Più infortuni, più malattie professionali e un’incidenza sugli occupati superiore sia alla media toscana sia a quella nazionale. È il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio Inail relativi ai primi nove mesi del 2026: in provincia di Siena le denunce di infortunio sono state 2.906, contro le 2.865 dello stesso periodo del 2025. Un aumento contenuto in termini assoluti, ma che per la Cgil senese conferma la persistenza di un problema strutturale.
«A colpire, in particolare, è l’incidenza degli infortuni in rapporto al numero degli occupati, che risulta superiore sia alla media regionale che a quella nazionale», osserva Simone Arcuri, segretario confederale della Cgil di Siena. «Sono numeri che confermano quanto sia urgente intervenire per contrastare un fenomeno che continua a mettere a rischio la salute e la vita di troppe persone».
Per il sindacato, tuttavia, non bastano interventi circoscritti. Occorre un cambiamento culturale che investa il modello stesso di fare impresa. «Non possiamo continuare ad accettare un sistema fondato, in larga parte, sulla precarietà e su logiche di profitto che troppo spesso finiscono per prevalere sulla tutela dei diritti, della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori». Da qui la richiesta di un intervento concreto della politica, attraverso nuove leggi e regole capaci di rafforzare le tutele e riportare le persone al centro delle dinamiche del lavoro.
Il nodo degli appalti. Tra le criticità maggiori la Cgil indica la catena degli appalti e dei subappalti, dove, secondo Arcuri, le tutele tendono a indebolirsi man mano che si procede lungo la filiera. A farne le spese sono soprattutto i lavoratori delle imprese che operano nelle posizioni più marginali, spesso esposti a condizioni di maggiore precarietà e minore protezione.
Su questo fronte il sindacato ha raccolto migliaia di firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, che prevede, tra le altre misure, di limitare il ricorso a questo strumento nei settori caratterizzati da maggiori rischi di infortuni e irregolarità. Le firme saranno depositate in Parlamento nei prossimi giorni. «Ci aspettiamo che alla volontà delle tante persone che hanno scelto di sottoscrivere questa proposta seguano risposte concrete e un impegno reale da parte delle istituzioni», afferma Arcuri.
Accanto a una revisione delle regole sugli appalti, la Cgil chiede di investire nella formazione, ancora troppo spesso insufficiente, e di potenziare gli organi di vigilanza, controllo e prevenzione, mettendo a disposizione risorse e strumenti adeguati.
Il balzo delle malattie professionali. Preoccupa anche l’andamento delle patologie legate all’attività lavorativa. Nei primi nove mesi del 2026 le malattie professionali riconosciute in provincia di Siena sono state 696, contro le 485 dello stesso periodo del 2025. A questi numeri, sottolinea la Cgil, bisogna però aggiungere tutte le situazioni che non emergono o non vengono denunciate.
Il sindacato sta lavorando per far affiorare questo sommerso anche attraverso una campagna di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro. In questo percorso è impegnato il patronato Inca Cgil, che ha messo a disposizione un numero WhatsApp per offrire supporto a chi sospetta di aver sviluppato una patologia legata alla propria attività lavorativa, attraverso consulenze con medici legali. «Troppo spesso lavoratrici e lavoratori rinunciano a far valere i propri diritti per paura di subire ripercussioni e ritorsioni sul posto di lavoro», osserva Arcuri. «Anche questo è un problema che dobbiamo affrontare, garantendo protezione e sostegno a chi denuncia».
Verso lo sciopero. La questione della sicurezza sarà anche tra i temi della mobilitazione del 20 novembre, quando la Cgil ha proclamato lo sciopero generale. «Scenderemo in piazza per chiedere un futuro diverso per le nuove generazioni, contrastando la precarietà e rivendicando il diritto alla sicurezza, a una sanità pubblica accessibile, a salari dignitosi e a contratti capaci di recuperare il potere d’acquisto», conclude Arcuri. La mobilitazione sarà anche l’occasione per dire no al riarmo e rivendicare un modello di sviluppo fondato sulla giustizia sociale, sulla dignità e sulla tutela delle persone. «La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non sono costi da tagliare, ma investimenti indispensabili. La vera cartina di tornasole per valutare la qualità e la sostenibilità di un’impresa deve essere proprio la salute di chi ci lavora».
