L’amarezza dietro le quinte
Top

L’amarezza dietro le quinte

Mentre l'autore de "I pugni in tasca" prosegue nel cinema civile, il Maestro bolognese torna in sala con una storia di amicizie interrotte e crudeltà mediatiche.

L’amarezza dietro le quinte
Preroll

RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

5 Maggio 2026 - 13.00


ATF

di Vincenzo Coli

Sarà la diversa sensibilità, come si dice, o forse l’età che invita a considerazioni dal sapore autunnale, ma se Marco Bellocchio (classe 1939), sessantun anni dopo l’esordio presessantottino de I pugni in tasca continua a fare cinema civile (Portobello, il caso Tortora), il quasi coetaneo Pupi Avati (1938, infatti è lui il decano dei registi italiani), coltiva ancora la naturale attitudine alla narrazione intimista.

In Nel tepore del ballo, in questi giorni al Pendola, Massimo Ghini/Gianni Riccio è un maturo conduttore televisivo un tempo famoso poi rovinato da guai giudiziari, storia di una carriera che non si rassegna ai titoli di coda. E se, a parte i dati anagrafici, vi sembra di scorgere un’altra analogia con l’ultimo lavoro del gemello Bellocchio, ci avete preso.

Certo, ideologia e stile sono diversi. Ma Avati sfrutta un eccellente pretesto – le fragilità e la voglia di riscatto dell’ex presentatore – per mettere in scena un’amara e intensa riflessione sul cinismo e il sensazionalismo senza scrupoli annidati nella società dello spettacolo. Si diverte anche a smontare i meccanismi del talent show, al quale Gianni è invitato come ospite. Dai tempi del viscontiano Bellissima ne è passata di acqua lungo i canali tivù, ma il pubblico si lascia sempre illudere dal mito del successo, e allora perché non regalargli nuove declinazioni, naturalmente avendo cura di occultare il costo delle sofferenze? Ci sono i temi tipici avatiani dell’amicizia interrotta, delle relazioni che tornano dal passato, della inaspettata crudezza di certi rapporti interpersonali.

Il regista ottiene il meglio dagli attori (riuscì a far recitare perfino Katia Ricciarelli) e funziona la solita mission di dare una bella chance a interpreti ultimamente un po’ trascurate, stavolta le bravissime Lina Sastri e Giuliana De Sio. Figuriamoci, con Una gita scolastica il Maestro bolognese rese protagonista per la prima volta Carlo Delle Piane già strepitoso Cicalone in Un americano a Roma e poi condannato a cento film da caratterista, e in Regalo di Natale salvò dall’oblio Diego Abatantuono voluto da nessuno dopo il flop terribile di Attila flagello di Dio.

Però, c’è sempre un però. Non ha resistito, dato il contesto, a ingaggiare celebrità nella-parte-di-se-stessi. Passi Jerry Calà. Ma Bruno Vespa ce lo poteva risparmiare.  

Facebook Comments Box

Autore

Native

Articoli correlati