di Bruno Valentini
Il Santa Maria della Scala continua ad essere croce e delizia di Siena. Uno scrigno di tesori, ma anche un’aspirazione incompiuta. Soprattutto da quando si sono insediate Amministrazioni di centro destra che si sono intestardite sulla creazione di una Fondazione ad hoc senza dotarla di risorse e strumenti adeguati. Nei giorni scorsi la direttrice del Museo, Chiara Valdambrini, è stata confermata per un ulteriore triennio e ha rilasciato al Corriere di Siena una intervista densa di entusiasmo e buoni propositi. Ma anche di pesanti ammissioni.
Dopo otto anni il Santa Maria della Scala è un cantiere fermo. Uno splendido contenitore, in cerca di autore. Perduta la collaborazione e la biglietteria unificata col Duomo, gli ingressi sono calati vertiginosamente così come sono saliti gli oneri a carico del bilancio comunale. Basta passeggiare per piazza del Duomo per rendersi conto della enorme differenza dei flussi dei visitatori. È dal 2024 che il presidente della Fondazione, Cristiano Leone, aveva avvertito che così le cose non sarebbero potute andare bene. La sindaca ha tentato di allertare l’assessore alla cultura, ma poi si è resa conto che avrebbe dovuto chiamare a rapporto sé stessa, visto che la delega non l’ha mai assegnata.
La direttrice Valdambrini ci rende partecipi di due macigni che gravano sul presente e sul futuro del Santa Maria. Non ci sono finanziamenti (alla cessazione del nostro mandato nel 2018, lasciammo progetti di restauro e fondi disponibili per gli anni successivi) e non ci sono nuovi soci. Cercasi partner disperatamente.
Il ministro dandy Giuli per adesso si è limitato a fare passerella a Siena. Una foto opportunity, qualche promessa, ma niente di concreto, da parte del Ministero della Cultura. La Fondazione e il Comune hanno annunciato da tempo un nuovo masterplan che vada oltre il progetto originario di Guido Canali. Con obiettivi ambiziosi (il recupero della sua “totalità volumetrica”, la suggestione di farne una “casa della città”), ma tutto langue. Non siamo certo all’anno zero, ma otto anni di amministrazioni di destra hanno azzerato la spinta propulsiva che con la direzione di Daniele Pittèri aveva fatto sì che il Santa Maria della Scala fosse un motore dinamico della cultura senese e non un santino da evocare periodicamente per parlarci addosso su quante potenzialità avremmo.
Fra l’altro, girando per la città il Santa Maria della Scala non è pubblicizzato e spiegato come dovrebbe e quindi non possiamo meravigliarci se scivola in fondo alle priorità di chi visita Siena. Mi dicono che sarebbe già pronta una nuova campagna di comunicazione, al momento ferma per mancanza di soldi. Eppure sarebbe un investimento proficuo, con probabile ritorno economico, al contrario di tante spese comunali improduttive. Un esempio? Avendo trasferito un bel po’ di servizi gestiti direttamente dal Comune a Sigerico (come la riscossione dei tributi), sul bilancio comunale gravano centinaia di migliaia di euro di IVA sulle fatture dei fondi che Palazzo Pubblico deve trasferire per tenere in piedi la baracca.