di Alessandro Masi
Per oltre un decennio Siena ha vissuto all’ombra rincorrendo crisi e cambiamenti. I cambiamenti del sistema bancario, la contrazione degli investimenti, la pandemia e, più recentemente, le tensioni economiche internazionali hanno imposto anche qui a Siena una politica spesso concentrata sulla gestione delle emergenze, più che sulla costruzione del futuro.
Oggi, fortunatamente, il quadro appare diverso. Il territorio torna a parlare di manifattura, di innovazione, di mobilità sostenibile, di ricerca, di attrattività per le imprese e di valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Si riscopre il ruolo delle nostre due Università come motori di conoscenza, quello della sanità, del biomedicale, di Toscana Life Science con la Fondazione del Biotecnopolo e della ricerca applicata alla produzione di precisione come elemento distintivo.
Sono tutti segnali incoraggianti. Ma una domanda resta ancora senza una risposta convincente: chi tiene insieme tutto questo?
Il rischio è che Siena continui a produrre ottime iniziative, senza costruire una vera politica di sviluppo. Ogni istituzione, ogni ente, ogni categoria economica svolge il proprio ruolo con competenza, ma il territorio sembra ancora affidarsi alla somma delle singole azioni, piuttosto che a una strategia condivisa.
La Provincia, in una situazione delicata del territorio, prova a tornare ad essere un luogo in cui categorie, sindacati, Comuni e Capoluogo discutono e fanno proposte di coordinamento per la pianificazione territoriale. In questa direzione va letta l’iniziativa avviata dall’amministrazione provinciale di promuovere un percorso di confronto con i principali attori del territorio: Comuni, Fondazione Monte dei Paschi, Università, categorie economiche, organizzazioni sindacali e rappresentanze sociali, con l’obiettivo di individuare priorità condivise per lo sviluppo del territorio Senese.
Si tratta di un passaggio significativo, perché prende atto che nessun soggetto, da solo, è oggi nelle condizioni di governare processi economici e sociali sempre più complessi. La sfida sarà trasformare questo metodo di confronto in una governance stabile, capace di andare oltre la consultazione e di tradurre le analisi in scelte operative, investimenti coordinati e obiettivi verificabili nel tempo.
I Comuni, a partire dal Capoluogo, sono chiamati a superare logiche esclusivamente amministrative per contribuire a una visione di area vasta. La Fondazione Monte dei Paschi, attraverso il sostegno alla cultura, al welfare, alla ricerca e all’innovazione, continua a rappresentare un interlocutore essenziale per lo sviluppo del territorio. L’Università di Siena e gli altri centri di ricerca costituiscono un patrimonio di competenze che può alimentare la crescita delle imprese e l’innovazione dei servizi. Il sistema produttivo, dalle imprese manifatturiere all’agricoltura di qualità, fino al turismo, rappresenta la vera ricchezza del Senese. Ma proprio perché le responsabilità sono diffuse, diventa ancora più necessario costruire una cabina di regia che metta in relazione competenze, risorse e progettualità.
Il punto, infatti, non è decidere se investire nella mobilità oppure nella manifattura, nel turismo oppure nella ricerca. Queste contrapposizioni appartengono a un modello ormai superato. Oggi competitività significa integrazione.
Una rete ferroviaria più efficiente rende più attrattive le imprese e l’Università. La ricerca universitaria alimenta innovazione industriale e qualità della sanità. La tutela del paesaggio rafforza l’agricoltura di eccellenza e il turismo. La disponibilità di alloggi, servizi e collegamenti diventa decisiva per trattenere giovani qualificati e attrarre nuove professionalità. Ogni scelta produce effetti sulle altre.
Siena dispone di un patrimonio che pochi territori possono vantare: competenze scientifiche, qualità della vita, imprese dinamiche, cultura, agricoltura di eccellenza e un forte capitale sociale. Ma queste risorse rischiano di esprimere solo una parte del loro potenziale se continuano a muoversi senza una direzione comune.
Negli anni della crisi il territorio ha dimostrato una straordinaria capacità di resistere. Oggi è chiamato a compiere un salto di qualità: passare dalla gestione delle emergenze alla costruzione di una strategia condivisa di sviluppo.
Se il percorso di coordinamento promosso dalla Provincia riuscirà a consolidarsi come un laboratorio permanente di confronto tra istituzioni, Fondazione Monte dei Paschi, Università, categorie economiche e organizzazioni sindacali, Siena potrà finalmente passare dalla stagione dei singoli progetti a quella di una visione unitaria del territorio.
La vera domanda politica, dunque, non è quali risorse arriveranno né quali interventi saranno finanziati.
La domanda è un’altra: Siena saprà trasformare le proprie eccellenze in un sistema capace di progettare insieme il futuro? Da questa risposta dipenderà buona parte della competitività e della coesione del territorio nel prossimo decennio.