Confronto e differenze: da qui nasce la conoscenza
Top

Confronto e differenze: da qui nasce la conoscenza

Conversazione con una giovane donna marocchina che molto ci dice come non possiamo ignorare l'incidenza che le tradizioni hanno in alcuni ambienti

Confronto e differenze: da qui nasce la conoscenza
Preroll

Lucia Maffei Modifica articolo

3 Ottobre 2026 - 13.58


ATF

La chiamerò Fatima, ma è un nome di fantasia. È una donna marocchina, giovane, dal portamento fiero e indossa abiti colorati e un hijab intonato all’abito lungo. Ho intrecciato una conversazione con lei, che forse può essere interessante condividere, perché le differenze esistono, ma è solo dal confronto rispettoso che possono nascere nuove prospettive. Sono profondamente convinta che nella diversità e nel confronto fra donne nasca la radice di un’evoluzione comune. E il Marocco è uno dei paesi in cui le contraddizioni si fanno più sentire. È di questi giorni la notizia che il re Mohammed VI ha nominato l’avvocata Fatima-Zhara Mansouri prima ministra del Marocco. Ma contemporaneamente esistono anche realtà diverse e dobbiamo conoscerle tutte, per lo meno dobbiamo provarci.

Come sei arrivata Fatima in Italia?

Sono venuta subito dopo il matrimonio. Lui era già in Italia da molto tempo. Mi sono trasferita con lui che è cittadino italiano.

Quindi la vostra vita è qua?

 Si, ormai sono più di dieci anni che siamo qua.

Tu venivi da una grande città o da un villaggio del Marocco?

Da Casablanca; lì avevo una vita agiata. Ero serena. Ho fatto la maturità e mi sono sposata. Avevo 18 anni.

Che impressione ti ha fatto venire in Italia? Hai avuto difficoltà?

È stato un grande sacrificio per me; ho affrontato difficoltà fisiche e psicologiche, senza amiche. Io sono stata sempre un tipo socievole. Mio marito lavora tutto il giorno e quindi mi è pesata la solitudine.

In città come ti sei sentita?

Prima di arrivare a Siena, abbiamo abitato in diverse località della provincia di Grosseto. Per me è stato difficile, non ero abituata a tanti spostamenti. Mi hanno aiutato molto mia madre che mi spronava ad essere forte e la profonda fiducia che ho in Dio. Ho sofferto anche una profonda solitudine, all’inizio soprattutto. Quando uscivo mi guardavano tutti in molto strano e succede anche oggi.

Devi però ammettere che ti distingui e le differenze si notano.

Mi sono sentita abbastanza sola. Ho conosciuto ragazze, brave ragazze, ma non potevo frequentarle, perché mi invitavano a feste o compleanni dove c’erano altri uomini o l’alcool o la musica. Io non potevo andare per rispetto della mia religione.

Devi ammettere però che quello che per te è rispetto per noi è rinuncia.

Io vado solo se c’è anche mio marito. Così sto bene con me stessa.

Si, ma non devi pensare che noi che ci comportiamo diversamente non ci rispettiamo o ci buttiamo via, semplicemente abbiamo un altro codice di comportamento. Tu sei credente quindi?

Si, molto.

Perché porti l’hijab?

Per me l’hijab è una regola fondamentale di rispetto della mia religione, un obbligo religioso, ma non tutte le donne marocchine lo rispettano. Io l’ho scelto da bambina, sono cresciuta in una famiglia credente che non mi ha obbligato, anzi io ho voluto metterlo prima ancora delle mie sorelle più grandi.

So che la questione del velo è una questione complessa. Tu riesci ad armonizzare quello che per te è un obbligo religioso con la sottolineatura della tua bellezza. L’hijab addosso a te è un tocco che valorizza il tuo viso, ma sai anche tu che non è sempre così. Hai mai lavorato?

Si, prima di avere i bambini ho lavorato come gelataia. Stavo in laboratorio e ho scoperto in me una nuova persona, sapevo creare gusti nuovi di gelato. Era molto bello. Io in Marocco avevo studiato in un liceo umanistico e poi non ho fatto l‘università perché mi sono sposata, e adesso sono felice così, ho da crescere tre figli.

Ma tu conoscevi tuo marito prima di sposarlo?

No, da noi è molto diverso da qua, qui una può stare liberamente, prendersi, lasciarsi. Da noi questo non si può fare.

Non ti pesano tutti questi “non si può”?

Per niente, anzi io rispetto molto questa cosa.

Ma sposarsi con un uomo che non si conosce non mi sembra una bella cosa. Ti è andata bene, tu sei felice, ma poteva anche non essere così.

È per questo che c’è il periodo del fidanzamento, per conoscersi, lui ha chiesto la mia mano a mio padre, io non ho accettato subito, ho aspettato qualche mese. Io ho fiducia in Dio; prima di scegliere devi pregare e affidarti a Dio. Durante il fidanzamento ci siamo conosciuti, abbiamo parlato, sempre in presenza dei genitori.

Anche tuo marito è credente?

Si, normale.

Perché tuo marito, ha vissuto tanti anni in Italia, è venuto in Marocco per trovare una compagna di vita?

Non lo so, ma io avevo avuto prima di lui richieste di matrimonio da persone di altri paesi arabi. Avevo sempre rifiutato perché il mio piano di vita era frequentare l’università e poi lavorare. Ma ho capito che con lui, la mia aspirazione poteva essere coltivata, non intendeva proibirmi assolutamente niente, avrei potuto continuare a studiare anche qui in Italia.

Certo, adesso che sei in Italia, potresti pensare di nuovo a riprendere a studiare.

Io studio sempre, leggo molto.

Sì, ma forse, proprio perché sei una persona colta e si sente, potresti pensare di iscriverti all’Università.

Adesso ho la responsabilità dei bambini. Se dovessi frequentare l’Università, dovrei dedicare molto tempo allo studio. E mio marito che lavora tutto il giorno, non potrebbe aiutarmi.

Come lo vedi il tuo futuro, qui o in Marocco?

Non mi attacco ai luoghi. Può darsi che mio marito trovi lavoro in un altro paese. Io non rifiuto altri trasferimenti, ho la fiducia nella preghiera e in Dio che mi sa sempre consigliare per il meglio e questo legame lo porto con me ovunque vada.

Tu hai tre figli, un maschietto e due bambine. Come vedi il futuro il loro futuro? Farai mettere l’hijab alle tue figlie o le lascerai libere?

Saranno libere, l’importante è l’educazione, rispettare tutti e ascoltare i grandi, rispettare tutte le religioni.

I tuoi bambini sono nati qua potrebbero fare scelte diverse dalle tue…

Io insegnerò la base educativa, poi vedranno loro. L’importante è il rispetto. Le regole sono chiare e semplici.

Facebook Comments Box

Autore

Native

Articoli correlati