di Alessandro Masi
Ci sono luoghi che appartengono alla geografia di una città e altri che appartengono alla sua memoria. Il Campansi, per Siena, è entrambe le cose. Pronunciare quel nome significa pensare alla cura degli anziani, certo. Ma significa anche, per molte famiglie senesi, ricordare una persona cara, un genitore, un nonno, un parente. Significa evocare una parte della storia della città e del suo modo di accompagnare le persone nella fase più fragile della vita.
E proprio dal Campansi potrebbe partire una riflessione più ampia sul futuro di Siena. Perché la città e la sua provincia sono territori nei quali la longevità è ormai una caratteristica strutturale. Al 1° gennaio 2025 la provincia di Siena registrava 63,5 centenari ogni 100.000 abitanti, uno dei valori più elevati tra le province italiane.
La domanda, dunque, non può essere soltanto quante risorse serviranno per assistere una popolazione che invecchia. Dobbiamo chiederci anche che cosa possiamo fare perché gli anni in più continuino ad avere valore per la persona e per la comunità.
Il Campansi può essere letto proprio come uno specchio della città. Da una parte rappresenta la necessità della cura. Ci sono persone che, con il passare degli anni, hanno bisogno di assistenza, protezione e servizi. E una società civile si misura anche dalla capacità di non lasciare sole le persone quando diventano fragili. Dall’altra parte, però, dentro una struttura dedicata alla vecchiaia non finiscono le storie delle persone.
Chi arriva al Campansi porta con sé una vita intera.Porta un mestiere, una famiglia, una Contrada, un paese, amicizie, passioni, ricordi. Porta conoscenze che spesso non sono scritte in nessun libro. Porta una memoria fatta di gesti, parole, consuetudini, luoghi e persone. Il rischio è che, quando una persona diventa anziana e soprattutto quando entra in una condizione di fragilità, tutto questo patrimonio diventi invisibile. Come se la persona coincidesse soltanto con il suo bisogno di assistenza. È qui che dobbiamo cambiare sguardo.
Non esiste soltanto la vecchiaia: esiste una lunga vita. Parlare di anziani come di una categoria unica non aiuta. A 65 anni si può essere ancora pienamente attivi. A 75 si possono avere interessi, progetti e responsabilità. A 85 si può continuare a partecipare alla vita sociale. A 95 può essere necessaria un’assistenza quotidiana. Sono condizioni diverse, e richiedono risposte diverse.
Ma anche quando arriva la fragilità, la persona non perde automaticamente la propria storia e il proprio valore. Questo è il punto nel quale la longevità incontra il concetto di generatività. Generare significa continuare a lasciare qualcosa agli altri: trasmettere un sapere, insegnare un mestiere, raccontare una storia, prendersi cura di qualcuno, partecipare a una comunità. Non significa essere produttivi nel senso economico del termine. Significa avere ancora un rapporto con il futuro.
Restare giovani significa avere ancora un futuro. Forse dovremmo ripensare anche al significato dell’espressione “rimanere giovani”. Non significa negare l’età o fingere di avere vent’anni. Significa, piuttosto, conservare la curiosità, la voglia di imparare, il desiderio di incontrare gli altri, la possibilità di sentirsi utili.
Una persona rimane socialmente giovane quando ha ancora qualcosa da aspettare. Un appuntamento. Un progetto. Un incontro. Una responsabilità. Un’attività. Una persona alla quale trasmettere qualcosa. La motivazione può diventare così una componente importante della qualità della vita.E qui Siena possiede un patrimonio che altre città possono difficilmente replicare: una rete di appartenenze e relazioni costruita anche attraverso le Contrade.
Il progetto della Città dei Mestieri delle Contrade può essere letto proprio in questa prospettiva. L’idea dei mestieri porta con sé qualcosa di molto concreto: le mani, gli strumenti, le tecniche, la conoscenza accumulata nel tempo.
Ma porta soprattutto una possibilità: mettere in relazione generazioni diverse. Un sapere non è davvero conservato quando viene semplicemente archiviato. È conservato quando qualcuno lo raccoglie e lo rimette in circolo. Pensiamo a un anziano che conosce una tecnica artigianale, un materiale, un procedimento, un modo di lavorare imparato molti decenni prima. Quel sapere rischia di scomparire se non incontra qualcuno disposto ad ascoltarlo e a impararlo.Un giovane, dall’altra parte, non è soltanto il destinatario di una tradizione. Può reinterpretarla, contaminarla con nuove competenze, utilizzare strumenti diversi, darle una nuova forma.
