Novant’anni fa, nel 1936, furono circa 500 i senesi in camicia nera che partirono per la Spagna in appoggio alle truppe golpiste del generale Francisco Franco. Il quale, con il colpo di stato del 17 luglio contro la legittima Repubblica parlamentare, nata nel 1931 e governata in quella fase da una coalizione di sinistra, aveva acceso una guerra civile destinata a insanguinare la penisola iberica per tre anni.
Erano una parte dei circa 60-70.000 italiani del CTV (Corpo Truppe Volontarie) inviati sul suolo spagnolo da Mussolini. Li affiancavano circa 10.000 tedeschi mandati da Hitler, che però, da parte sua, aveva aggiunto armamenti (aerei soprattutto) e automezzi ben più numerosi e moderni di quelli provenienti da Roma.
Gli storici si sono interrogati se furono “volontari” veri o mascherati, propendendo per la seconda ipotesi: non mancavano certamente fascisti convinti, ma la maggior parte venne attratta dalla buona paga, le mille lire al mese rese famose dal titolo di una celebre canzone del 1939.
Sul fronte opposto combatterono in Spagna 17 uomini e una donna, originari anch’essi del territorio senese, inquadrati nelle Brigate Internazionali a sostegno della Repubblica, in particolare nel Battaglione Garibaldi, poi 12° Brigata Garibaldi.
Ad essi l’Istituto storico della Resistenza senese ha dedicato un’agile mostra che si può visitare alle Stanze della Memoria (ex Casermetta), in via Malavolti 9.
Attraverso due video, la mostra ricostruisce la tormentata vita della Repubblica spagnola fra il 1931 e il 1939 (il biennio riformatore, il biennio nero, i mesi del Fronte Popolare, il colpo di stato fascista, le principali battaglie della guerra civile, le atrocità da entrambe le partiti) per poi soffermarsi sui volontari (questi senza virgolette) delle Brigate Internazionali, dai 40 ai 60.000 combattenti che provenivano da tutto il mondo, con idee politiche differenti (anarchici, comunisti, socialisti, repubblicani, democratici), uniti dalla volontà di contrastare il fascismo.
Poco più di 400 furono i toscani e 18, come detto sopra, quelli nati in provincia di Siena. Di questi, sulla scia di un saggio di Gabriele Maccianti pubblicato sull’ultimo numero del “Bullettino senese di Storia patria”, i video della mostra presentano i volti (le foto segnaletiche del Casellario Politico Centrale), le figure (rielaborate, un po’ per gioco, dall’intelligenza artificiale) e soprattutto le biografie, alcune da romanzo (Vittorio Bardini di Sovicille, Pietro Borghi di Poggibonsi, Nello Boscagli di Sinalunga, Sabatino Gambetti di Siena), altre più ordinarie e tuttavia, proprio per questo, non meno interessanti.
Un caso su tutti, quello di Leonetta Mazzini (purtroppo senza volto), senese di via Cecco Angiolieri, la quale, emigrata in Spagna con la madre, scomparve in una delle tante fosse comuni riempite di cadaveri dopo la vittoria di Francisco Franco.