“Cerchiamo spazi e libri, troviamo un muro Di Pietra”. Sintetizza bene, il manifesto innalzato dagli universitari in protesta davanti al rettorato, le attese degli studenti da un lato e la cocciutaggine del rettore dall’altro che tiene stretti i cordoni di una borsa sempre più leggera e che non trova rimpinguamenti adeguati dal complesso sistema dei finanziamenti del Mur.
Da alcune settimane, all’Università degli Studi di Siena, si respira un clima di tensione che va ben oltre una semplice riorganizzazione interna. La protesta nata attorno al “Comitato per difendere UniSi” è diventata in poche settimane il simbolo di un malessere più profondo che attraversa non solo l’università di casa nostra. Tutto parte da una decisione improvvisa come la drastica riduzione degli orari e dei servizi delle biblioteche, tagliati di circa il 50% e comunicati con pochissimo preavviso. È una scelta che ha colpito uno dei simboli e cuori pulsanti della vita accademica perché non solo luogo di studio ma anche spazio di socialità e accesso al sapere.
In risposta, studenti, dottorandi e ricercatori hanno avviato una mobilitazione che ha raccolto oltre 1100 firme, denunciando un metodo percepito come autoritario e privo di confronto. Le critiche vanno oltre al merito dei provvedimenti adottati poiché al centro della contestazione c’è la percepita volontà dell’esclusione degli studenti, dottorandi e ricercatori dai processi decisionali. “Decisioni calate dall’alto” è l’espressione che ricorre più spesso, insieme alla richiesta, non ancora accettata, di un dialogo diretto con il Rettore e tutta la governance dell’ateneo.
Con il passare dei giorni, la protesta ha assunto forme più visibili con l’occupazione simbolica della biblioteca del polo di Fieravecchia e il presidio davanti al Rettorato. Anche il tentativo di mediazione istituzionale, attraverso una mozione presentata al Senato Accademico, è fallito, lasciando irrisolto il conflitto. “La mozione non chiedeva un ritorno completo agli orari precedenti al 13 febbraio, ma puntava a una soluzione di compromesso rispetto alle recenti restrizioni. Abbiamo inoltre evidenziato criticità nelle modalità di comunicazione – spiega Arianna Scarselli, senatrice accademica di Cravos – ribadendo che sarebbe spettato all’Università informare in modo tempestivo la comunità studentesca, evitando comunicazioni a ridosso dell’entrata in vigore dei provvedimenti”.
L’amministrazione ha risposto proponendo tavoli tecnici per valutare eventuali correttivi, ma senza sospendere nell’immediato le misure contestate. Una soluzione che i promotori della protesta giudicano insufficiente, perché non affronta i disagi quotidiani già in atto. Come sottolineano gli studenti, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto le componenti più fragili come sono gli studenti lavoratori, che vedono restringersi le possibilità di accesso agli spazi, e personale precario, spesso impiegato nei servizi esternalizzati, che subisce riduzioni di ore e salario.
Dietro lo scontro, tuttavia, si intravedono cause strutturali. L’ateneo senese, come molte università di medie dimensioni, deve fare i conti con una riduzione significativa dei finanziamenti pubblici, circa nove milioni di euro in meno, e con un sistema di allocazione delle risorse sempre più competitivo. In questo contesto, il taglio dei servizi appare come una risposta difensiva, ma rischia di innescare un circolo vizioso poiché meno servizi significano minore attrattività, e quindi meno iscrizioni e ulteriori difficoltà economiche.
La vicenda di Siena solleva quindi una domanda più ampia sul futuro dell’università pubblica. Ridurre servizi essenziali rischia di compromettere la funzione stessa dell’università come luogo di formazione, ricerca e crescita sociale? La risposta è tutta nelle scelte del governo guidato da Giorgia Meloni che stanno spostando il sistema verso una maggiore apertura al privato. Tra incentivi indiretti, sostegni a forme di finanziamento alternative e una pressione competitiva crescente tra atenei, si vuole ottenere un progressivo indebolimento dell’università pubblica che è sempre più chiamata a fare di più con meno risorse, rendendo più facile attrattività e conseguente spazio alle università private e, soprattutto, a quelle online. L’obiettivo chiaro è quello di ridefinire il ruolo stesso dell’istruzione superiore in Italia.
A Siena, intanto, il confronto resta aperto ma bloccato. Da una parte una comunità accademica che chiede ascolto e partecipazione, dall’altra un’istituzione chiamata a gestire risorse sempre più scarse.