Salvare i negozi di prossimità per salvare non soltanto il commercio, ma la vita delle città. È questo l’obiettivo della raccolta firme promossa da Confesercenti a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, una mobilitazione nazionale che punta a portare in Parlamento il tema della progressiva desertificazione commerciale.
La proposta ha bisogno di almeno 50mila sottoscrizioni e, al momento della conferenza stampa, le firme raccolte a livello nazionale erano circa 35mila. Anche Siena e la sua provincia sono chiamate a fare la propria parte. Domani, giovedì 10 settembre, la sede Confesercenti di Siena offrirà per tutta la mattina assistenza a chi vorrà sottoscrivere la proposta, affiancando alla firma cartacea le modalità di adesione online attraverso Spid, Cie o Cns.
Alla base dell’iniziativa ci sono numeri che fotografano una trasformazione profonda del tessuto economico locale. Il “conto in piazza” elaborato da Confesercenti stima che tra il 2019 e il 2025 la crescita dell’e-commerce e la contemporanea riduzione della rete dei negozi fisici abbiano dirottato fuori dai circuiti economici locali 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie in Italia. In provincia di Siena la quota di ricchezza uscita dal territorio viene stimata in 63 milioni di euro, quasi un quinto dei quali, circa 12 milioni, riferiti alla sola città di Siena.
Il ragionamento dell’associazione parte da un dato semplice: per ogni 100 euro spesi in un negozio fisico, circa 70 rimangono sul territorio attraverso redditi d’impresa, occupazione, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando la spesa si sposta invece sulle grandi piattaforme internazionali di e-commerce, circa 70 euro escono dal circuito economico locale. Meno acquisti nei negozi, quindi, non significa soltanto meno fatturato per i commercianti, ma anche meno risorse che circolano e producono effetti sull’intera economia della comunità.
È una dinamica che trova conferma anche nella progressiva contrazione della rete commerciale. Nel 2025, in provincia di Siena, le imprese del commercio al dettaglio registrate e attive erano il 13,3% in meno rispetto al 2019. Nel capoluogo la flessione è stata del 10,5%. Parallelamente continuano a crescere gli acquisti a distanza: nel 2025 le consegne di pacchi effettuate da Poste Italiane in provincia di Siena sono aumentate del 26%, contro il 5% della media nazionale.
Un fenomeno che Confesercenti non intende leggere come una guerra all’online. L’e-commerce, viene sottolineato, può essere uno strumento utile anche per le attività tradizionali e molti negozi lo utilizzano già per raggiungere nuovi clienti. Il problema, secondo l’associazione, riguarda soprattutto l’equilibrio competitivo e il diverso impatto che le due forme di commercio hanno sul territorio.
«Il commercio di prossimità è una infrastruttura sociale», ha spiegato il presidente provinciale Leonardo Nannizzi, vicepresidente di Confesercenti Toscana con delega alla rigenerazione urbana. Un’attività aperta significa infatti occupazione, indotto, immobili utilizzati, gettito per la fiscalità locale, ma anche presidio e sicurezza. Una luce accesa e una vetrina illuminata contribuiscono a mantenere viva una strada; la chiusura di un negozio, al contrario, lascia uno spazio vuoto che può diventare progressivamente più difficile da recuperare.
La desertificazione commerciale non si misura quindi soltanto in euro. C’è la perdita di servizi, la necessità per i cittadini di spostarsi più lontano per fare acquisti, la riduzione dei punti di incontro e una minore vivibilità dei quartieri. Un problema particolarmente evidente nei piccoli centri e nei borghi, dove la chiusura anche di poche attività può compromettere l’accessibilità ai servizi quotidiani e accelerare lo spopolamento.
Anche il dato occupazionale restituisce la profondità della trasformazione. Tra il 2019 e il 2025 gli occupati del commercio in provincia di Siena sono diminuiti complessivamente del 7,2%. L’aumento dell’1,1% degli addetti dipendenti non è stato sufficiente a compensare il crollo del lavoro autonomo, diminuito del 20,1%. Secondo Confesercenti, dietro questi numeri si trova anche una progressiva polarizzazione del settore: le strutture medio-grandi riescono più facilmente a mantenere livelli occupazionali, mentre risultano maggiormente colpite le piccole attività individuali e familiari.
È proprio su questo fronte che interviene la proposta di legge. Tra gli strumenti previsti c’è l’istituzione delle ZES di prossimità, pensate per favorire la rigenerazione delle aree commercialmente più fragili attraverso agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e sostegni finanziari per l’apertura, il rilancio e la ristrutturazione delle attività.
L’obiettivo non è soltanto incentivare chi vuole aprire un nuovo negozio, ma creare le condizioni perché quelli esistenti possano continuare a vivere. Perché oggi, spiegano da Confesercenti, avviare un’attività significa spesso affrontare costi elevati, tassazione, difficoltà di accesso al credito e una concorrenza sempre più forte. Rendere nuovamente attrattivo il commercio significa quindi intervenire sull’intero ecosistema nel quale un’attività opera.
«Cittadini e istituzioni locali hanno già fatto la loro buona parte anche in provincia di Siena – ha sottolineato Marco Rossi, presidente nazionale Fismo Confesercenti – ma si può e si deve fare di più».
La questione riguarda anche il modo in cui vengono progettate e vissute le città. Secondo Confesercenti non basta concentrarsi sulle vie commerciali principali: occorre riportare attività e servizi anche nelle strade laterali, nelle cosiddette “zone d’ombra”, ricucendo aree che nel tempo hanno perso attrattività e passaggio. Una strategia che può avere ricadute anche sul turismo, soprattutto in una realtà come quella senese, dove la qualità dell’offerta commerciale è parte integrante dell’esperienza del visitatore.
La stessa riflessione riguarda la composizione dei centri storici. La progressiva scomparsa di negozi di abbigliamento, librerie, attività specializzate e altre realtà tradizionali a favore di una maggiore concentrazione di attività legate alla ristorazione rischia, secondo l’associazione, di impoverire la varietà dell’offerta e quindi l’identità stessa dei luoghi. Da qui la richiesta di un intervento che non può essere affidato a un solo livello istituzionale. I Comuni possono intervenire su fiscalità locale, mobilità, parcheggi e rigenerazione urbana, ma alcune questioni, soprattutto quelle legate alla concorrenza e alla fiscalità dell’e-commerce, richiedono decisioni nazionali ed europee.
La raccolta firme diventa dunque anche uno strumento per riportare il commercio al centro del dibattito politico. Non soltanto per chiedere aiuti alle imprese, ma per affermare che la presenza dei negozi rappresenta un interesse collettivo.
Perché i 63 milioni di euro di spesa “dirottati” altrove in sei anni, secondo le stime di Confesercenti, sono soltanto la parte economicamente misurabile del problema. Il costo della desertificazione commerciale comprende anche ciò che è molto più difficile da quantificare: una strada meno vissuta, un servizio che scompare, un punto di incontro che viene meno, una comunità che perde pezzi.
E proprio per questo Confesercenti invita cittadini e istituzioni a sostenere la proposta di legge: difendere il commercio di prossimità, nella prospettiva dell’associazione, significa difendere la ricchezza, i servizi e la vivibilità del territorio.