Sfratto al Circolo Arci Due Ponti: il Comune ne propone il trasferimento, il territorio non ci sta e si mobilita
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Sfratto al Circolo Arci Due Ponti: il Comune ne propone il trasferimento, il territorio non ci sta e si mobilita

L'incontro tra il consiglio direttivo dell'Arci Risorgimento e il vicesindaco Capitani si chiude senza soluzioni. Sul tavolo resta solo l'ipotesi di un trasferimento a San Miniato, respinta con durezza dal circolo che annuncia la mobilitazione. Giovedì 15 ottobre alle 17,30 assemblea aperta.

Sfratto al Circolo Arci Due Ponti: il Comune ne propone il trasferimento, il territorio non ci sta e si mobilita
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Gabriella Piccinni Modifica articolo

30 Settembre 2026 - 12.34


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Ci sono momenti in cui un’amministrazione comunale rivela con chiarezza le proprie priorità: se stare dalla parte dei cittadini e dei presìdi di socialità dei quartieri, oppure limitarsi a prendere atto delle decisioni altrui. Nel caso dello sfratto esecutivo intimato dal Demanio al Circolo Arci Risorgimento dei Due Ponti — destinato a lasciare i propri spazi agli uffici immigrazione della Questura — il Comune di Siena sembra aver scelto la seconda strada: assecondare la decisione del Demanio invece di provare a difendere le ragioni di un pezzo di città.

L’incontro tra il consiglio direttivo del circolo e il vicesindaco Capitani non ha prodotto risultati. Di fronte alla difesa appassionata di uno spazio che da oltre un secolo garantisce aggregazione, solidarietà e vita di quartiere, la Giunta ha offerto un’unica proposta concreta: trasferire il circolo a San Miniato.

Una soluzione che il circolo ha definito senza mezzi termini “irricevibile”: «pensata unicamente per offrire quattro mura qualunque, del tutto cieca di fronte al valore territoriale, identitario e umano di questa realtà. Spostare il Circolo Risorgimento ai margini significa, nei fatti, volerlo condannare». Il giudizio del direttivo sull’incontro è netto: «Ha confermato la totale insensibilità dell’amministrazione comunale rispetto al valore storico, sociale e territoriale del circolo».

Ed è proprio qui che si misura la responsabilità politica del Comune. Non basta trovare un altro locale e chiamarlo soluzione. Un circolo di quartiere non è soltanto uno spazio fisico: è una rete di relazioni, una storia, una presenza costruita nel tempo. Spostarlo altrove significa modificare, e forse spezzare, quella relazione con il territorio che ne costituisce una parte essenziale.

Mentre il presidente illustrava il ruolo che la struttura svolge da decenni nel tessuto cittadino, dal Comune non sono arrivate contro-proposte, né un percorso alternativo per salvaguardare la sede e la sua funzione. È rimasto, invece, il sostanziale avallo alla decisione del Demanio. Una scelta amministrativamente semplice, forse; politicamente, molto meno.

Il Circolo Arci Risorgimento Due Ponti, insieme a quanti lo sostengono, ha fatto sapere di non voler chiudere qui la partita.  La mobilitazione per difendere la sede storica e, con essa, oltre un secolo di storia, continua. Prossimo appuntamento giovedì 15 ottorbe, alle 17,30, assemblea aperta alla cittadinanza: “La porta del Cicolo deve rimanere aperta”.

Del resto, quella storia comincia nel 1909, quando 34 soci tra operai, contadini e artigiani fondarono a Siena la prima Società di Mutuo Soccorso, «Il Risorgimento ai Due Ponti». È una storia che ha attraversato più di un secolo e che ha conosciuto anche la violenza del fascismo: nel 1942 l’associazione fu costretta a cedere gratuitamente l’immobile al Partito Nazionale Fascista.

Oggi il rischio è diverso, ma la domanda resta: che cosa vuole fare una città delle proprie comunità, dei propri luoghi di socialità, della storia costruita nei quartieri? Perché uno sfratto può essere un atto amministrativo. Ma decidere se e come difendere ciò che quel luogo rappresenta è una scelta politica

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