Acqua & Sapone e Beko, se contasse la Costituzione
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Acqua & Sapone e Beko, se contasse la Costituzione

Le vicende di Siena e Amiata raccontano un modello economico che allontana produzione e occupazione dai principi costituzionali. Il rinvio del confronto su Acqua & Sapone aggiunge un elemento ulteriore: quando si allontana il dialogo, ad allontanarsi è anche la responsabilità sociale d’impresa.

Acqua & Sapone e Beko, se contasse la Costituzione
Logimer Srl di Piancastagnaio (magazzino ‘Acqua & Sapone’)
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

23 Maggio 2026 - 15.26


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di Daniele Magrini

Se l’Italia in cui viviamo fosse quella delineata dalla Costituzione, anche realtà lontane dalle grandi aree industriali come la provincia di Siena oggi soffrirebbero di meno gli effetti di quella crisi economica che il Paese reale conosce bene, oltre ogni propaganda governativa. Sembra una riflessione semplicistica, venata di una sorta di romanticismo passatista. Eppure, giova rileggerli due articoli fondamentali del dettato costituzionale, che delineano i contorni dell’impresa e del lavoro:

Articolo 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

Articolo 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Certe parole riecheggiano più di altre: l’esercizio di impresa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”. E allora come possono piombare sulle esistenze di centinaia di lavoratori, crisi come quelle della Beko a Siena e della Logimer (Acqua e Sapone) a Piancastagnaio? Giova una riassunto di entrambe.

Nel capoluogo, il 28 novembre 2025 si è chiusa non solo la produzione ma anche una storia di impresa lunga 58 anni e che nello stabilimento di viale Toselli ha visto passare i marchi Ignis e Whirlpool. Ci sono 170 lavoratori che attendono di veder concretizzate le speranze di reindustrializzazione. Invitalia ha appena pubblicato un bando per una manifestazione di interesse, aprendo ufficialmente la ricerca di nuovi operatori disposti a prendere in locazione il sito produttivo di viale Toselli. La scadenza per le candidature è fissata al 30 giugno. Ed è quella la data chiave per capire il destino dei lavoratori ex Beko e delle loro famiglie, nel mezzo di una città che ha perso ogni direttrice economica e in cui l’unica certezza è l’invecchiamento. Una vicenda, quella della Beko, che appare decisamente in contrasto con l’”utilità sociale” indicata dalla Costituzione.

All’estremo sud della provincia, sull’Amiata ecco un’altra storia di egoismo imprenditoriale che non ha ragion d’essere visto che l’azienda, in questo caso, non è in crisi. Il caso è quello della Cesar, ex Logimer, proprietaria del magazzino del marchio Acqua e Sapone, a Casa del Corto, dove lavorano 56 persone. Tutto nasce mezzo secolo fa dal successo dell’iniziativa di una famiglia di Piancastagnaio, i Brogi, con il Mercatissimo. Forte l’impronta genetica legata al territorio, che non viene ritenuta – come dovrebbe essere – un valore aggiunto da parte dei proprietari contemporanei, vogliosi semplicemente di piazzare il magazzino da un’altra parte. La lotta dei sindacati e dei lavoratori ha per ora bloccato i licenziamenti: decisivo appare il nuovo incontro in Regione fissato il 26 maggio. E anche in questo caso, non si può non richiamare in causa con nostalgia, quell’articolo 36 della Costituzione che attesta il diritto del lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

In entrambi i casi, seppure certamente non paragonabili, siamo in presenza di aziende che vogliono lasciare il territorio. Il gruppo turco Beko, per lasciare l’Italia e spostare la produzione in Egitto e Romania. Intento per ora arginato in parte, ma non per lo stabilimento senese. Il gruppo Cesar vuole cessare la sua presenza sull’Amiata per utilizzare magazzini in altre zone dell’Italia centrale.

