Mps, l’assemblea boccia la fusione con Mediobanca. Siena in allarme per il futuro della banca

Ora restano decisive le votazioni sulle Ops su Banco Bpm e Banca Generali e sulla riduzione del capitale legata al maxi-dividendo da 4 miliardi. Fuori dalla sede, sindacati e lavoratori chiedono garanzie per occupazione e territorio, mentre a Siena cresce la preoccupazione per il futuro della banca.

Mps, l’assemblea boccia la fusione con Mediobanca. Siena in allarme per il futuro della banca
La segretaria Cgil Alice DìErcole parla in assemblea Mps
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Marcello Cecconi Modifica articolo

29 Ottobre 2026 - 14.35


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Ora restano decisive le votazioni sulle Ops su Banco Bpm e Banca Generali e sulla riduzione del capitale legata al maxi-dividendo da 4 miliardi, delibere che potrebbero far decadere l’offerta di Intesa Sanpaolo. Fuori dalla sede, sindacati e lavoratori chiedono garanzie per occupazione e territorio, mentre a Siena cresce la preoccupazione per il futuro della banca.

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Dieci punti all’ordine del giorno, cinque di parte ordinaria e cinque di parte straordinaria. L’assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi di Siena, chiamata a decidere sul futuro del gruppo, si è aperta in un clima di forte attenzione per le ricadute delle operazioni societarie sul territorio. E fuori dalla sede di viale Mazzini, a Siena, un centinaio di persone ha partecipato al presidio promosso da Cgil, Cisl e Uil, con la richiesta di tutelare occupazione, funzioni direzionali e radicamento della banca.

Il primo passaggio significativo è arrivato nella parte ordinaria: i soci hanno bocciato l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie destinata ai programmi di assegnazione di titoli al personale. Oltre il 50% del capitale presente ha votato contro. Il presidente Cesare Bisoni ha ricordato che l’operazione non aveva ancora ottenuto il via libera della Banca centrale europea.

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La partita più delicata si gioca però sulla parte straordinaria, che comprende le offerte pubbliche di scambio (Ops) su Banco Bpm e Banca Generali, i relativi aumenti di capitale, la riduzione del capitale funzionale alla distribuzione di un maxi-dividendo da circa 4 miliardi e il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, con le scissioni collegate.

La fusione con Mediobanca è stata bocciata. La proposta ha raccolto il voto contrario del 63,65% del capitale presente, mentre i favorevoli sono stati il 32,91% e gli astenuti il 3,42%. Per l’approvazione era necessaria una maggioranza dei due terzi. Di conseguenza, non sarà esaminato il punto successivo relativo alle scissioni collegate alla fusione. La discussione degli altri punti è stata rinviata in attesa di capire se l’assemblea intenda procedere alla riduzione del capitale sociale.

Prima del voto, l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva difeso il progetto, definendolo il completamento di un percorso sostenuto in precedenza dagli azionisti di Mps e da un’ampia adesione dei soci di Mediobanca. Ha inoltre rivendicato il miglioramento delle sinergie industriali attese, salite da 700 a 800 milioni di euro, e spiegato che l’obiettivo era allineare la struttura societaria al modello operativo già avviato. Lovaglio si è detto sorpreso dal cambio di posizione di Intesa Sanpaolo, che ha successivamente invitato i soci a respingere la fusione.

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La posta in gioco riguarda anche l’Opas di Intesa su Mps. La banca guidata da Carlo Messina ha chiarito che l’approvazione di una sola delle tre delibere individuate come incompatibili con la propria offerta ne determinerebbe la decadenza. La fusione con Mediobanca, invece, non avrebbe prodotto automaticamente questo effetto. Resta quindi decisivo l’esito delle votazioni sulle altre operazioni, compresa la riduzione del capitale legata al maxi-dividendo.

Fuori dall’assemblea, i sindacati hanno richiamato l’attenzione sulle conseguenze occupazionali di una possibile riorganizzazione. Alice D’Ercole, segretaria generale della Cgil di Siena, ha ricordato i 2.200 dipendenti diretti sul territorio e oltre mille lavoratori dell’indotto, paventando rischi per l’occupazione e per le opportunità future. Ha inoltre citato una stima della Camera di Commercio secondo cui il territorio potrebbe perdere fino a dieci punti di Pil. La richiesta è mantenere un modello di credito vicino all’economia reale, capace di garantire servizi anche nei piccoli centri.

La Cisl, con Riccardo Pucci, ha rivendicato il contributo dei lavoratori al risanamento della banca; la Uil, con Massimo Martini, ha insistito sul legame storico tra Mps, Siena, i correntisti e le comunità locali.

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Sul fronte istituzionale, ha fatto discutere l’assenza del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, rappresentata in assemblea dal provveditore Marco Forte. L’assenza si inserisce nelle divergenze emerse sulla strategia da seguire per il futuro del Monte.

Il voto sulla fusione segna così un passaggio rilevante, ma non chiude la partita. Restano da chiarire gli esiti delle altre delibere e le prospettive dell’offerta di Intesa, mentre Siena chiede garanzie affinché il riassetto finanziario non si traduca in un ridimensionamento del ruolo della banca sul territorio.

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