Siena, Consiglio comunale: la maggioranza di centrodestra dice sì alla grazia a Roggero ma si sgretola sulla mozione
Top

Siena, Consiglio comunale: la maggioranza di centrodestra dice sì alla grazia a Roggero ma si sgretola sulla mozione

Tra uscite dall'aula, libertà di voto in Fratelli d'Italia e bagarre sul regolamento, il documento a sostegno della grazia passa con appena 7 voti favorevoli. Il numero legale garantito dal PD ha impedito che, con un rinvio, la maggioranza avesse tempo strumentalmente di ricompattarsi.

Siena, Consiglio comunale: la maggioranza di centrodestra dice sì alla grazia a Roggero ma si sgretola sulla mozione
Il tabellone della votazione
Preroll

RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

17 Settembre 2026 - 16.45


ATF

Le fibrillazioni continue alle quali da qualche mese ci sta abituando la maggioranza di centrodestra in consiglio comunale ha trovato oggi una nuova occasione per esprimersi.  L’occasione è stata la discussione e il voto sulla mozione con la quale i consiglieri della Lega, Orazio Peluso e Maria Concetta Raponi, hanno chiesto il sostegno del Comune di Siena alla concessione della grazia a Mario Roggero, il titolare di gioielleria condannato con sentenza definitiva per la morte dei suoi rapinatori.

Il gioco è iniziato appena pochi minuti prima che la mozione venisse discussa, quando l’aula si è svuotata di buona parte dei consiglieri di maggioranza: improvvisamente assentatasi la sindaca Fabio (ma giustificata dall’impegno a Grosseto con il presidente Mattarella) e quasi tutta la Giunta, si sono volatilizzati alla chetichella tutti i consiglieri di Siena in tutti i sensi.

I banchi vuoti della maggioranza
I banchi vuoti della Giunta

I contenuti (i limiti della legittima difesa, i problemi della sicurezza, la concessione della grazia) passano in secondo piano (ed è un peccato non poterne rendere conto ora qui, ma ci sarà modo di ritornarci). La tensione si fa palpabile nel lungo silenzio imbarazzatissimo che ha accolto l’apertura della discussione. Ci sono voluti gli interventi delle minoranze, di Gabriella Piccinni e Alessandro Masi, consiglieri del Pd, che hanno motivato il voto contrario del loro gruppo per vedere finalmente uscire allo scoperto i consiglieri di centrodestra. Masi ha aggiunto di ritenere addirittura inopportuno aver iscritto all’ordine del giorno una mozione che impegna la grazia presidenziale, che invece  è una prerogativa esclusiva costituzionale propria del Presidente della Repubblica.

Il “rompete le righe” lo ha annunciato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Bernardo Maggiorelli, quando ha dato indicazione di “libertà di voto” ai suoi consiglieri. E infatti De Risi, Campani, Bondi e Crociani si sono subito dissociati dalla mozione, con varie sfumature: dal voto contrario di Crociani, all’astensione o alla non partecipazione al voto degli altri consiglieri di FdI.

Maria Antonietta Campolo, di recente uscita da Fd’I per approdare al partito di Vannacci e in grande spolvero polemico ormai da diverse settimane, ha criticato duramente il governo Meloni ed è stata a sua vota accusata di demagogia dai suoi ex compagni di partito.

Al momento del voto si è creata, infine, una situazione paradossale: aula semivuota, Giunta praticamente inesistente, numero legale sul filo e un’accesa discussione su un punto regolamentare. Il consigliere che dichiara di “non partecipare al voto” ma resta in aula garantisce o no il numero legale? E un presidente del Consiglio (Davide Ciacci) che dichiara di non partecipare al voto può o no continuare a presiedere la seduta?

Ed ecco che il vicepresidente Masi viene invitato a sostituirlo, mentre Ciacci si siede in basso, vicino al segretario comunale, da dove (non) esercita il suo diritto di voto.

Scambio tra Ciacci e Masi

Alle fine la mozione passa ma è una vittoria di Pirro. Il tabellone delle votazioni spietato mostra solo 7 voti a favore della mozione: un numero ridicolo.  8 consiglieri di maggioranza (compresa la Sindaca) usciti, una che ha votato contro, altri presenti e non votanti, altri astenuti.

La presenza in aula del Pd – che ha votato compattamente contro – ha garantito il numero legale e l’esercizio democratico per far venire allo scoperto le divisioni nella maggioranza e impedendo che, con un rinvio, potesse strumentalmente ricompattarsi. “Ci siamo assunti la responsabilità di mantenere il numero legale: così abbiamo visto la maggioranza sbriciolarsi di fronte ad un problema etico e giuridico di grande rilevanza” ha dichiarato la capogruppo Anna Ferretti.

Facebook Comments Box

Autore

Native

Articoli correlati