Sembra niente, abbandonare un territorio. Non pesano in certe decisioni le conseguenze di impoverimento delle realtà colpite, soprattutto nelle cosiddette Aree Interne. Né gli effetti sulle esistenze dei lavoratori sconvolte dalla mancanza di lavoro. Siamo agli antipodi degli articoli 36 e 41 della Costituzione. Le due vicende mettono a rischio pesantemente l’occupazione in un territorio quale quello senese, già caratterizzato da una endemica deindustrializzazione.

E l’assoluta fuga dell’imprenditoria dall’ “utilità sociale” richiamata nella Costituzione, emerge anche dallo studio realizzato da Ires Toscana su mandato della Cgil regionale. La sintesi estrema è che i profitti aumentano mentre i salari restano al palo. Per svolgere questa analisi sono stati utilizzati i bilanci di esercizio delle imprese con sede legale nelle province della regione Toscana.  Confrontando nell’ultimo decennio la variazione percentuale degli utili netti del 2025 rispetto al 2014, si riscontra un aumento percentuale di quasi il 70%, mentre la corrispondente variazione percentuale del salario reale (depurato dall’inflazione) è pari solo all’1%.

Fra 2015 e 2024 la manifattura toscana ha accresciuto la propria produzione (+86,5%) e i propri utili netti (+70%), mentre la quota del valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53,0%. Nei dieci anni di riferimento, l’occupazione è in crescita (+14,7%), la redditività del capitale in forte aumento (EBITDA +87%, quota sul valore aggiunto dal 39,7% al 44,6%), i salari reali sono stagnanti o in calo in 7 comparti manifatturieri su 13.
In sostanza, i buoni risultati complessivi dell’industria toscana non si sono tradotti in un corrispondente miglioramento della quantità e della qualità del lavoro.

Inoltre, le previsioni di crescita (2027 su 2026) vedono l’Italia inesorabilmente ultima tra 29 Paesi europei, con lo 0,6%. Chi pagherà il conto è facilmente intuibile, visto che l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui, negli ultimi 30 anni, i salari reali sono rimasti fermi, mentre in Francia, Germania e Spagna sono cresciuti tra il 20% e il 30%. Nei territori più fragili come la provincia di Siena le debolezze generali delineate pesano ancora di più.

Di fronte a tutto questo è retrogrado il richiamo agli articoli 36 e 41 della Costituzione? È fuori da un tempo in cui dominano deregulation, globalizzazione e intelligenza artificiale? Ognuno valuterà secondo i propri parametri. Ma senza il lavoro non c’è progresso. Senza dignità occupazionale non ci può essere un’economia sana. Come la Costituzione aveva certificato con grande lungimiranza.

Il post scriptum è d’obbligo e riguarda la vertenza di Acqua & Sapone. In queste ore l’azienda ha fatto sapere di non essere disponibile all’incontro del 26 maggio, posticipando la data all’8 giugno, ma garantendo la presenza solo in collegamento, esclusivamente in videocollegamento.

Una decisione, (quella Aziendale) che Filcams Cgil Siena, Fiasacat Cisl Siena, Uiltucs Toscana area Siena e le maestranze giudicano “grave, inaccettabile e profondamente irrispettosa verso una vertenza che riguarda il futuro di 56 lavoratrici e lavoratori del sito Amiatino ex Logimer, oggi incorporato da Cesar per il marchio Acqua & Sapone. Parliamo di una crisi che ha ormai assunto rilievo regionale e nazionale, arrivando fino al Parlamento attraverso interrogazioni e prese di posizione istituzionali. Eppure, mentre istituzioni e territorio dimostrano attenzione e responsabilità, l’azienda continua a sottrarsi al confronto diretto. Di fronte alla drammatica situazione che stanno vivendo decine di famiglie e un intero territorio – concludono i sindacati è inaccettabile che un grande gruppo scelga ancora una volta di anteporre logiche organizzative e di profitto al rispetto dovuto alle persone”.

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