di Serenella Civitelli
Un cambio di prospettiva nella cura dell’obesità adolescenziale, non più considerata un problema estetico né la semplice conseguenza di scorrette abitudini alimentari o di una ridotta attività fisica, ma una malattia cronica complessa che necessita di una presa in carico strutturata e multidisciplinare.
È questo il principio alla base delle prime Linee Guida nazionali pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) consultabili per esteso sul sito, dedicate alla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. Al documento ha contribuito anche l’AOUS, con la partecipazione della dottoressa Barbara Paolini, direttrice della UOC Dietetica e Nutrizione Clinica e presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), nel Comitato tecnico-scientifico, e della dietista Barbara Martinelli, coinvolta nella revisione del testo.
Le nuove raccomandazioni riconoscono che l’obesità nasce dall’interazione di molteplici fattori: genetici, metabolici, ambientali, psicologici e sociali. Per questo indicano la necessità di percorsi di cura multidisciplinari, omogenei sul territorio nazionale. Nei casi più complessi, quando gli interventi su alimentazione, attività fisica e stile di vita sono insufficienti, possono essere presi in considerazione anche trattamenti farmacologici e chirurgici, secondo criteri clinici rigorosi.
«Queste Linee Guida – sottolinea Paolini – sono il risultato di un lavoro condiviso tra specialiste e specialisti di tutta Italia e ribadiscono il ruolo fondamentale della prevenzione e di una presa in carico precoce durante l’adolescenza, per ridurre il rischio di complicanze come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcune forme tumorali».
Il documento arriva in un contesto caratterizzato dalla crescente diffusione dell’eccesso ponderale. Secondo gli ultimi dati Istat, quasi una persona adulta su due in Italia è in sovrappeso, mentre l’11,6% della popolazione è obesa, quota in aumento rispetto al 9,8% registrato dieci anni fa. Il fenomeno riguarda soprattutto gli uomini: il 55,1% è in sovrappeso contro il 38,2% delle donne.
Anche in etá evolutiva il problema è rilevante: oltre un quarto della popolazione tra i 3 e i 17 anni presenta un eccesso ponderale, con una prevalenza maggiore nei maschi (27,8%) rispetto alle femmine (22,4%).
L’obesità è anche specchio delle disuguaglianze sociali. La sua diffusione non dipende soltanto da fattori individuali ma è influenzata dalle condizioni socio-economiche, dal grado di istruzione, dall’ambiente di vita e dalle possibilità di accesso ad un’alimentazione equilibrata e ad opportunità di movimento. Dove aumentano fragilità e difficoltà sociali cresce anche il rischio di sviluppare la patologia.
Un aspetto sempre più rilevante riguarda le differenze tra maschi e femmine. Fattori biologici, metabolici, psicologici e socioculturali incidono sul rischio di complicanze e sul rapporto con il peso. Nei maschi è più frequente l’accumulo di grasso viscerale, associato ad un maggiore rischio cardiometabolico, ed una maggior tendenza a sottostimare l’eccesso ponderale ed a ritardare l’accesso alle cure. Nelle femmine assumono invece particolare rilievo i cambiamenti ormonali e lo stigma legato all’immagine corporea, con maggior frequenza di ansia, bassa autostima e disturbi del comportamento alimentare.
Per questo la prevenzione e il trattamento del sovrappeso richiedono interventi personalizzati, capaci di integrare aspetti clinici, psicologici e sociali, a partire dall’educazione alimentare fin dall’infanzia e da azioni precoci per evitare che la malattia si consolidi nell’età adulta.
Le nuove Linee Guida rappresentano dunque un importante passo avanti nella gestione dell’obesità adolescenziale ma presentano il limite di non aver ancora effettuato una valutazione specifica delle differenze di sesso e genere rispetto agli effetti degli interventi terapeutici.
Tuttavia, come precisato nel testo, tale mancata distinzione non indica l’assenza di possibili differenze nell’efficacia o nella sicurezza dei trattamenti ma riflette la mancanza, al momento della pubblicazione, di studi specificamente dedicati a questo aspetto. Per tale motivo è molto apprezzabile che sia già prevista la realizzazione di un apposito addendum che approfondisca il tema.