Sala piena ieri sera al Teatro dei Rozzi, per uno spettacolo organizzato dall’Archivio Udi della provincia di Siena per ricordare gli 80 anni dall’estensione del voto alle donne nel nostro Paese e le 21 donne “Madri costituenti” che varcarono la soglia del Parlamento per andare orgogliosamente a dare il loro contributo alla redazione della carta costituzionale.
“Non per galanteria. Le 21 madri della Costituzione” è infatti il titolo del lungo monologo interpretato da Daniela Morozzi e scritto insieme a Matteo Marsan. Nelle sue parole, accompagnate dai canti di lotta delle donne interpretati da due cori riuniti per l’occasione, Le Musiquorum e Choreos diretti da Maria Gaccompagnate ha rievocato il lungo percorso per arrivare all’estensione del voto alle donne.
Nelle parole della Morozzi, lucide e appassionate, si sono riviste le macerie della seconda guerra mondiale, il coraggio delle donne che nelle guerre sono quelle che si fanno carico dei figli , degli anziani, della loro sopravvivenza e poi le donne partigiane, le donne che lottano per non essere espulse dal mondo del lavoro alla fine della guerra. Quindi con ragione Angela Guidi Cingolani, una delle Costituenti poteva affermare nell’aula parlamentare: “credo di poter interpretare il pensiero di tutte noi Consultrici, invitandovi a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavalleria d’altri tempi, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto con voi ha vinto.”
E le donne nella Costitutente, ci ha opportunamente ricordato Morozzi nel suo monologo, hanno fatto davvero la loro parte, incidendo con la loro azione sulla scrittura di articoli fondamentali della Costituzione. L’hanno potuto fare perché determinate, ma anche perché spesso hanno fatto rete fra di loro, avevano orizzonti ideali diversi e provenienze contrapposte, ma tutte avevano vissuto l’antifascismo come valore e come pratica di vita, erano passate attraverso le umiliazioni inflitte dal fascismo alle donne, relegate al ruolo di madri, produttrici di figli per la patria.
Questa era la loro forza e seppero giocarsela bene a favore di tutte noi. L’art. 3 della Costituzione in origine sanciva solo la pari dignità e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, le donne nella Costitutente fecero inserire un comma fondamentale “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Da questo principio fondamentale, altri articoli della Costituzione futono scritti su impulso delle donne in Parlamento: art 29 sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, l’art. 30 sulla tutela dei figli nati fuori del matrimonio (su proposta di Iotti e Federici). Teresa Noce si batté con forza perché fosse approvata con l’art.37 della Costituzione la parità salariale fra uomo e donna a parità di prestazione e la tutela della materinità nei luoghi di lavoro.
Infine, l’art. 51 a cui lavorarono insieme la cattolica Federici e la comunista Iotti sull’apertura degli uffici pubblici in egual misura a uomini e donne.
Questa carrellata proposta dallo spettacolo è stata utile per ricordare che l’Italia veniva dalla arretratezza culturale del fascismo e quindi quello che le donne riuscirono a far scrivere nella carta di un paese fortemente maschilista aveva del rivoluzionario. Ma ci ricorda anche come quegli stessi principi abbiano poi faticato a tradursi in provvedimenti legislativi concreti. Solo due esempi per tutti: la prima donna in Magistratura fu effettivamente ammessa nel 1963 e il delitto d’onore e il matrimonio riparatore dopo uno stupro furono abrogati solo nel 1981. E tuto quello che le donne hanno conquistato, dal diritto al divorzio a quello ad un aborto libero e sicuro, è venuto solo dall’impegno e dalle lotte delle donne nei movimenti, nelle associazioni, nei partiti e nei sindacati e solo quando le donne hanno saputo superare le barriere ideologiche e unirsi in nome dell’avanzamento di tutte.
E lo spettacolo quindi non poteva che concludersi con un forte appello alle giovani donne perché raccolgano il testimone e continuino a lottare tenendo la Costituzione come un via maestra da seguire.