Dal Monte dei Paschi al turismo: quando a Siena resta solo il nome

Prima una banca, poi una città: Siena rischia di perdere due volte il controllo di ciò che porta il suo nome. Per riprenderlo deve ripartire da chi l’abita

Dal Monte dei Paschi al turismo: quando a Siena resta solo il nome
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31 Ottobre 2026 - 12.05


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di Simone Marrucci

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Finita la centralità del Monte dei Paschi, Siena rischia di cedere alla più comoda delle scorciatoie: vivere di cartolina. Si potrebbe passare da dipendenza, perdendo il controllo due volte: prima di una banca, poi di una città. Il Monte porta (per ora) il nome di Siena, ma Siena non ne decide più il destino, e il turismo sta imboccando la stessa strada: tour operator, piattaforme di prenotazione e fondi internazionali condizionano o controllano i flussi, gli immobili e, almeno in parte, servizi, monumenti e mezzi di comunicazione e il reddito, per una quota, esce da territorio. Per determinare le sorti di una città basta gestirne le prenotazioni, rendere inevitabili ingenti investimenti in eventi e servizi per i turisti.

Così, mentre i turisti aumentano, diminuiscono i senesi: si svuotano i rioni, chiudono i negozi, case e ristoranti costano di più, le attività quotidiane lasciano il passo a chi resta poche ore. Si chiama ospitalità, ma è una trasformazione sociale ed economica. Siena dovrebbe avere altre priorità: casa, lavoro e servizi per i residenti. Soprattutto, dovrebbe dettare le condizioni dell’accoglienza, rinunciando alla promozione e ai meccanismi indotti: una città meno dipendente dai visitatori è più vivibile e, quindi, più desiderabile. Qualità della vita e reddito possono sostenersi a vicenda. A questo guardano nel resto d’Europa.

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Amsterdam Marketing ha smesso di fare campagne per attirare turisti dal 2014. NBTC (l’ente del turismo olandese) ha indicato con Perspectief 2030, presentato nel 2018, il passaggio dalla promozione alla gestione del turismo, con l’obiettivo che entro il 2030 ogni cittadino dei Paesi Bassi ne tragga beneficio. La Hawaiʻi Tourism Authority, che aveva inserito la soddisfazione dei residenti tra gli indicatori di successo, nel Piano strategico 2026–2030 mira a un equilibrio tra giudizio dei residenti, soddisfazione dei visitatori e spesa turistica. Nel 2017, l’ente del turismo Wonderful Copenhagen ha lanciato il programma The End of Tourism as We Know It: Towards a New Beginning of Localhood (La fine del turismo per come lo conosciamo: verso un nuovo inizio di dimensione locale), proponendo di considerare gli ospiti «abitanti temporanei», partecipi della vita locale. Incredibilmente, a Siena quest’idea esisteva già dai primi anni Duemila, sotto il nome di Cittadini delle Terre di Siena. Era un progetto portato avanti dalle Apt di Siena e di Chianciano Terme Val di Chiana, guidate rispettivamente da Fiorenza Guerranti e da me, insieme all’Università di Siena, con il compianto professor Lionello Punzo. L’ospite diventava cittadino temporaneo, per condividere la città con chi l’abitava. Poi le Apt furono soppresse e il progetto con esse.

Per condividere una città si comincia dalla possibilità di abitarla, ed è per questo che contano le misure sugli affitti brevi. Barcellona ha annunciato che non rinnoverà, alla scadenza del novembre 2028, oltre diecimila licenze per appartamenti turistici; Firenze ha esteso il blocco di nuove locazioni turistiche brevi dal centro storico ad altre zone della città; a New York City gli affitti brevi sono vietati in assenza di chi ospita. Il resto è cronaca: mentre in Spagna esplodevano oceaniche manifestazioni e minacce di sciopero degli affitti, dopo la bocciatura dei decreti anti-speculazione proposti dal governo socialista, a Berlino Die Linke diventava primo partito. La sua candidata sindaco, Elif Eralp, ha effettivamente un piano di sinistra: scardinare il monopolio delle grandi multinazionali dell’immobile restituendo le case alla gestione collettiva e pubblica, per sottrarle alla speculazione finanziaria. Questo piano, supportato dal congelamento immediato dei canoni d’affitto, si salda a una rivoluzione della mobilità urbana basata sul trasporto su ferro, promuovendo un modello di welfare in cui il diritto alla casa e la libertà di movimento diventano beni comuni accessibili a tutti.

Intanto, mentre il mondo si muove, in Italia le Dmo (Destination Management Organization), misurando il successo sugli arrivi, continuano a trasformare le città in «destinazioni». Che cosa potremo mai aspettarci, dall’annunciata fondazione «Destinazione Siena e Territorio Senese»? Servirebbe il coraggio di andare controcorrente, come fece il Comune di Siena limitando le auto nel centro storico, a partire dal 1962, vent’anni prima degli altri. Tra le scelte possibili: fermare gli affitti brevi, recuperare i grandi immobili, investire nei negozi di vicinato e nella cultura, azzerare promozione ed eventi per turisti. L’imposta di soggiorno dovrebbe tornare ai residenti, sotto forma di servizi. Si pensi al trasporto pubblico gratuito. Utopia? Alcuni paesi e città lo offrono a tutti, come Lussemburgo, Dunkerque e Belgrado; altri ai residenti, come Malta, Tallinn, Montpellier, Cascais e Livigno. Tariffe simboliche o gratuità si applicano, per fasce di utenti, a Bari, Roma. Firenze. In Austria l’abbonamento annuale dei treni costa da circa 400 euro per una regione fino a 1.400 per tutto il paese; in Germania si viaggia in tutti i treni regionali e locali per poco più di 60 euro al mese.

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Università, ricerca, accademie, contrade e associazioni sono, a Siena, una base straordinaria, da trasformare in un progetto di sviluppo che dia all’accoglienza la giusta misura e una funzione. Nel 1472 il Monte nacque come Monte di Pietà per rispondere ai bisogni della popolazione: fu un’invenzione, prima di diventare storia. Il controllo della banca è sfuggito, ma quello della città si può riprendere. Resta questa possibilità: lasciare ai senesi qualcosa da costruire, oltre a un patrimonio da mostrare.

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