Diamoci una mossa
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Diamoci una mossa

Nel 1970 Roberto Barzanti, in qualità di Sindaco, formulò la delibera interpretativa del Regolamento del Palio che chiarì per la prima volta il ruolo della rincorsa. La degenerazione perversa di oggi nelle mosse "di tipo Bircolotti". Gli auguri a Tittia. L'adesione sentimentale alla vittoria del Nicchio.

Diamoci una mossa
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

19 Agosto 2026 - 17.54


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di Roberto Barzanti

Non intendo fare polemiche da dopo Palio. Rivolgo anzitutto un cordiale augurio di pieno e rapido ristabilimento al grande Tittia. L’incidente in cui è occorso subito dopo aver tagliato da vittorioso il traguardo del bandierino è stato grave e poteva esserlo ancora di più. L’episodio consiglia un consapevole autocontrollo da parte di chi esprime esultanza per il trionfo. Non è un fatto da considerare una pura sciocchezza.

Aggiungo che ho partecipato con profonda adesione sentimentale alla vittoria del Nicchio e non voglio prendere a pretesto fasi dello svolgimento della carriera di mezz’agosto per muovere riserve o perplessità verso una dirigenza responsabile e ammirevole. Mi soffermerò solo su una questione in termini generali, ed è tutt’altro che secondaria: le trasformazioni che il meccanismo della mossa ha subìto in modo sempre più marcato negli ultimi anni.

Come si sa, con il Regolamento in vigore fino al 1970 non si faceva esplicito riferimento ai criteri da tener presenti per dichiarare la validità o meno della mossa. Toccò a me, in qualità di Sindaco, di concretizzare un’iniziativa di cui si parlava da tempo, cioè di formulare una delibera interpretativa che chiarisse il delicato tema. Con il principale apporto di Aldo Venturini, la Commissione preposta alla revisione regolamentare approvò un testo che ora è stato nella sostanza recepito quale modifica del Regolamento stesso. Si tratta dell’articolo 65, approvato dal Consiglio comunale e in vigore dal 1° Dicembre 2019. Esso è molto chiaro e stabilisce, tra l’altro, che “la Mossa è da ritenersi valida quando almeno l’incollatura del cavallo della Contrada di rincorsa verrà a trovarsi all’altezza del verrocchino”. Il Mossiere è il solo abilitato a giudicare la validità e può eventualmente sollecitare l’entrata della rincorsa stessa, ma non invitarla a entrare.

Chi determina il tempo dell’entrata è dunque il fantino della Contrada che ha avuto la ventura di essere sorteggiata come rincorsa, a compensazione dello svantaggio della posizione alta rispetto alle altre. Infatti è stato questo l’obiettivo per cui, non secoli fa, la figura della rincorsa è stata introdotta. Ovviamente ciò non toglieva che doveva essere mantenuto il buon senso che la cosa comportava e non era automatico abbandonare del tutto lo scopo che si riteneva di conservare.

Venendo agli ultimi sviluppi si nota una degenerazione perversa. Infatti soprattutto le mosse che chiamerò di tipo Bircolotti, quasi per prassi acquisita, si svolgono con il fantino della decima Contrada che si aggira a pochi centimetri dal verrocchino perlopiù ballettandoci in prossimità e pronto a dare la fiancata: un po’ fuori e un po’ quasi dentro. La fiancata al proprio barbero la darà quando l’allineamento è più confuso oppure in evidente sintonia con chi forza la mossa assumendo per sé il privilegio accordato alla rincorsa. Magari fianca subito dopo che un fantino si è assunto il compito di stabilire lui il momento decisivo.

Non solo, ma rari sono i richiami per ottenere un decente allineamento. Frequente è che si veda spadroneggiare molto a lungo chi vuole essere protagonista nel dare il via alla carriera provocando così un’estensione cronologica piena di rischi e certo nociva ai cavalli che si dice di curare con attenzione. Il meccanismo, al di là dei sospetti che può più o meno fondatamente suscitare, contribuisce indubbiamente a innalzare i compensi dei patti proibiti ma ben attivi e non soltanto per chi abbia sfruttato la posizione di rincorsa con un trattamento di favore non certo gratuito.

Non si può far durare un gioco così pericoloso sfiorando addirittura la durata di un’ora. La conseguenza evidente è che di fatto la rincorsa per come era concepita, e la parola dice, è soppressa, lo vogliano o no anche quanti la difendano a spada tratta quasi fosse il sale dell’aspra contesa. La conclusione che voglio trarre non è recisa. Desidero solo invitare ad una riflessione che non permetta al Palio di incamerare un vizio indegno di una sfida che tra astuzie e abilità, tra Virtù e Fortuna, deve giocarsi consentendo parità e correttezza alle dieci protagoniste.

Chiudo questo predicozzo, probabilmente inutile, con un partecipe viva il Nicchio! Viva il Palio delle Contrade! Viva l’eroe Tittia e i barberi tanto (almeno a parole) amati!

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