Siena negletta 1. La Fortezza
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Siena negletta 1. La Fortezza

Tra nostalgici amarcord e incuria quotidiana, la Fortezza svela i segni dell'abbandono. L’unico vero polmone verde del centro storico sopravvive oggi senza manutenzione ordinaria e privo di una prospettiva lungimirante, mentre la natura si riappropria persino delle sue mura, dove è nato un frutteto di fichi, ciliegi e capperi.

Siena negletta 1.  La Fortezza
Foto di Lorenzo Paolini
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

15 Luglio 2026 - 16.14


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di Bruno Alfonsi

Da un po’ di tempo pensavo di contribuire a “Oltre il ponte” con una serie di piccoli articoli senza una periodicità fissa (sono allergico alle scadenze da rispettare) fatta gironzolando e fotografando luoghi e monumenti negletti e trascurati della nostra Città (e, ahimè, ce ne sono molti e in diverse zone sia dentro che fuori dalle mura).

Poi, pochi giorni fa, “scrollando” su FB, mi sono imbattuto in un post di un amico che proponeva alcune foto scattate durante una passeggiata in Fortezza commentate con ironia e un evidente sconforto, e ho, quindi, pensato di partire da qui e dalle sue foto (g.c.) per dare il via a queste “osservazioni” che al “tempo dei bloggers” avrebbero fatto scattare in immediato il consueto coro di “Pòra Sienina”.

Siena non manca certo di verde sia all’interno delle mura con le bellissime valli, spesso vissute e manutenute dalle Contrade che vi si affacciano, sia all’esterno specialmente laddove l’occhio sapiente di antichi amministratori ha impedito che si costruissero anonime periferie a ridosso delle splendide mura, tuttavia la Fortezza Medicea, arcigna ma addomesticata, austera ma accogliente, centrale ma esterna, rappresenta insieme alla dirimpettaia Lizza l’unico spazio verde (?) pubblico attrezzato della città storica.

Negli anni la Fortezza ha accolto eventi e persone, luoghi e manifestazioni, ricordi e momenti di vita per tanti (tutti?) senesi. Un elenco così come mi viene dal cuore:

  • La Scuola all’aperto voluta da Achille Sclavo
  • La mostra dei vini tipici (ricordo per i più attempati)
  • Il Sarrocchi e le Elementari Pascoli (noi ragazzi di San Prospero arrivavamo a scuola passando dal Rifugio un passaggio “misterioso” che congiungeva il Parco delle Rimembranze con il Piazzale interno)
  • Il Cinema all’Aperto
  • La Scuola Jazz e il suo storico fondatore Franco Caroni
  • Il luna Park
  • Le Feste dell’Unità con il loro profumo di salsicce e ragù
  • La vecchina dei semi e delle more di liquerizia seduta all’ingresso
  • Le serate al fresco nelle terrazze dell’Enoteca con un calice di Brachetto
  • Siena Cavalli
  • Le prime passeggiate post-covid nelle ore concesse dalla zona rossa (o arancione)
  • Le corse (più trotterelli che vere corse) nel vano tentativo di perdere qualche chilo.
  • Siena verde

Ognuno può allungare la lista a piacere, includendo magari i primi baci.

Oggi alcune attività come Siena Jazz resistono (nonostante gli ostacoli via via frapposti), altre sono state trasferite in “non luoghi” come il Cinema allo Stadio. L’estate viene “allietata” da attività appaltate esternamente, che, comunque, un tocco di vita la dànno. Per l’inverno si è pensato all’ennesimo, prevedibilissimo e squallidissimo, “villaggio di Babbo Natale”.

Quello che manca oggi è un progetto e, scusate il termine abusato, una ‘visione’. Achille Neri, architetto e senese doc, grande amante del bello e della sua città, in un’epoca di fermento culturale e propositivo aveva accompagnato la sua candidatura a Sindaco per una lista civica progressista con un progetto lungimirante, elegante, pragmatico. Si trattava di creare una vasta area omogenea e fruibile che accorpava La Lizza, la Fortezza, il Parco delle Rimembranze, La Conca del Rastrello e l’area verde tra Viale dei Mille, San Domenico e Fontebranda. Tutto questo senza sfavorire ma, anzi, alleggerendo e ottimizzando il traffico dell’area di San Prospero e il numero di posteggi per chi non può fare a meno di parcheggiare la propria auto nella zona.

Ma al di là di progetti a medio/lungo termine come quello dell’architetto Neri, quello che veramente manca oggi e che l’amico di FB fa notare è la manutenzione ordinaria, il “decoro” (quello che piace tanto esibire e dichiarare), la possibilità di fruire di un’area ben tenuta, pulita, sicura.

Sicurezza fisica (ad esempio con parapetti non “cadenti”) ma soprattutto in termini di accessibilità e tranquillità personale. Al di là di provvedimenti restrittivi, delle scacciacani in dotazione ai vigili – e del detto di Francischiello delle Due Sicilie alle sue guardie “Facìte ‘a faccia feroce” – per evitare che un luogo diventi malfrequentato e territorio di bande e gruppi che scoraggiano la fruizione da parte della popolazione si deve per prima cosa rendere il luogo ben tenuto, accuratamente manutenuto e salvaguardato. Il degrado fiorisce sul degrado.

Dal post e dalle foto dell’amico di FB rubo una frase tristemente divertente: “…Piero che frequenta spesso la Fortezza (abita a lì vicino) mi ha fatto da cicerone. Mi ha mostrato che in Fortezza c’è addirittura un frutteto nato sulle mura. Composto da un bel ciliegio e due piante di fichi…mi ha detto: Quest’anno le ciliegie non mi sono toccate. Qualcuno è passato prima di me. Ma vedi i fichi… come sono grossi. Quelli li voglio!”

Le foto a corredo sono di Lorenzo Paolini

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