È questo che rende interessante l’idea di una Città dei Mestieri: non un museo del passato, ma un possibile laboratorio intergenerazionale. Gli anziani mettono a disposizione esperienza e memoria. I giovani portano energia, linguaggi, tecnologie e nuove idee. Nessuno dei due mondi è sufficiente da solo. Insieme possono proteggersi e produrre qualcosa di nuovo.
Dalla memoria al futuro. È una dinamica che potrebbe riguardare molto più dei mestieri.A Siena la memoria è ovunque: nelle Contrade, nelle botteghe, nei quartieri, nei borghi, nelle campagne, nelle associazioni, nelle famiglie. Ma la memoria, se non viene trasmessa, rischia di diventare nostalgia. Il compito di una comunità longeva dovrebbe essere diverso: trasformare la memoria in futuro. E questo significa creare occasioni nelle quali gli anziani possano incontrare bambini, adolescenti e giovani adulti.
Non soltanto per raccontare loro com’era Siena una volta, ma anche per ascoltare come Siena viene immaginata oggi. Perché lo scambio generazionale non può essere una lezione impartita da una generazione all’altra. Deve essere un dialogo.
Il welfare deve prendersi cura, la comunità deve fare il resto. Naturalmente tutto questo non può sostituire il welfare. Il Campansi e le altre strutture di assistenza rispondono a bisogni reali. Una società longeva deve investire nella non autosufficienza, nell’assistenza domiciliare, nella prevenzione, nella mobilità accessibile e nel sostegno alle famiglie.
Ma la cura non dovrebbe essere l’unico orizzonte. Accanto al welfare serve una politica della partecipazione. Servono luoghi nei quali una persona anziana possa continuare a sentirsi parte della città. Servono occasioni per fare volontariato, insegnare, incontrare altre persone, partecipare a iniziative culturali e mantenere relazioni. E servono spazi nei quali le generazioni possano incontrarsi prima che la distanza diventi incomunicabilità.
Una città che invecchia può diventare più ricca. La longevità viene spesso raccontata come una delle grandi emergenze del nostro tempo. E certamente pone problemi. Ma può essere anche una straordinaria occasione per ripensare la città.
Una Siena nella quale si vive più a lungo deve essere una Siena nella quale si possa continuare a partecipare più a lungo. Questo significa non considerare gli anziani soltanto come utenti dei servizi, ma come cittadini. Non soltanto come persone da proteggere, ma anche come persone che possono ancora generare. Non soltanto come memoria del passato, ma come interlocutori del futuro.
Il Campansi può rappresentare simbolicamente questo passaggio: il luogo nel quale la città si prende cura della propria vecchiaia, ma anche il luogo dal quale partire per ricordare che dietro ogni anziano c’è una storia che può ancora incontrare altre storie.
La Città dei Mestieri delle Contrade può rappresentare l’altra faccia dello stesso percorso: il sapere che passa di mano, la memoria che diventa competenza, l’esperienza che incontra la curiosità dei giovani. Forse anche le comunità scolastiche ed anche le nostre Università potrebbero immaginare la costruzione di progetti intergenerazionali e trasformarli in un fattore di accoglienza e competitività.
Gli anni che valgono. Forse è questa la vera sfida della lunga vita senese. Non soltanto vivere più a lungo. Ma avere più tempo per generare. Generare relazioni. Generare conoscenza. Generare cura. Generare appartenenza. Alimentare un tessuto connettivale e di protezione sociale per l’energia dei più giovani, per incoraggiarli a rimanere ed scommettere qui il proprio progetto di vita e d’impresa. Generare futuro.Una persona anziana non deve necessariamente continuare a fare ciò che faceva a quarant’anni. Può cambiare ruolo. Può rallentare. Può avere bisogno degli altri. Ma finché esistono una relazione, una curiosità, un sapere da trasmettere, una persona da incontrare o una comunità alla quale appartenere, la vita sociale non è finita. È semplicemente cambiata.
E forse Siena, proprio perché conosce bene il valore della memoria e dell’appartenenza, può diventare un luogo nel quale questa trasformazione viene affrontata non soltanto come un problema da gestire, ma come una possibilità da costruire.
Il Campansi custodisce una parte della memoria della città. La Città dei Mestieri può contribuire a farla camminare verso il futuro. In mezzo ci sono le persone. E soprattutto ci sono le generazioni, che hanno bisogno di incontrarsi. Perché gli anni che una persona porta con sé non sono soltanto anni trascorsi. Sono capitale umano, memoria e relazioni. E questo vale per la vita, ma anche per la politica e l’impegno civile. E quando una comunità riesce a rimetterli in circolo, la lunga vita smette di essere soltanto una questione demografica. Diventa una risorsa per il futuro di tutti.