Sotto il sole di Siena, l’amore non va in vacanza: l’Oasi Felina I Cassiopei contro la piaga dell’abbandono
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Sotto il sole di Siena, l’amore non va in vacanza: l’Oasi Felina I Cassiopei contro la piaga dell’abbandono

Tra cucciolate fuori controllo e l'impegno dei volontari, Cristina Marcolongo ci svela cosa c'è dietro la cura dei felini più bisognosi del territorio

Sotto il sole di Siena, l’amore non va in vacanza: l’Oasi Felina I Cassiopei contro la piaga dell’abbandono
I felini dell'Oasi i Cassiopei
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

8 Agosto 2026 - 13.05


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di Annamaria Pezzimenti

Siena, città di antiche tradizioni e pietre cariche di storia, nasconde tra le sue pieghe un’anima sensibile e solidale. In questo contesto, dove la bellezza si sposa con la cura per il prossimo, brilla una realtà che da anni si dedica a chi non ha voce: l’Oasi Felina i Cassiopei. Non è solo un rifugio, ma un vero e proprio avamposto di civiltà. Abbiamo incontrato Cristina Marcolongo, che insieme ad Anna Mancini guida questa missione, per farci raccontare la vita quotidiana all’oasi e, soprattutto, per affrontare le criticità di una stagione, l’estate, che per i volontari si trasforma spesso in una trincea.

L’avventura dei Cassiopei non nasce per caso, ma da una visione chiara che ha avuto inizio 14 anni fa dopo altre esperienze di volontariato in canile e in colonia”, spiega Cristina, sottolineando come l’obiettivo primario sia sempre stato quello di “creare un rifugio per i gatti invisibili ai più, come i gatti anziani, malati e bisognosi”. Oggi l’oasi ospita mediamente circa 40 gatti, ma i numeri non dicono tutto. Si tratta di soggetti fragili, spesso affetti dalle patologie feline più diffuse come Fiv e Felv, che richiedono un impegno che va ben oltre la semplice somministrazione di cibo: “ognuno di loro necessita di accortezze e terapie”.

A gestire questa complessa macchina del bene è un manipolo di eroi quotidiani, circa 6-7 volontari stabili che si alternano tra pulizie, terapie, lavanderia e l’organizzazione di raccolte alimentari. Ma il lavoro del volontario si scontra spesso con una realtà dura che è la mancanza di spazio. “La difficoltà più impegnativa è senza dubbio la disponibilità di spazio, purtroppo limitata, per sopperire alle continue emergenze del territorio”, confida Cristina con una nota di preoccupazione. I volontari arrivano a mettere a disposizione i propri spazi privati, ma quello che manca è spesso la collaborazione attiva della cittadinanza. “Constatiamo purtroppo che a fronte delle segnalazioni che i privati ci inviano, manca a volte la disponibilità degli stessi ad accogliere nelle proprie abitazioni i gatti oggetto della segnalazione, se pure per una notte o per qualche ora. Questo sarebbe indispensabile per darci il tempo di organizzarci”.

Il tema più scottante, però, resta quello dell’abbandono estivo. Sebbene a Siena il randagismo sia mediamente contenuto grazie alle campagne di sterilizzazione, Cristina non abbassa la guardia: “Restano baluardi di inconsapevolezza o di indifferenza che creano, poi, le emergenze nel periodo estivo con cucciolate fuori controllo, spesso malate e mal tenute”. L’estate, per chi vive il volontariato in prima linea, assume contorni drammatici. Cristina la definisce senza mezzi termini “un incubo fatto di telefonate continue che segnalano ritrovamenti o chiedono ospitalità per accoglienza”.

Oltre all’abbandono dei cuccioli, esiste una forma di crudeltà più silenziosa: quella verso i gatti anziani. “L’abbandono frequente riguarda anche gatti anziani di persone decedute o ricoverate in RSA che nessuno dei parenti può aiutare. Sfortunatamente sono casi frequentissimi”, racconta Marcolongo, descrivendo una realtà di solitudine che spezza il cuore.

A queste emergenze si aggiunge la sfida climatica. Le ondate di caldo estremo di questi giorni colpiscono duramente anche i piccoli ospiti. “Abbiamo portato i più fragili a casa al fresco, salvo monitorare i giovani rimasti in oasi e intervenire in caso di colpi di calore”, spiega la responsabile. Per i cittadini che hanno gatti in casa, i consigli sono semplici ma vitali: lasciare sempre acqua fresca, evitare residui di cibo umido che deperiscono rapidamente e, in caso di sofferenza evidente, “bagnare con un panno umido la testa e consultare subito il medico veterinario”.

Nonostante le fatiche, l’Oasi i Cassiopei resta un punto di riferimento anche per chi vuole essere un proprietario responsabile. Per chi va in vacanza e cerca aiuto, esiste una rete di supporto per servizi di cat sitting, l’invito e di mettersi in contatto con i volontari dell’Oasi tramite la mail o il numero WhatsApp. Ma la vera missione finale resta una: trovare una casa a chi non l’ha mai avuta o l’ha perduta. “Il vero e insostituibile supporto per noi resta, comunque, ADOTTARE”, conclude Cristina con un appello che speriamo trovi eco in tutta la città.

Come aiutare l’Oasi Felina i Cassiopei: Sostenere questa realtà è possibile attraverso donazioni libere o partecipando alle raccolte alimentari periodiche.

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