I colori sono quelli slavi, capelli e occhi chiari, brillanti di fierezza e mitezza insieme. La sua storia, Larysa ce la racconta con semplicità. Una storia forse simile ad altre vicende cha hanno portato nella nostra città nuove cittadine e cittadini, ma da conoscere. Forse si può assimilare ad altre storie, ma ogni persona è unica e la sua storia ci aiuta a crescere.
Quando sei arrivata in Italia?
Nel 2001. In Ucraina ero sola, avevo una figlia piccola , insegnavo storia alle scuole superiori. Ho dovuto lasciare il lavoro, sono tornata dai miei genitori con la bimba, ma non trovavo un’occupazione. Così ho preso la decisione di venire in Italia. La prima destinazione è stato un piccolo paese in provincia di Avellino. Facevo la badante e non è stato facile, non parlavo italiano; poi un’amica mi ha consigliato di venire a Siena perché diceva che era una città tranquilla dove si viveva bene. Ho fatto un viaggio accidentato, pieno di valige, borse, treni e autobus.
Hai avuto difficoltà ad ambientarti?
Soffrivo molto la mancanza di mia figlia. Non potevo portarla in Italia con il ricongiungimento familiare, perché non avevo un contratto di lavoro a tempo indeterminato o un reddito sufficiente. Ho studiato tanto per imparare l’italiano e trovare un lavoro stabile che mi consentisse di avere mia figlia con me. Finché ho fatto la badante non ho conosciuto altro che ucraine. Ci vedevamo solo fra di noi. Poi ho partecipato ad una selezione per un lavoro e ho iniziato a lavorare per una cooperativa. Le cose sono andate meglio. Posso dire che in generale sono stata accolta bene, siamo lavoratrici e lavoratori di tante nazionalità. Certo non tutto fila liscio, c’è ancora qualcuno che insulta dicendo che noi stranieri abbiamo rubato il lavoro agli italiani e che dovremmo tornare al nostro paese, che portiamo delinquenza. All’inizio combattevo, rispondevo, tentando di far riflettere su come ci fossero stranieri onesti o meno così come gli italiani. Adesso credo che non valga la pena discutere con certe persone che non cambieranno mai idea.
Con il nuovo lavoro hai potuto avere tua figlia con te immagino. Si è integrata bene?
Benissimo, aveva nove anni quando è venuta, ha studiato qui, si è laureata e ha un lavoro stabile e ha preso anche la cittadinanza. Anche io sto facendo le pratiche per la cittadinanza per essere più sicura a causa della guerra nel mio paese.
Sei preoccupata per la guerra? Hai parenti là?
Si, tutta la mia famiglia vive ancora in Ucraina, all’ovest nelle zone meno colpite dalla guerra, ma non del tutto sicure. Qualche tempo fa un drone è caduto a 500 m. da casa di mia madre. E manca tutto, soprattutto le medicine.
Mi sembra che tu abbia vissuto molte difficoltà, hai lasciato la tua terra, un buon lavoro, tua figlia piccola, per tentare la fortuna in un paese sconosciuto di cui ignoravi anche la lingua, ma alla fine mi sembra che tu ce l’abbia fatta. Forse avresti preferito trovare un lavoro più simile a quello che facevi in Ucraina.?
Si, posso dire che adesso le cose vanno bene, e anche il lavoro che faccio, la cassiera alla mensa studenti, mi piace, perché mi dà modo di stare a contatto con le persone, con i giovani.
So che sei impegnata nel sindacato con la CGIL. Puoi dirci qualcosa delle condizioni di lavoro?
Io sono una persona fortunata, perché non sono sola, ho un compagno italiano e quindi, pur lavorando part time, posso vivere adeguatamente. Ma la mia condizione è particolare. Il part time è molto diffuso nel mondo delle cooperative e non consente di avere uno stipendio per vivere, dal momento che ci sono persone che hanno contratti per sole 18 ore settimanali. Io ne ho 24 e posso tenere per me il mio stipendio, non devo pagare affitto, ma ricordo molto bene quando ero sola, guadagnavo 800 euro ne pagavo 600 di affitto. Ci sono colleghe che devono obbligatoriamente prendere l’auto per mancanza di mezzi pubblici e pagarsi anche il parcheggio. Per legge noi potremmo avere un altro contratto part time simultaneamente, ma di fatto non è possibile perché i turni sono variabili e non sappiamo con troppo anticipo quando lavoreremo.
Chi sono i tuoi colleghi o colleghe?
Siamo in gran parte donne e straniere, i lavori part time sono quelli che vedono più presenza femminile, ma ci sono anche italiane, anche laureate che fanno questo lavoro.
Come ti trovi adesso a Siena?
Bene, ma la vedo cambiata rispetto a quando arrivai nel 2003. Anche l’immigrazione è cambiata. Ho conosciuto in questi anni i migranti pakistani che venivano a mangiare a mensa e mi hanno raccontato le loro storie, terribili, mi hanno spiegato che, certe volte, la loro aggressività era dovuta alla paura e alla necessità continua di difendersi da torture e maltrattamenti passati. Ancora li incontro, qualcuno ha trovato lavoro, qualcuno lo sta ancora cercando, sono persone, basta conoscersi per comunicare e vivere a fianco.
Ha ragione Larysa, conoscerci, ognuna con la propria storia, ascoltarsi, può aiutare tutti a trovare le ragioni di una convivenza nuova e stimolante.