di Alessandro Orlandini
Con un documento sul modo di affrontare la difficilissima situazione di Banca MPS si è presentato nell’agone politico il gruppo denominato “Proposte nuove per la città di Siena”.
È un’aggregazione che per ora intende promuovere confronti e dibattiti di idee, ma che in prospettiva vuole trasformarsi in una lista civica per le comunali del 2028. Con un obiettivo ambizioso: proporre a candidato sindaco del centrosinistra Giacomo Paoli, senese, neo cinquantenne, bancario (non di MPS e neppure di Intesa-S. Paolo), senza tessera di partito, impegnato nel sociale e con interesse per la storia.
Il fatto merita una segnalazione perché va a smuovere le acque in un ambito politico, quello del centrosinistra appunto, in cui i problemi relativi alla scadenza elettorale per il Comune, senza essere ovviamente rimossi, appaiono tuttavia messi in sonno, in attesa forse di un risveglio dopo l’esito delle politiche dell’anno prossimo (se non del prossimo autunno, come in molti sostengono).
Un punto di partenza, delineatosi di recente, il centrosinistra di Siena ce l’ha: l’ampia coalizione di partiti (PD, Verdi-Sinistra, Casa riformista, M5S) che ha sostenuto Eugenio Giani alle regionali del 2025. Il 57% ottenuto contro il 39,87% della coalizione destra-centro potrebbe apparire come una base molto positiva.
Ma, uscendo dalle percentuali e contando i voti, il quadro diviene meno rassicurante. Per conquistare il Comune di Siena, 11.190 voti (tanto ne contiene quel 57%) non bastano. Ce ne vogliono almeno i 1.000 in più raccolti da Giani sul suo nome.
Ciò pone ai dirigenti del campo progressista il problema chiaro come il sole: non solo non restringerlo, pena il suicidio, ma ampliarlo ulteriormente. In considerazione anche del fatto che una parte dei “civici” attualmente in Consiglio comunale sembra in posizione di attesa su come collocarsi nel futuro.
Ma ancor più, la chiave della porta per Palazzo Pubblico sarà l’individuazione della candidatura a sindaco/a. Fra i quattrocento iscritti al PD, fuori dagli incontri ufficiali, se ne parla molto, con reciproco interrogarsi sui nomi. E con una convinzione che può non piacere: nelle elezioni di oggi una candidatura autorevole vale più di un bel programma.