di Andrea Sbardellati
Sono trascorsi diciotto anni dalla scomparsa del giornalista senese Paolo Maccherini, figura di spicco nel panorama culturale della nostra città e professionista stimato ben oltre le mura di Siena. Per lungo tempo corrispondente Rai e volto storico di emittenti come Canale 3 Toscana e Televideo Siena, Maccherini ha collaborato con numerose testate, tra cui Sienacronache e La Nazione. Un vero maestro che ha saputo descrivere la cronaca cittadina con stile, personalità e un’imparzialità venata di sottile ironia, trasformando i suoi articoli in racconti sempre lucidi e concreti.
Già presidente del Gruppo Stampa Autonomo Siena, Paolo fu ricordato dall’associazione nel 2010 con una sentita iniziativa al Santa Maria della Scala, dal titolo: “Tra Storia e Giornalismo: Paolo Maccherini nella cultura senese del secondo Novecento”. In quell’occasione venne presentato l’omonimo volume edito da Protagon, con gli interventi di Duccio Balestracci, Maurizio Boldrini, Alessandro Orlandini e Roberto Romaldo, arricchiti dalle testimonianze di Maurizio Bianchini, Stefano Bisi, Patrizio Forci e Franco Masoni.
Il Gruppo Stampa volle omaggiare l’intellettuale promuovendo anche la pubblicazione anastatica della sua rara tesi di laurea, “Siena 3 luglio 1944: la liberazione”, accompagnata da un saggio di Alessandro Orlandini. Oggi, il suo legame con la professione resta tangibile nella Sala Stampa del Comune di Siena a Palazzo Berlinghieri, a lui intitolata: il suo ritratto sulla parete sembra quasi accompagnare, giorno dopo giorno, chi lavora per raccontare la verità.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo in chi ne apprezzava la capacità di informare con disincanto. Vincenzo Coli, nel libro 90 pezzi da 90, ne traccia un profilo che lo stesso Maccherini amava citare:
“Maestro di scrittura e abile nel linguaggio televisivo – le sue corrispondenze per il Tg3 Toscana sono modelli di sintesi ed efficacia – Maccherini è il simbolo vivente dell’understatement. Un profilo basso scelto non per modestia, ma per consapevolezza della propria atipicità; una forma di autodifesa dalle insidie di un ambiente che, quanto più appare domestico, tanto più ti mangia l’anima.”
Sempre Coli ricorda un aneddoto legato al Premio Mangia: quando l’oratore gli chiese come mai, con tanta attività alle spalle, non si fosse mai arricchito, Paolo rispose con un flash di sconcerto: “Non ci ho mai pensato”. Rimase poi con quel suo sopracciglio a ricciolo interrogativo, appeso a un rimpianto che forse non è mai esistito.
Per me, Paolo Maccherini è stato un vero maestro, prodigo di stimoli e insegnamenti per i giovani giornalisti che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Ricevetti la notizia della sua morte mentre mi trovavo a Madrid per le Final Four di Eurolega: la sua amata Mens Sana — la “Beneamata”, come la chiamava lui — stava combattendo contro i giganti del basket europeo. Proprio come Paolo aveva sempre fatto con la sua penna: con eleganza, fermezza e una classe d’altri tempi.