratori, studenti e cittadini.
Il denominatore comune è il disagio sociale che ha trovato nella giornata di sciopero una possibilità di espressione collettiva. Carovita, salari insufficienti, precarietà, condizioni della scuola e dell’università, difesa della sanità pubblica e opposizione al riarmo sono stati alcuni dei temi ricorrenti. “Abbassiamo le armi e alziamo i salari” uno degli slogan della giornata. Una piattaforma composita, nella quale si sono incontrate sensibilità differenti, accomunate dalla contestazione delle priorità economiche e politiche del governo.
È soprattutto Milano a offrire una chiave di lettura interessante. Nelle giornate del 17 e 18 ottobre, la città era stata teatro di devastazioni, vetrine infrante, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine. Immagini che avevano finito per sovrapporsi, nel racconto mediatico, alle ragioni della protesta. Questa volta lo scenario è stato differente. La Tangenziale Est è stata attraversata da una folla imponente, in una manifestazione che ha scelto un luogo simbolico per rendere visibile il proprio dissenso e incidere sulla quotidianità della città. Ci sono stati momenti di tensione, ma la partecipazione di massa non si è tradotta in una replica delle devastazioni di ottobre.
A Roma, però, la giornata ha assunto anche un significato ulteriore. Concluso il corteo organizzato dal sindacato di base Usb, una parte dei manifestanti ha iniziato a sistemare decine di tende in via dei Fori Imperiali. Non si tratta soltanto di prolungare simbolicamente la manifestazione, ma di provare a trasformare lo spazio pubblico in un luogo di aggregazione, discussione e organizzazione. È un passaggio significativo, anche sul piano della comunicazione politica. La protesta non si esaurisce nel momento della rivendicazione, ma prova a costruire una continuità, a occupare simbolicamente e fisicamente uno spazio, a trasformare la partecipazione in relazione.
In alcune città si sono verificati scontri, contatti con le forze dell’ordine, lanci di oggetti e momenti di tensione. Gli episodi non vanno minimizzati ma rapportati alla diffusione geografica della mobilitazione e alla quantità di persone coinvolte, non rappresentano il tratto dominante della giornata. Ed è proprio qui che si trova il dato politico e sociale più significativo del 30 ottobre. Una protesta di grandi dimensioni, capace di coinvolgere generazioni e categorie differenti, non può essere ridotta alle immagini degli scontri o alle azioni di gruppi minoritari come per le giornate milanesi del 17 e 18 ottobre. Oggi la sproporzione tra la partecipazione e gli episodi di disordine merita di essere sottolineata.
Nel giorno in cui l’Istat comunica che l’inflazione a ottobre è salita al 5,4% su base annua e il Pil dell’ultimo trimestre è rimasto piatto, lo sciopero generale lascia dunque un messaggio che va oltre il risultato immediato della manifestazione e i disagi nei trasporti. Racconta un Paese nel quale il malessere sociale continua a cercare forme di rappresentazione pubblica e collettiva. E a Roma, con le tende piantate lungo via dei Fori Imperiali, questa ricerca sembra voler andare persino oltre la durata di un corteo.
P.S.: Sotto, in “I media e le proteste degli studenti”, potrete leggere le nostre analisi di come i maggiori quotidiani italiani hanno rappresentato le proteste del 17 e 18 ottobre.